mar09022014

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Romeni e bulgari: restrizioni anche nel 2009

In arrivo la proroga del regime transitorio. Sorin Cehan (Gazeta Romaneasca): “È propaganda”

Roma  - 9 gennaio 2009 - Nemmeno quest’anno i lavoratori bulgari e romeni saranno finalmente equiparati agli altri cittadini comunitari. Il governo italiano ha deciso di mantenere per il 2009 le restrizioni per l’accesso al mercato del lavoro degli ultimi arrivati nell’Unione europea.

La circolare che proroga il regime transitorio, concertata col ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, è alla firma del titolare del Viminale Roberto Maroni e terrà in piedi almeno fino al prossimo 31 dicembre il sistema del doppio binario oggi in vigore.

Le assunzioni sono liberalizzate solo per il lavoro in agricoltura, turistico alberghiero, domestico e di assistenza alla persona, edile, metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato, stagionale. In questi casi si possono stipulare i contratti di lavoro direttamente, senza chiedere alcuna autorizzazione, così come se si assumessero lavoratori italiani o comunitari.

In tutti gli altri settori, chi vuole assumere un lavoratore romeno o bulgaro deve chiedere un nulla osta allo Sportello Unico per l’immigrazione, compilando e inviando per raccomandata a/r il modulo sub-neocomunitari. Non sono previsti dei tetti numerici e il sistema vale solo per la prima assunzione: chi è già assunto regolarmente in Italia può cambiare posto senza particolari autorizzazioni.

“Come altri paesi Ue, l’Italia mantiene le restrizioni col pretesto di voler salvaguardare il mercato del lavoro in un momento di crisi. In realtà i settori più importanti sono già liberalizzati, e, negli altri, chi vuole lavorare trova comunque delle scorciatoie, aprendo ad esempio la partita iva o lavorando in nero” commenta Sorin Cehan, direttore del settimanale Gazeta Romaneasca.

Allora a che serve mantenere il regime transitorio? "È propaganda, destinata a tranquillizzare l’opinione pubblica che teme sempre un’invasione. Certo - conclude Cehan - non è un messaggio amichevole nei rapporti tra Italia e Romania, del resto né il governo di Bucarest, né chi dovrebbe rappresentare i romeni in Italia  ha alzato la voce su questo tema…"

Elvio Pasca