Roma - 7 novembre 2008 - L’immigrazione si può raccontare in tanti modi. Anche attraverso l’arte e il talento, i sentimenti e i pensieri più profondi. La vita dell’immigrato non è solo flussi, ricongiungimenti e permessi di soggiorno. È anche – come quella di tutti – passione, hobby, sogni e speranze, che non rischiano il decreto di espulsione e che ogni persona segue come meglio può. Non pochi si rifugiano nella scrittura. Racchiudono in versi e racconti un intimo sentire che – nelle righe o tra le righe – racconta un percorso spesso carico di emozioni impronunciabili.
La prosa e la poesia non hanno passaporto e non ha un identikit lo scrittore migrante. Nella schiera dei letterati per diletto o vocazione ci sono operai, badanti, medici, professori. Per loro scrivere è una necessità – quasi sempre innata – risvegliata da storie e percorsi diversi. Che riesce a esprimersi anche in italiano: la lingua trovata, vissuta come ostacolo, ma imparata e poi sentita. Forme e temi, ritmi e suoni, sono i più disparati, ma in comune le ‘penne migranti’ hanno una duplice identità, l’appartenenza a più di un luogo e a nessuno. Sono testimoni e protagonisti di transizioni, abbandoni e rinascite.
Facendo questa riflessione, Stranieri in Italia ha deciso di dare voce e spazio a tutti coloro che trovano rifugio nelle parole. Per questo lanciamo una nuova rubrica, chiamata “Scrittori”. E invitiamo tutti coloro che si ritengono tali a qualsiasi titolo – per professione, per passione o per hobby - a inviare le proprie opere scritte in italiano a:
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. Nella nuova sezione pubblicheremo le più interessanti.
Antonia Ilinova














Commenti
In Pakistan frequentavo la 3^ elem. a Bressanone (BZ) fui iscritto in 1^ non avevo compagni stranieri al epoca tranne quanche ragazzo rom e due fratelli miei , eravamo presi d' assalto dai passanti che ci dicevano che bei occhi ,che bell colore ,ma tanti ci odiavano,ci prendevano in goro per il nostro profumo della pelle ,le nostra incomprensione della lingua italiana .Mio padre un semplice lavapiatti ne macchina ne motorino una misera bicicletta , sempre rotta noi costretti andare a scuola a piedi quando in pakistan c'era un pulman che passava davanti a a casa,che cambiamento....
pin piano imparai l'italiano ,qualche amico,quelcuno che giocava insieme,qualche nuovo vestito ,scarpe,giochi....avevo 13 anni
a mio padre promisero un nuovo lavoro a Brescia ,si licenzio e venne a brescia che nn conosceva nessuno , eravamo disperati niente soldi ;una persona per bene un macellaio di nome Ugo aiuto lui a rimettersi in sesta e cosi gorno dopo giorno cambiarono le cose ,una piccola fiat Tipo ,nuovo lavoro ,altri soldi,mio fratello grande che lavora e cosi due stipendi;una disgrazia mie 2 zii travolti da un incidente alla guida un 28 enne italiano ubriaco,cocato, fuori dal mondo li volevo tanto bene mio padre travolto dal dolore distrutto non si era piu ripreso in ospedale. noi di nuovo a zero o quasi perche ormai avevo 14 anni e decisi di affrontare questo mondo crudele .qui inizia la mia cariera : inizio a fare piccoli lavoretti da un vicino di casa a estrarre rame dai motori e tagliare legna.... mio amico aveva una azienda di calze andai a lavorare da loro come apprendista ,erano contenti di me avevo imparato il lavoro ma era pocho quello che percepivo allora 600 mila lire non mi bastavano a lla mia famiglia.loro mi hanno capito e mi accompagarono a un'altra azienda che era loro amica che a sua volta era nell settore alimentare inizia a lavorare da loro era trattato bene iniziavo a capire il mestiere a manovrare la carne a fare proscutti era diventato bravissimo passai di grado un piccolo capo reparto a 17 anni ero contento ansi di piu guadaganvo bene 1.500
E' un fenomeno quello del dopo guerra che ha coinvolto chi più che meno quasi tutti i paesi europei, considera solo gli irlandesi che come numero erano quanto gli italiani negli Stati Uniti...
Poi dipingere TUTTI gli italiani che sono emigrati negli Stati Uniti come mafiosi è dir poco razzista.... non credi ?
TU pensi che erano solo siciliani o napoletani quelli che sono emigrati ?
Vi era gente del trentino e del veneto...
Resta il fatto che è un periodo storico diverso inserito in un contesto particolare, qui si parla di un flusso continuo ed incontrollato , questo è il probelma....
Sai come erano visti gli Italiani in quei tempi?!!!
.. cosa devo capire di sistema cosi..?,,pteconteto?
......... sapiamo benre..... mi fa piagere sapoere che ne ho questo
sangue...... mi spiace....
Il fatto è che questi piangono solo ed esclusivamente e si lamentano in continuazione.
Dopo 2 giorni che sono qui pretendono tutto...tutto gli è dovuto....
In merito agli italiani emigrati all' estero posso solo ricordarti che quello è stato un fenomeno verificatosi in un preciso contesto storico del dopo guerra, fenomeno che ha coinvolto l' europa intera dal momento che non erano solo gli italiani ad emigrare ma i tedeschi, gli olandesi, gli irlandesi ed i francesi, nel nord e nel sud america.
Resta il fatto che si sono integrati ed hanno portato un minimo di rispetto per quelle che erano le leggi di qui paesi, portando i loro costumi ma senza chiedere di imporre nulla....
Poi a dire il vero i nostri immigrati all' estero se non si adattavano e se rompevano i coglioni come questi li rispedivano istant nei loro paesi di origine....
Questo è un pianto continuo... forse si sono dimenticati dei sacrifici che hanno fatto gli italiani nel dopo guerra quando si sono dovuti ricostruire una vita, un lavoro ed una casa perchè erano partiti dal nulla....
Chiedi ai tuoi nonni....
La riflessione che manca nel tuo ragionamento é quella che tiene conto del fatto che l'esperienza d'immigrazione in altri paesi non impone l'accettazione morale delle condizioni del luogo in cui si vive. Il fatto che io viva in un paese non mi obbliga ad accogliere in toto i suoi aspetti. E soprattutto, chi esprime critiche su di un paese non fa al contempo una comparazione necessaria con il paese di origine! Semplicemente registra una situazione di disagio che come tale va espressa, a prescindere dall'esistenza di altre parti in cui ci si sta peggio! In altre parole: Perché dovrei tacere guardando a dove si sta peggio, invece di aspirare a qualcosa di meglio evidenziando i lati critici e quindi migliorabili di una nuova comunità?
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