Attualità - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

Bruxelles, 11 dicembre 2017 - La Commissione europea ha deferito alla giustizia europea Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia per il loro rifiuto di accettare quote di rifugiati nell’ambito del programma di ricollocamento dei migranti. “La Commissione europea ha deciso di deferire la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Polonia alla Corte di giustizia dell’Ue per il mancato rispetto dei loro obblighi giuridici in materia di ricollocamento”, ha dichiarato la Commissione in una nota.

Città del Vaticano, 11 dicembre 2017 - “I migranti hanno bisogno certamente di buone leggi, di programmi di sviluppo, di organizzazione, ma hanno sempre bisogno anche e prima di tutto di amore, di amicizia, di vicinanza umana; hanno bisogno di essere ascoltati, guardati negli occhi, accompagnati; hanno bisogno di Dio, incontrato nell’amore gratuito di una donna che, col cuore consacrato, ti è sorella e madre”.

Lo ha detto Papa Francesco tornando a trattare il tema dell’accoglienza dei migranti nel corso di una udienza in Vaticano le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù in occasione del primo Centenario della morte di Santa Francesca Cabrini, la santa che si occupò delle povertà nelle nostre società occidentali.

Francesco ha richiamato proprio all’esempio della santa per ricordare che anche oggi “nuovi volti di uomini, donne e bambini, segnati da tante forme di povertà e di violenza, stanno di nuovo davanti ai nostri occhi e attendono di trovare sulla loro strada mani tese e cuori accoglienti come quelli di Madre Cabrini” il cui “carisma è di un’attualità straordinaria”.

Milano, 7 dicembre 2017 Il fenomeno delle migrazione può e deve essere visto non solo come una sfida in termini di integrazione, ma anche come una vera e propria risorsa. Il cibo, in questo senso, può ricoprire un ruolo fondamentale. E’ questo uno dei messaggi emersi dalla presentazione dello studio “Food and Migration. Understanding the geopolitical nexus in the Euro-Mediterranean” avvenuta durante l’ottavo Forum della Fondazione Barilla su Alimentazione e Nutrizione, realizzato da MacroGeo insieme a Fondazione Barilla for Food & Nutrition.

Confrontando i numeri degli abitanti con i bacini di approvvigionamento di prodotti alimentari, si può notare che la distribuzione alimentare dei nove principali mercati dell’Europa occidentale (Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi, Austria e Portogallo) nel 2016 è arrivata a 427 miliardi di euro (+4,3 miliardi di euro per i prodotti di consumo e +0,9% rispetto al 2015). In Paesi come Germania (121miliardi di euro), Francia (100), Italia (57) e Spagna (43) il volume totale del mercato ammonta a circa 321 miliardi di euro e la quota “etnica” per gli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi di euro. Quota che in futuro potrebbe crescere, come mostra il caso degli Stati Uniti. Qui la “famiglia dei prodotti etnici”, rispetto al mercato alimentare, raggiunge un volume d’affari di 10,5 miliardi di euro. Insomma, integrazione e condivisione stanno dando vita, anche nel mercato transfrontaliero, alla costante ricerca di nuovi sapori da parte dei cuochi, dei produttori alimentari e dei consumatori locali, che si traduce in un beneficio economico concreto. Un esempio? La crescita del mercato delle spezie e delle erbe aromatiche, che si stima possa arrivare fino a 8,74 miliardi di euro nel 2020 con un tasso di crescita del +5% su base annua.

Milano, 5 dicembre 2017 - Sono quasi sei milioni (5 milioni e 958mila) le presenze di cittadini stranieri, regolari e non, al 1 gennaio 2017. La stima è della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), che riporta un aumento di 87mila unità (+1,5%) rispetto all’anno precedente, dovuto soprattutto alla componente irregolare (+56mila), che registra una lieve ripresa: al 1 gennaio 2017 ISMU stima che non sono in possesso di un valido titolo di soggiorno 491mila stranieri (contro i 435mila alla stessa data dell’anno precedente).

L’incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente è quindi dell’8,2%. Per quanto riguarda le provenienze, anche per il 2016, si conferma il primato dei romeni, che, con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale, cui seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%).

Ismu sottolinea una crescita delle acquisizioni di cittadinanza: nel corso del 2016 si contano ben 202mila nuovi italiani (in 4 casi su 10 si tratta di minori). Per quanto riguarda gli arrivi, i dati quantitativi sulla presenza straniera in Italia non sembrano mettere in luce dinamiche e prospettive preoccupanti. Infatti anche se gli sbarchi sulle coste italiane sono passati da 63mila del 2011 a 181mila del 2016 (mentre nel 2017, al 4 dicembre, se ne contano oltre 117mila), non siamo di fronte a un’invasione.

Ma quali sono le previsioni sul futuro? In base alle stime di Fondazione ISMU, estrapolando le tendenze in atto nel periodo 2014-2016 (tenuto conto delle crescenti acquisizioni di cittadinanza), nel prossimo ventennio potremmo assistere a un sempre più ridotto incremento della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani, sino a raggiungere un massimo di 5 milioni e 374 mila unità alla fine del 2033 e a dar vita, da allora in poi, a una fase di sostanziale stabilità (i residenti si assesterebbero quindi sui 5,3 milioni).

Roma, 4 dicembre 2017 - Qualcuno li chiama ancora “seconde generazioni” ma in realtà non sono altro che i figli degli immigrati. Una parte del governo uscente ancora promette di portare ad approvazione la legge sullo Ius Soli, ma i tempi non saranno brevi. Intanto le conseguenze dell’attuale regime di Ius Sanguinis non mancano di farsi sentire a danno di ragazze e ragazzi nati o cresciuti in Italia.
Non possono usufruire dell’Erasmus nei paesi dove è richiesto il visto, non possono andare a giocare nei tornei all’estero se i loro permessi di soggiorno non sono in regola.
Il vero dramma inizia quando cominciano ad avere tra i dodici e i diciotto anni. Proprio a questa età i giocatori di vari sport vengono selezionati per diventare professionisti. La legge italiana dello sport prevede che non più di due stranieri possano partecipare alle gare regionali, nazionali e mondiali. Ci sono migliaia di ragazze e ragazzi non comunitari che si allenano nelle palestre e nei campi di tutta Italia, ma questa restrizione discrimina questo "giovane esercito italiano" di forza sportiva.
Chi sono?
Sono ragazzi nati nelle famiglie degli immigrati che avevano deciso di restare in Italia, vengono da più di 180 paesi del mondo e sono un mosaico di colori, religioni e culture. Hanno fatto le scuole in Italia e considerano l’Italia come prima patria, andando a visitare ogni tanto il paese di genitori da "turisti".
Mentre crescono non si accorgono di essere stranieri perché, la scuola italiana non fa distinzioni. Quando compiono i dodici anni, inizia la tragedia. I club di karate, calcio, basket e di tanti altri sport che rispettano la vecchia regola sportiva comunicano questa notizia ai piccoli atleti: “Voi non siete italiani e purtroppo non potete più continuare lo sport che vi piace”. Ho visto con i miei occhi questi bambini e i loro genitori d’origine non comunitaria soffrire moltissimo per questa regola ingiusta che si potrebbe cambiare senza aspettare la legge dello Ius Soli. Ci sono un milione di piccoli italiani cresciuti nelle case degli immigrati, non stiamo parlando di briciole.
Molte di queste ragazze e ragazzi quando ricevono la sconvolgente notizia che non sono considerati come cittadini entrano in una profonda crisi d’identità. Molti lasciano subito gli sport, alcuni continuano con la speranza che cambi qualcosa, alcuni fanno solo gli allenamenti.
La realtà è che l’Italia sta perdendo migliaia di talenti in nome dell’orgoglio di essere un paese di antica tradizione sportiva ma ignorando che questi talenti extracomunitari potrebbero giocare un ruolo importante.
Vivo in Italia da più di ventotto anni e ho visto nascere e crescere questi nostri figli negli ultimi venti anni. Ho visto la loro sofferenza per essere discriminati per il colore della loro pelle, per la loro religione o per il modo di vivere. Hassan figlio di Abbas pakistano ha lasciato il calcio, Lorenzo figlio di Guo cinese ha lasciato il karate. E non parliamo di Stephen, figlio di Godwin nigeriano: quando gli hanno detto che non poteva giocare al basket perché straniero, aveva cominciato a piangere e non aveva più messo piede sul campo dove era cresciuto da piccolo, per settimane aveva pianto e poi aveva anche cominciato ad andare male a scuola...

Ahmad Ejaz

Roma, 4 dicembre 2017 - “Già raccolte 100.000 firme per fermare lo Ius Soli, Renzi non faccia sciocchezze”. Lo ha annunciato il segretario della Lega Matteo Salvini sull’iniziativa della Lega e Noi con Salvini in tutta Italia. “Mentre altri chiacchierano - ha sottolineato – noi saremo in più di 1.000 piazze in tutta Italia per bloccare lo ius soli e lanciare le nostre proposte su lavoro e tasse”.

Roma, 4 dicembre 2017 - Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati uniti dal Patto mondiale dell’Onu che mira a migliorare la gestione internazionale dei migranti e dei rifugiati, giudicato “incompatibile” con le sue politiche migratorie. Lo ha annunciato ieri la missione americana presso le Nazioni unite. “Oggi la missione americana all’Onu ha informato il suo segretario generale che gli Stati uniti mettono fine alla loro partecipazione al Patto mondiale sulle migrazioni”, si legge in un comunicato. A settembre del 2016, i 193 membri dell’Assemblea generale avevano adottato all’unanimità un testo definito “Dichiarazione di New York” che puntava a migliorare la gestione internazionale – accoglienza, sostegno ai rimpatri – dei movimenti di rifugiati e migranti. Sulla base di questa Dichiarazione, l’alto Commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, aveva ricevuto l’incarico di proporre un Patto mondiale sui Migranti e Rifugiati nel suo rapporto annuale all’Assemblea Generale nel 2018. Il Patto deve essere basato su due punti fondamentali: definizione di un quadro di risposte da fornire e un programma d’azione.

“La Dichiarazione di New York include diverse disposizioni che sono incoerenti con le politiche di immigrazione e rifugiati degli Stati Uniti e i principi di immigrazione dell’amministrazione Trump”, si legge nel comunicato della missione statunitense all’Onu guidata dall’ambasciatore Nikki Haley. “Di conseguenza, il presidente Trump ha deciso di interrompere la partecipazione degli Stati Uniti alla preparazione del Patto che mira a raggiungere un consenso all’ONU nel 2018”, si aggiunge nella dichiarazione. “L’America è orgogliosa del suo retaggio in materia di immigrazione e della sua leadership nel sostenere le popolazioni di migranti e rifugiati in tutto il mondo”, ha riferito l’ambasciatore Haley. “Nessun paese ha fatto più degli Stati Uniti e la nostra generosità continuerà, ma le nostre decisioni sulle politiche di immigrazione devono sempre essere prese dagli americani e solo dagli americani. Decideremo il modo migliore per controllare i nostri confini e a chi sarà permesso di entrare nel nostro paese”, ha concluso.

Roma, 1 dicembre 2017 - In 755 Comuni italiani, pari al 9,5% del totale, la popolazione nell’ultimo quinquennio è cresciuta unicamente grazie agli immigrati. Si tratta di comuni in cui risiedono 11.166.628 abitanti, ovvero il 18,4% della popolazione. Lo rileva il 51esimo Rapporto Censis. L’incremento del 32% degli abitanti stranieri in queste località ha compensato la riduzione degli italiani (-0,9%), permettendo a questi centri di godere di un movimento anagrafico positivo dell’1,4%.

Il contributo demografico positivo derivante dalla stabilizzazione dei migranti è particolarmente evidente in quelle aree che sono maggiormente a rischio di spopolamento, ovvero i comuni periferici, che distano tra i 40 e i 70 minuti dai poli urbani maggiori, dove risiedono 3.596.687 abitanti (il 5,9% della popolazione italiana), e i comuni ultraperiferici, che distano oltre 70 minuti dalle aree urbane, dove vivono 915.758 individui, pari all’1,5% della popolazione. Si tratta di 1.848 piccoli centri urbani che, anche a causa della distanza dai poli di offerta di servizi essenziali nell’ambito dell’istruzione, della salute e della mobilità, subiscono un graduale processo di marginalizzazione, che induce a un inevitabile declino demografico.

Nei 1.500 comuni periferici la popolazione nell’ultimo quinquennio si è ridotta dell’1,7%, perdendo 60.710 residenti, nonostante la presenza di 33.854 stranieri in più (+23%). Senza di loro – sottolinea il Censis – la decrescita avrebbe assunto proporzioni ben più imponenti. L’effetto straniero ha invece contribuito a mantenere in vita i 348 comuni più isolati, ultraperiferici, in cui negli ultimi cinque anni c’è stata una crescita del 43,8% della popolazione straniera (+13.088 residenti) che ha compensato la diminuzione di 9.779 italiani, portando a un saldo positivo di 3.309 unità (+0,4%).

Abidjan, 30 novembre 2017 - Nel flusso di migranti “tra luglio a novembre, nel 2017 rispetto al 2016, siamo passati da 102 a 33 mila arrivi, un crollo del numero degli arrivi impressionante”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni ad Abidjan. “E’ il risultato – ha aggiunto – di diverse operazioni: rafforzamento della guardia costiera libica, nuovi accordi con le Ong, sostegno e investimenti alle comunità locali”. “Le morti di migranti in mare – ha poi concluso – sono diminuite ma sono ancora uno schiaffo per l’Europa, l’Africa e la civiltà umana odierna”.

Parigi, 30 novembre 2017 - I cittadini di religione musulmana potrebbero rappresentare l’11% della popolazione europea nei prossimi decenni, entro il 2050, rispetto all’attuale 5%, se i livelli di immigrazione legale resteranno stabili e la loro presenza continuerebbe a crescere anche se i flussi si arrestassero totalmente. Lo riporta lo studio del think tank americano Pew Research Center, dal titolo “La crescita della popolazione musulmana in Europa” che si basa su tre scenari, zero ingressi, flussi medi e livelli alti di migrazione.

Lo studio mostra che anche se i flussi migratori verso l’Europa si fermassero totalmente e immediatamente la popolazione musulmana nei 28 stati membri Ue più la Norvegia e la Svizzera raggiungerebbe il 7,4%, dal 4,9% del 2016 per il flusso di migranti giunti da Paesi principalmente di religione islamica nel 2015-2016. L’aumento è legato alla fertilità più alta nella comunità musulmana che ha un’età media più giovane di 13 anni rispetto ai non musulmani. Lo scenario di mezzo è basato su flussi di ingresso a livello precrisi 2015-2016: in questo caso la popolazione musulmana raddoppierebbe rispetto agli attuali livelli, toccando l’11,2% nel 2050. Il terzo modello è basato sull’ipotesi che il numero di rifugiati, per la maggior parte di religione islamica, continuino a entrare in Europa a ritmi simili a quelli del 2015 e del 2016. Secondo questo scenario i musulmani in Europa raggiungerebbero quota 14% della popolazione nel 2050.

Roma, 29 novembre 2017 - Sempre più giovani italiani lasciano l'Italia, che invece diventa una casa stabile per sempre più stranieri. È il quadro che emerge dal report dell'Istat Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente.

Così nel 2016 il saldo migratorio netto con l'estero torna a crescere di oltre 10 mila unità, raggiungendo quota 144 mila (+8% rispetto al 2015) per effetto del maggiore aumento delle immigrazioni rispetto alle emigrazioni. Le immigrazioni (iscrizioni in anagrafe dall'estero) ammontano infatti a quasi 301mila (+7% rispetto al 2015) e circa nove su dieci riguardano cittadini stranieri.

Con 45mila iscritti la comunità rumena è sempre la più numerosa tra i flussi di immigrazione, seguono pakistani (15mila), nigeriani (15mila), marocchini (15mila), albanesi (13mila) e cinesi (12mila). Continuano a crescere le immigrazioni dei cittadini africani; in particolare, incrementi significativi degli ingressi si registrano per i cittadini guineiani (+161%), ivoriani (+73%), nigeriani (+66%) e ghanesi (+37%). Sono molto consistenti anche i flussi di pakistani (15 mila, +30%), albanesi (13mila, +12%) e brasiliani (10 mila, +50%), calano invece le immigrazioni dei cittadini di area asiatica: cingalesi (-18%), cinesi (-17%), bengalesi (-14%) e indiani (-11%).

Ginevra, 29 novembre 2017 - Sono oltre 3.000 i migranti e profughi che hanno perso la vita nel Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l'Europa via mare nel 2017. Una media quasi di 10 morti al giorno. Lo ha riferito l'Oim, l'Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, precisando che si tratta del quarto anno consecutivo in cui si registra un continuo aumento del numero delle vittime.