Attualità - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia
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Mer, Dicembre

Palermo, 12 dicembre 2018 - Dodici persone sono state arrestate (due finite in carcere e 10 ai domiciliari) per associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e caporalato, reati commessi nella gestione di centri per richiedenti asilo. Sequestrate anche otto tra società cooperative e associazioni. Le ordinanze sono state emesse dai Gip di Gela e Catania - su richiesta delle due procure, nell'ambito di indagini collegate - ed eseguita dalla polizia della città nissena e dai carabinieri della sezione pg del capoluogo etneo. Al centro delle inchieste delle Procure di Catania e di Gela, la gestione di cooperative e associazioni che si occupavano di migranti minorenni non accompagnati, per un giro d'affari complessivo stimato in circa 20 milioni di euro. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, frode, estorsione e maltrattamenti. Secondo l'accusa era stato creato un sistema che, grazie anche alla collaborazione di due dipendenti dell'Inps, Natale Di Franca a Catania, e Paolo Duca a Sondrio, si "fondava sull'assunzione in cooperative e associazioni dei parenti dei funzionari pubblici addetti al controllo del settore, creando una commistione tra controllore e controllato". In particolare sottolinea la Procura di Catania, "Di Franca avrebbe ottenuto ulteriori benefici per i propri congiunti, dipendenti di cooperativa" e "Duca avrebbe avuto assunto la moglie"; in cambio "favorivano le pratiche di gestione delle associazioni" e davano loro "informazioni sull'imminente esecuzione di controlli o ispezioni, e tralasciando di applicare le sanzioni previste per le infrazioni rilevate durante le verifiche".

Roma, 12 dicembre 2018 - L'integrazione dei migranti, nel Paese che accoglie, "non è né assimilazione né incorporazione, ma un processo a doppio senso radicato nel riconoscimento reciproco di uguaglianza fondamentale e dignità di tutti. Un simile approccio contribuirà anche a arginare l'ondata di razzismo e xenofobia". Lo afferma il Segretario di Stato Vaticano, il card. Pietro Parolin, che rappresenta la Santa Sede alla conferenza sul Global compact a Marrakech, in Marocco. "Coloro che arrivano hanno, come sottolinea Papa Francesco, 'il dovere di non chiudersi alla cultura e alle tradizioni del paese di accoglienza, rispettando soprattutto le sue leggi'. Allo stesso tempo, l'integrazione - prosegue Parolin citando le parole del pontefice - 'non è la sovrapposizione di una cultura rispetto ad un'altra, né isolamento reciproco, con il rischio insidioso e pericoloso di creare ghetti. È piuttosto un arricchimento reciproco basato sul rispetto reciproco e interpersonale'".

Firenze, 12 dicembre 2018 - “Chi è in Toscana, per principio, ha diritto all’assistenza, alla salute e all’istruzione, chiunque sia, immigrato o non immigrato. Per questo, presenteremo prima di Natale una legge regionale che sancisca questo diritto”. Lo ha annunciato il presidente della Toscana, Enrico Rossi, a margine del Meeting dei diritti umani a Firenze. “Ne abbiamo parlato anche ieri in Giunta. Noi vogliamo in modo chiaro lanciare un messaggio che va anche nel senso della protezione di coloro che si adopereranno per assistere, per farsi carico di migliaia di persone che si troveranno da un giorno all’altro senza punto di riferimento. Lavoriamo su questo - ha continuato Ross i- con le associazioni che già si fanno carico dell’accoglienza. Spero che si possa aprire un dialogo su questo con la Chiesa. I principi sono che per quanto ci riguarda la sanità è materia concorrente, come l’assistenza sociale e l’istruzione. Vogliamo approvare la legge prima di Natale, per dare un messaggio importante sull’inclusione. Non vogliamo buttare per la strada nessuno. E quindi vogliamo riconfermare quanto avevamo già fatto sulla sanità, per cui anche chi non ha la cittadinanza italiana, per noi, ha diritto all’assistenza e anche a un tetto, a un posto dove ricoverarsi e una minestra calda. Ci sono Comuni che chiudono l’istruzione ai figli di immigrati, noi, per quello che ci riguarda, vogliamo affermare che è un diritto istruirsi e anche formarsi per chi si trova su questo territorio”. “

Roma, 11 dicembre 2018 - "Gestione repressiva del fenomeno migratorio", "erosione dei diritti umani dei richiedenti asilo", "retorica xenofoba nella politica", "sgomberi forzati senza alternative". È questo il quadro dell'Italia delineato dal rapporto "La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019", pubblicato da Amnesty International in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il governo Conte, scrive la ong, "si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio", in cui "le autorità hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo". Parlando del Dl sicurezza, Amnesty afferma che contiene misure che "erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avranno l'effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia".

Amnesty International Italia segnala inoltre il "massiccio ricorso" da parte di alcuni candidati e partiti politici a "stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari nel corso della campagna elettorale" di quest'anno. Nel 2018 gli sgomberi forzati "sono continuati", colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, "senza l'offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità".

Mazara del Vallo, 122 dicembre 2018 - Matrimoni combinati fra clandestini tunisini e ragazze residenti in Italia sono stati scoperti dalla Guardia di Finanza di Mazara del Vallo che, nell'ambito dell'operazione "Paraninfo", ha denunciato 11 persone per favoreggiamento all'immigrazione clandestina. Sono residenti tra Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Castelvetrano e Ribera (Ag). Fra loro ci sono 5 donne, di cui quattro italiane, e 6 tunisini, 4 dei quali già arrestati nell'ambito dell'operazione "Sunrise". Secondo l'accusa avrebbero contratto il matrimonio per potere avere il permesso di soggiorno pagando circa 5.000 euro e assicurando la propria disponibilità a tenere e rivendere sigarette importate di contrabbando. Alcuni di loro sono stati 'scafisti' di gommoni veloci utilizzati per il trasferimento di migranti dalle coste tunisine a quelle mazaresi. Le italiane che hanno contratto i finti matrimoni alla presenza di testimoni nei Municipi di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Ribera hanno ricevuto mille euro.

Marrakesh, 11 dicembre 2018 - Il patto mondiale sulla migrazione dell’Onu, Global Compact, è stato formalmente approvato alla conferenza di Marrakech, in Marocco, dove sono riuniti i leader e i rappresentanti di circa 150 Paesi. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito il Global Compact una “roadmap per evitare sofferenze e caos”, ribadendo che l’intesa non viola la sovranità degli Stati e non crea nuovi diritti per migrare, ma ribadisce il rispetto dei diritti umani.

Il Patto mondiale sulla migrazione dell’Onu, non è “legalmente vincolante”, ma punta a promuovere “la cooperazione internazionale sulla migrazione tra tutti gli attori rilevanti, sapendo che nessuno Stato può gestire da solo la questione della migrazione”. L’accordo “rispetta la sovranità degli Stati e gli obblighi del diritto internazionale”, riconoscendo che “le migrazioni hanno innegabilmente ripercussioni molto diverse e talvolta imprevedibili sui nostri paesi, così come sulle comunità, sui migranti e sulle loro famiglie”. Tuttavia “è fondamentale non dividersi e restare uniti davanti alle difficoltà poste dalle migrazioni internazionali e alle opportunità che offre”.

“La migrazione è parte integrante della globalizzazione, unisce le società di una stessa regione e di una regione con un’altra, rendendoci tutti paesi di origine, transito e destinazione”, si legge nelle circa 40 pagine del documento. “Attraverso questo approccio globale, intendiamo facilitare una migrazione sicura, ordinata e regolare, riducendo al contempo l’incidenza e le ripercussioni negative della migrazione irregolare, attraverso la cooperazione internazionale e l’insieme delle misure proposte in questo patto mondiale”.

“La migrazione non dovrebbe mai essere un atto disperato. Qualora lo sia, dobbiamo cooperare per rispondere ai bisogni dei migranti in situazione di vulnerabilità e per risolvere i problemi che si creano. Noi dobbiamo operare insieme per creare le condizioni che consentano alle comunità e agli individui di vivere in sicurezza e in dignità nei loro Paesi”. Il Patto indica quindi 23 obiettivi, tra cui “lottare contro i fattori negativi e i problemi strutturali che spingono le persone a lasciare il proprio paese di origine”; “salvare vite”; “rafforzare l’azione transnazionale contro il traffico di migranti”; “non ricorrere alla detenzione amministrativa dei migranti se non come ultima risorsa”; “garantire ai migranti l’accesso ai servizi essenziali”.

“Attueremo il Global Compact collaborando a livello bilaterale, regionale e multilaterale e dando nuovo slancio al partenariato globale, in uno spirito di solidarietà”, si afferma nel testo. “Noi decidiamo, traendo ispirazione da iniziative esistenti, di creare un meccanismo che rafforzi le capacità all’interno del sistema delle Nazioni Unite, il cui ruolo sarà quello di sostenere gli sforzi degli Stati membri nell’applicazione del Global Compact”. I firmatari si impegnano inoltre a creare “una piattaforma mondiale di conoscenza che funga da fonte pubblica di dati online” sulla migrazione, così come una “rete delle Nazioni Unite per le migrazioni” affidata all’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).

Roma, 10 dicembre 2018 - Ogni anno in Italia oltre 3 miliardi di euro non entrano nelle casse dello Stato come conseguenza del lavoro domestico in nero ma non solo. E’ quanto emerge dal rapporto “Lavoro Domestico irregolare: quanto ci perde lo Stato” presentato da Assindatcolf, associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, nel corso di un convegno che si è svolto alla Camera dei Deputati, Palazzo Theodoli Bianchelli.

Secondo i dati forniti da Assindatcolf, in Italia 6 domestici su 10 lavorano nelle case degli italiani senza regolare contratto di assunzione. Un piccolo ‘esercito’ di 1,2 milioni di lavoratoricompletamente in nero, senza diritti ma anche senza doveri, in grado di generare un considerevole ‘buco’ nelle casse dello Stato: 600 milioni di euro per reddito da lavoro non dichiarato (Irpef) e 1,8 miliardi di contributi previdenziali non versati (Inps). Ma se ai lavoratori irregolari si aggiungono anche i ‘furbetti’ regolarmente assunti che però non presentano la dichiarazione dei redditi o coloro che dichiarano meno ore di quelle che realmente lavorano, ecco che si arriva a definire un mancato gettito nello casse dello Stato pari a 3,1 miliardi di euro l’anno.

Quanto alla dimensione economica del settore: Assindatcolf ha calcolato in 19,1 miliardi il giro di affari annuo generato dal lavoro domestico (l’1,25% del Pil), di cui 10,3 miliardi derivanti da lavoro irregolare e 8,8 miliardi di euro da lavoro in chiaro.

“Numeri importanti – dichiara Renzo Gardella, presidente Assindatcolf – ma che fino ad oggi non sono stati sufficientemente tenuti in considerazione da chi ha responsabilità di governo. Invertire la rotta diventa oggi fondamentale: sia per aiutare le famiglie che, indubbiamente, evadono per necessità ma anche per mettere a sistema un settore che, in una società che tende sempre più all’invecchiamento e non incentiva alla natalità, può rappresentare un vero e proprio motore sociale ed economico”.

“Una possibile soluzione – conclude Gardella – potrebbe essere quella di rendere il lavoro regolare meno costoso di quello in nero, come avverrebbe se si potesse interamente dedurre il costo del lavoro domestico. In attesa che il Governo faccia la sua parte la nostra associazione è a lavoro con le parti sociali con l’obiettivo di arrivare nel 2019 a definire un sistema di protezione specifico, long term care o sanitario integrativo, dedicato alle famiglie datrici di lavoro domestico”.

Roma, 10 dicembre 2018 - "Serve l’unità di tutti gli immigrati, i nuovi cittadini e gli italiani per combattere la deriva razzista che sta creando un problema serio di insicurezza in Italia". Lo ha detto Stephen Ogongo, Coordinatore di Cara Italia, durante un incontro e dibattito con la comunità Sikh di Borgo Hermada (Terracina) Durante l’incontro tenutosi il 2 dicembre, Ogongo ha sottolineato l’importanza di unire tutte le forze per combattere contro le ingiustizie e le violazioni dei diritti degli immigrati e degli italiani.

“È ora di unire tutte le nostre forze per rivendicare i nostri diritti e abbattere tutti gli ostacoli strutturali che impediscono la piena partecipazione degli immigrati alla vita del paese - ha detto Ogongo - Tutte le persone che vivono in Italia – gli immigrati e gli italiani devono lavorare insieme per assicurare che l’Italia diventi un paese pienamente multiculturale e multi religiosa. Questa nuova realtà del paese si deve riflettere in tutti gli ambiti della vita sociale, economica e politica.”

Il coordinatore di Cara Italia ha consigliato a tutti gli immigrati di imparare bene la lingua italiana definendola “la chiave della nostra integrazione che serve anche per dare il nostro massimo contributo allo sviluppo del nostro amatissimo paese.”

Gurmukh Singh, il presidente del Tempio Sikh di Borgo Hermada ha promesso che la sua comunità darà il pieno appoggio alle battaglie di Cara Italia per i diritti umani e contro il razzismo e tutte le altre forme di discriminazioni. “La nostra comunità sta con voi e lavoreremo insieme per difendere i nostri diritti e combattere quelli che sfruttano i nostri fratelli,” ha detto Gurmukh Singh.

Cara Italia è un nuovo movimento che combatte il razzismo e tutte le altre forme di discriminazioni. L’organizzazione diffonde la consapevolezza dei diritti, denuncia le violazioni, e lotta per la giustizia in un Italia veramente multiculturale e multi religioso. Hanno partecipato all'incontro l'avvocato Francesco Portoghese di A buon Diritto, Harvinder Singh Kapil, Milton Kwami e Harbinder Singh Dhaliwal - i promotori di Cara Italia.

Nel suo intervento, Portoghese ha spiegato che il decreto sicurezza ha abolito il permesso di soggiorno per motivi umanitari e ha consigliato a tutti i titolari di quel permesso di attivarsi per convertirlo in un permesso di soggiorno per motivo di lavoro. Una delle novità introdotte dal decreto sicurezza è l’aumento del contributo da pagare per chiedere la cittadinanza che passa da 200 a 250 euro. Non sappiamo il perché dell’aumento perché non era necessario, ha detto Portoghese. La seconda novità negativa introdotta dal decreto sicurezza è l’aumento del periodo di tempo entro cui le autorità devono decidere se riconoscere la cittadinanza o meno. Il periodo di attesa passa da 2 a 4 anni e questo viene applicato anche a chi ha fatto la domanda in precedenza dell’approvazione del decreto. La terza è il requisito della conoscenza di lingua italiana a livello B1. Il decreto sicurezza inoltre introduce la possibilità di revocare la cittadinanza per le persone che sono state condannate per i reati molto gravi come l’associazione per scopi terroristici, o per minacciare l’ordine e la sicurezza pubblica.

Cara Italia in collaborazione con alcune associazioni sta studiando un modo per rendere possibile l’insegnamento della lingua e cultura italiana nei luoghi di culto e di aggregazione delle comunità di immigrati per facilitare la loro integrazione e partecipazione attiva alla vita del paese. L’incontro della delegazione di Cara Italia con la comunità Sikh di Borgo Hermada (Terracina) fa parte di una serie di incontri titolati “Impariamo a conoscere i nostri diritti e doveri come immigrati e cittadini” che Cara Italia organizza con varie comunità in diverse parti del paese per sensibilizzarle sui loro diritti e doveri.

Per ulteriori informazioni su Cara Italia oppure se volete avere un incontro simile con la vostra comunità, potete contattare:
Stephen Ogongo, Coordinatore di Cara Italia
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Telefono: +39-3333010654
Potete iscrivervi al gruppo Facebook di Cara Italia qui: https://www.facebook.com/groups/caraitalia/
Unitevi a noi e invitate tantissimi vostri amici e contatti. Ricordatevi sempre che PIÙ SIAMO, PIÙ CONTIAMO.

Roma, 10 dicembre 2018 - Il premier belga Charles Michel "ha preso atto" delle dimissione dei ministri dell'Alleanza nazionalista neo-fiamminga N-Va, in contrasto con la decisione del governo sull'approvazione sul Patto sui migranti Onu. Lo riferiscono i media locali. Il N-Va chiedeva "perlomeno l'astensione sul patto". Il premier ora dovrà guidare un governo minoritario. Le elezioni legislative sono programmate per maggio 2019. I ministri dimissionari, tuttavia, non hanno ancora formalizzato ufficialmente la propria decisione.

Roma, 10 dicembre 2018 - “L’Italia è preda di un sovranismo psichico”, gli italiani sono spaventati e arrabbiati per la mancata ripresa e i migranti diventano il capro espiatorio. E’ la fotografia di un Paese “incattivito” ad emergere dal 52esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese.Per il 75% degli italiani gli immigrati – segnala il Rapporto – fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il welfare.

Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori. E il 67% ora guarda il futuro con paura o incertezza. 300mila giovani che lavorano tra i 20 e 29 anni sono a rischio povertà; diecimila più che nel 2016.Secondo il Censis, dopo il rancore è arrivata “la cattiveria”. Colpa della delusione per lo sfiorire della ripresa e per l’atteso cambiamento miracoloso che non è arrivato.Il rancore si estende a livello comunitario: solo il 43% degli italiani pensa che l appartenenza all’Unione europea abbia giovato all Italia, contro una media europea del 68%: siamo all ultimo posto, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit.

Città del Vaticano, 7 dicembre 2018 – La sezione Migranti e Rifugiati del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede esprime “soddisfazione” per il testo finale del patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare (global compact) che sarà adottato al vertice che si svolge lunedì e martedì a Marrakech. Al vertice parteciperà peraltro una delegazione vaticana guidata dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.
Pur esprimendo “riserve” su alcuni riferimenti del documento ad altre iniziative delle Nazioni Unite relative, in particolare, all’aborto e alla “agenda Lgbt”, come è consuetudine della diplomazia vaticana nei fori internazionali, i due sottosegretari di questa sezione della quale il Pontefice ha avocato la direzione ad interim, il gesuita Michael Czerny e lo scalabriniano Fabio Baggio, scrivono in una nota: “Accogliamo l’adozione” dei due global compact “con speranza. La Chiesa può fare molto nell’area vasta e complessa della mobilità umana, e si propone di farlo con un approccio integrale (spirituale e materiale) nell’accoglienza, protezione, promozione e integrazione dei migranti più vulnerabili".

Roma, 7 dicembre 2018 – La nave Aquarius deve sospendere le sue attività di soccorso in mare dei migranti, “dopo due mesi in porto a Marsiglia senza riuscire a ottenere una bandiera, mentre uomini, donne e bambini continuano a morire”.
L’annuncio arriva da MSF e SOS Méditerranée che denunciano un clima crescente di criminalizzazione delle persone che fuggono da situazioni disperate e di chi li aiuta.
“Una scelta dolorosa, ma purptroppo obbligata – dicono – che lascerà nel Mediterraneo più morti evitabili, senza alcun testimone”, precisando che “finché le persone continueranno a morire in mare o a subire atroci sofferenze in Libia” si cercheranno “nuovi modi per fornire assistenza umanitaria e cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno”.
Le operazioni di soccorso della nave, dal 2016 a oggi, hanno consentito sencondo le due ong di salvare oltre 30.000 persone. Ma non resta che arrendersi, denunciando da una parte la campagna avviata dal governo per ostacolare le organizzazioni umanitarie, che mina il diritto internazionale e i principi umanitari, e allo stesso tempo la mancanza di soluzioni europee al problema e l’incapacità di garantire il soccorso e salvare vite umane. “La fine di Aquarius vuol dire più morti in mare, più morti evitabili che avverranno senza alcun testimone” sottolinea Medici senza frontiere.