Campi nomadi. Kyenge: "Non lasceremo sola Torino" - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

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Nel capoluogo piemontese 13 insediamenti, 9 dei quali abusivi, con 4 mila persone. Il sindaco Fassino: “Servono politiche nazionali”. La ministra incontra i leghisti

Torino -  24 giugno 2013- "Ascolteremo il grido di Torino e non la lasceremo sola". Lo ha assicurato il ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, a istituzioni e rappresentanti delle comunita' rom e sinti che oggi ha incontrato a Torino insieme al sindaco, Piero Fassino.

Nei 13 campi nomadi torinesi (di cui 9 abusivi) vivono circa quattromila persone. "Se vogliamo attuare una politica della convivenza dobbiamo essere in grado di combattere il degrado" ha detto il ministro sottolineando che "a Torino si sta facendo un buon lavoro".

Uno dei primi passi, indicati anche nel corso dell'incontro da associazioni e rappresentanti delle diverse comunita', dovra' essere l'uscita dai campi "e questo e' uno degli obiettivi del mio ministero" ha assicurato Kyenge "questo incontro mi e' servito per ascoltare e cercare di individuare le buone pratiche sul territorio e rendermi conto delle difficolta' e dei bisogni dei cittadini".A Torino "ci confronteremo e faremo un percorso insieme".

A chi le chiedeva un commento su chi indica rom e sinti come protagonisti della piccola criminalità, Kyenge ha risposto: "Non bisogna criminalizzare  un'etnia, ma giudicare il crimine e la persona che lo ha commesso. Bisogna  decidere che opportunita' diamo alle persone: integrazione vuol dire  offrire delle opportunità”.

Secondo il sindaco di Torino, Piero Fassino, l'emergenza campi nomadi "non si risolve solo con le politiche locali, serve un quadro di politiche nazionali in termini di risorse e strumenti normativi". "Siamo sicuri - ha proseguito ringraziando il ministro Kyenge - che il ministro sara' attento e sensibile a questi temi".

"Siamo fortemente impegnati a cercare di percorrere soluzioni di integrazione delle comunita' rom e sinti. Un percorso che sappiamo non facile - ha aggiunto Fassino - e auspichiamo un impegno più significativo anche della Regione Piemonte di quello che c'e' stato finora".

Incontro con i leghisti
Tornando sugli attacchi e gli insulti che ha subito, la ministra dell’Integrazione ha ripetuto quello che ormai sembra un mantra: "Gli attacchi non erano alla ministra, erano al diverso. Gli insulti riguardavano tutti noi".. Per questo Kyenge "ci deve essere una risposta di tutta la comunità".

Oggi Kyenge ha anche incontrato alcuni rappresentanti locali della Lega Nord ''un incontro che credo segni un passaggio" ha spiegato il ministro. "Quando un confronto si fa nel rispetto dell'altro, seguendo un percorso e rispettando le istituzioni, credo che questo sia fondamentale per iniziare un cammino. Con gli esponenti della Lega ci siamo confrontati e, pur non essendo sulla stessa linea,e' stato utile per poter iniziare un percorso insieme".

''Abbiamo dato al ministro l'opportunita' di conoscere le posizioni della Lega e presentarle uno spaccato della realta' torinese, forse a lei poco nota. La non volonta' di integrazione non parte dagli italiani, ma dagli immigrati stessi, aiutati da un'amministrazione cittadina ipocrita, che li agevola nell'inserimento delle graduatorie per case popolari ed asili nido. Per noi l'integrazione non va regalata con una legge ad hoc, ma ottenuta al termine di un percorso culturale e di conoscenza delle nostre tradizione'' cosi' Stefano Allasia, deputato leghista che ha partecipato all’incontro.