Decreto casa. Unhcr: "Negata ai rifugiati la residenza e la carta di identità" - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia

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Allarme per le nuove norme che vietano l’iscrizione all’anagrafe di chi occupa abusivamente un immobile. “Spirale di isolamento e marginalità”

Roma – 24 maggio 2014 - “Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza”.

Lo dice il cosiddetto “decreto casa” convertito in legge martedì scorso dal Parlamento. Un testo che vuole contrastare le occupazioni, ma finisce anche per complicare ulteriormente la vita di migliaia di rifugiati, persone fuggire da guerre e persecuzioni alle quali l’Italia ha garantito, sulla carta, protezione, ma di fatto lasciate in mezzo alla strada da un sistema di accoglienza insufficiente.

A lanciare l'allarme è l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Oggi a Roma - segnala - sono state sospese tutte le registrazioni dei rifugiati che vivono al Salaam Palace, uno degli edifici occupati della città dove dal 2006 alcune migliaia di rifugiati hanno trovato riparo ma dove permane una difficile situazione socio-sanitaria”. 

Migliaia di rifugiati vivono in edifici abbandonati e occupati nelle principali città italiane e la situazione non sembra destinata a migliorare. Il sistema dell'accogliena è infatti al collasso, mentre continuano gli arrivi via mare di persone che, nella maggioranza dei casi, hanno diritto all'asilo.

L’UNHCR ritiene che “la legge, se così applicata, creerebbe un ulteriore ostacolo al processo di integrazione dei rifugiati in Italia costringendoli in una spirale di isolamento e marginalità: migliaia di persone sarebbero infatti private della possibilità di accedere alla residenza anagrafica”. La conseguenza immediata sarebbe il rischio “di non poter più accedere all’assistenza sanitaria, al lavoro, nonché all’istruzione per migliaia di bambini”.

Senza residenza è impossibile avere una carta di identità e senza di questa è difficile avere accesso al lavoro e ai servizi essenziali. In queste condizioni, costruirsi una nuova vita sembra impossibile. L’Alto Commissariato auspica quindi che venga “immediatamente trovata una soluzione di accoglienza dignitosa per queste persone e che sia mantenuta la garanzia di accesso alla residenza”.