Palermo: nuovo caso di razzismo. Vittima un ballerino di 23 anni - Il portale dell'immigrazione e degli immigrati in Italia - Stranieri in Italia
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Dom, Agosto

Attualità
Roma, 3 agosto 2018 - Ancora il racconto di un’altra aggressione ad un nero, questa volta a Lercara Friddi, il 22 luglio. La vittima è Davide Mangiapane, ballerino di 23 anni, residente in provincia di Palermo, aggredito da due giovani tra cui un minorenne: ha subito la frattura scomposta della mandibola ed è stato operato. Il padre Giuseppe ha raccontato che suo figlio si trovava davanti ad un pub, quando i due l’hanno avvicinato facendogli cadere a terra il cappellino. «Vi spiace raccogliere da terra quello che avete fatto cadere?», ha reagito Davide, rivolgendosi ai due bulli che per tutta risposta gli hanno sferrato un pugno che lo ha mandato a terra. E via col pestaggio.
Citando la presenza di «testimoni che possono confermare tutto», il racconto del padre smentisce anche la ricostruzione dei fatti su apprezzamenti fatti a una ragazza da parte di Davide, come raccontato da qualcuno.
I due energumeni sono stati denunciati per violenza e lesioni personali, ma senza l’aggravante razziale, ciò che Giuseppe Mangiapane ha lamentato, visto che contro suo figlio sono state proferite «frasi razziste orribili».
C’è da azzardare che sia perché è forse stato considerato l’attenuante del fatto che, come detto, uno dei due aggressori era un “minorato” (mentale: cervello non ancora… adulto)?
Ma poi il messaggio subliminale di questo pestaggio quale sarebbe? Che l’immigrato si può presentare col cappello, sì, ma non in testa, bensì con la testa china e il cappello in… mano?
D’altra parte, c’è da sperare che il nome del povero Davide non c’entri niente con il pestaggio, perché già si dice che l’immigrato ruba il lavoro all’italiano, ci mancherebbe solo che ci si aggiunga pure che gli… mangia il pane. (E nel caso di Davide sarebbe il colmo: di nome e di fatto).
E soprattutto che la preghiera dei picchiatori d’immigrati non diventi: «Dacci oggi il nostro “Mangiapane” quotidiano…»

Milton Kwami