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Il Tribunale di Bari fa diventare italiani un ragazzo e una ragazza nati e cresciuti in Italia. “Diritto non pregiudicato dal permesso di soggiorno dei genitori”

 

Roma – 2 marzo 2017 - Jonas e Angela sono nati e cresciuti in Italia, per questo sono italiani. Non conta che mamma e papà, quando loro sono nati, non avevano in tasca un permesso di soggiorno. 

Con due sentenze gemelle depositate alla fine della scorsa settimana, il tribunale di Bari ha aggiunto un altro pezzo importante alla giurisprudenza a favore delle seconde generazioni. 

Stavolta i protagonisti sono un ragazzo e una ragazza di origini filippine, fino a oggi trattati dall’Italia come immigrati. Eppure sono entrambi venuti alla luce nel 1995 a Modugno, alle porte di Bari, e l’unica migrazione che hanno fatto in vita loro è stata quella di pochi chilometri verso il capoluogo, dove hanno frequentato tutte le scuole. 

Quando hanno compiuto 18 anni, hanno chiesto al Comune di Bari il riconoscimento della cittadinanza italiana, ma si sono accorti di avere un “peccato originale”. In quell’ormai lontano 1995, i loro genitori erano senza permesso di soggiorno, quindi li hanno registrati all’anagrafe solo nel 1996, quando sono riusciti a regolarizzarsi. 

L’ufficiale di stato civile del Comune ha allargato le braccia: “Niente da fare, non potete essere italiani”. È la legge 91/1992 sulla cittadinanza, ha obiettato, che fa scattare lo ius soli unicamente per chi “risiede legalmente” dalla nascita. Jonas e Angela nei loro primissimi mesi di vita erano da considerarsi “illegali”, come i genitori. 

Per demolire questo ostacolo c’è voluta una battaglia legale durata quasi tre anni, portata avanti da  Jonas e Angela con il sostegno dell’Inca e della Cgil di Bari. Lo scorso  24 febbraio , hanno vinto. Il giudice Cristina Fasano ha dato un’interpretazione estensiva di un’altra legge, la 98/2013, secondo la quale a chi è nato e cresciuto in Italia e chiedono il riconoscimento della cittadinanza “non sono imputabili eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori…” 

La richiesta di Jonas e Angela, spiega quindi la sentenza “non deve essere pregiudicata dalla tardiva richiesta del permesso di soggiorno avanzata dai genitori”. Il Tribunale di Bari così ha stabilito che i due ragazzi hanno “diritto a vedersi riconosciuto lo status di cittadini italiani” e ha ordinato all’ufficiale dello stato civile del Comune di Bari di procedere. 

“Il fatto che abbiano dovuto aspettare tre anni per veder riconosciuto ciò che è così evidente a tutti fa male. Che colpa avevano della condizione dei genitori? Ci sono state già tante sentenze di questo tipo,è ora che tutti i Comuni si adeguino, senza costringere altri a rivolgersi ai tribunali” sottolinea Rezarta Celiku, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil di Bari. 

La sindacalista ricorda quando anche ai banchetti della Cgil si raccoglievano le firme della campagna l’Italia sono Anch’io. “Sulla proposta di dare subito la cittadinanza a chi nasce in Italia, la maggior parte delle persone erano d’accordo, molti si stupivano, credevano fosse già così. Lo davano per scontato”. E invece la riforma non arriva e anche per applicare la legge attuale servono le sentenze. 

Cosa distingue Angela e Jonas da tanti altri coetanei? I tratti somatici? Il colore della pelle? L'origine?” aggiunge Celiku. “Lei a scuola era anche rappresentante di classe, oggi studia all’Accademia delle Belle Arti, vuole diventare stilista. Lui fa lo chef in un ristorante sushi, per lavorare ha messo da parte la passione per la danza hip hop. Sono italiani, sono baresi. Altro che stranieri”. 

Elvio Pasca