SEMINARIO DI STUDIO DELL’UCSEI – ROMA, 16 DICEMBRE 2004

 

 

“STUDIARE DA STRANIERI NELLE UNIVERSITA’ ITALIANE”

 

Il volume pubblicato dall’Ucsei (300 pagine) contiene l’indagine realizzata da Istat e Miur su 10 anni di presenza degli studenti stranieri negli atenei italiani, alcuni commenti di esperti, i materiali del Ministero dell'Universitą sul diritto allo studio e del Ministero degli Esteri sulle borse di studio della cooperazione allo sviluppo, un contributo sugli alunni stranieri nelle scuole medie superiori, e una ricostruzione dell’impegno quarantennale dell’Ucsei a sostegno degli studenti esteri perché fosse ben accolta la loro presenza e riconosciuto e valorizzato il loro potenziale ruolo di soggetti dello sviluppo dei loro paesi.

 

L’INDAGINE

 

L’indagine, voluta dall’Ucsei e realizzata da due ricercatori dell’Istat (Paola Ungaro e Massimo Strozza) e uno del Miur (Paolo Turchetti), fornisce una serie di dati (in gran parte inediti) sul periodo 1993-2003. Titolo dello studio Ź: “Studiare nelle Universitą italiane: la partecipazione, le scelte e i risultati degli studenti stranieri. Breve analisi di un decennio di trasformazioni”.

 

1.     Sono ancora pochi gli studenti stranieri accolti nelle universitą italiane. L’Italia, dopo un periodo di forte attenzione agli studenti esteri (anni ’50 e ’60 e parte dei ’70), ha attuato politiche restrittive. Il numero degli studenti stranieri, che aveva raggiunto i 30 mila iscritti all’inizio degli anni ’80, Ź diminuito costantemente nel corso degli anni ’80 e ’90, stazionando tra i 20 e i 25.000. Ancora nel 2001 l’Italia figurava in coda ai paesi Ocse con una percentuale di studenti stranieri dell’1,6, contro circa il 10% di Germania, Regno Unito e Belgio, il 7,3 della Francia, il 3,3 dell’Olanda, il 2,2 della Spagna. Tra le cause si possono segnalare: la fragile e breve esperienza coloniale dell’Italia, la sua lingua quasi per nulla parlata nel mondo, un sistema universitario poco flessibile e poco attrattivo, un sistema di accesso e di accoglienza degli immigrati poco efficiente e per lo piĚ restrittivo.

 

2.     La provenienza degli studenti stranieri in Italia a confronto con gli altri paesi Ocse: molti dall’Europa, pochi dagli altri continenti. Fino al 2001 (ultimi dati Ocse) 71 studenti esteri su 100 provenivano da paesi europei (contro i 48 del Regno Unito, i 50 della Germania, i 28 della Francia, i 63 della Spagna, etc.). Solo 7,5 su 100 provenivano dall’Africa, l’11,8 dal medio oriente e dall’Asia, il 6,3 dalle Americhe (il 4,2 dal solo Sud America). Dunque non solo un basso numero di studenti esteri, ma un ancor piĚ basso numero di studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

 

3.     Cresce rapidamente la presenza femminile: oggi le ragazze sono piĚ numerose dei ragazzi. Le studentesse straniere (anno di riferimento: 2002-03) sono il 56,3%. Erano il 42,9 dieci anni fa, e il 24,3 venti anni fa. Ma le studentesse africane sono solo il 42%.

 

4.     Da tre anni le presenze di studenti stranieri hanno ripreso ad aumentare. Nell’anno accademico 2002-03 si Ź raggiunto il picco di 31.343 (e se si contano anche gli iscritti ai corsi post laurea il numero sale a 34.398). La percentuale sul totale della popolazione universitaria ha raggiunto l’1,8 (ma aveva toccato il 3% all’inizio degli anni ’80). Si possono rilevare tre cause per questo incremento: 1) la presenza in Italia di una componente di immigrazione per lavoro ormai radicata e stabile e, dunque, l’inizio di iscrizioni all’universitą da parte di ragazzi di cittadinanza straniera che hanno studiato in tutto o in parte nelle scuole italiane (l’ipotesi Ucsei Ź che circa un migliaio dei 31.000 studenti stranieri iscritti nel 2002-03 siano studenti diplomatisi nella scuola secondaria superiore in Italia); 2) l’avvenuta riforma universitaria (1999) – e dunque la sua maggiore attrattivitą - con l’introduzione dei cicli (il 3 + 2), che consentono di accedere al diploma di laurea in 3 anni, e una forte diversificazione dell’offerta formativa; 3) la raggiunta paritą di trattamento con gli studenti italiani negli interventi per il diritto allo studio (grazie alla legge sull’immigrazione n. 40 del 1998).

 

5.     Nel decennio sono aumentati gli iscritti, aumentano ancor di piĚ gli immatricolati, ma diminuiscono i laureati. L’andamento del decennio indica che gli iscritti stranieri hanno iniziato ad aumentare alla fine degli anni ’90 (sono 18 su 1.000; erano 14,5); i nuovi iscritti (cioŹ le matricole degli ultimi tre anni accademici) sono aumentati piĚ marcatamente (sono 21,9 su 1.000; erano il 10,1); ma gli studenti che arrivano alla laurea diminuiscono (sono 11,9 su 1.000; erano 18,1). La domanda viene spontanea: gli studenti stranieri stanno incontrando piĚ difficoltą di dieci anni fa? Hanno perso piĚ fiducia?

 

6.     Nelle provenienze i paesi europei sono aumentati rispetto a 10 anni fa, ma diminuiscono i paesi dell’Unione europea e crescono gli studenti dell’Est Europa e dei Balcani. Sono diminuiti anche africani e asiatici, e di poco aumentati i latino-americani. Complessivamente, la presenza di studenti dall’Europa Ź aumentata nettamente (+ 50% rispetto al 1993-94; sono il 71,8%). Ma gli studenti dell’Unione europea sono lievemente calati (soprattutto la Grecia, che ha sempre avuto una forte presenza, fino quasi alla metą del totale degli studenti stranieri presenti in Italia), mentre gli studenti degli altri paesi europei sono aumentati del 187% (in particolare dall’Albania). Gli studenti che provengono dall’Europa balcanica e centro-orientale sono oggi il 40% del totale degli studenti stranieri. L’Africa ha poco piĚ di 3.000 iscritti, pari all’8,9% (- 5% sul 93-94); e i paesi capofila sono Camerun e Marocco. Le Americhe hanno l’8,2%, sono in aumento sul 93-94 (+ 12%), e diminuiscono gli studenti di Stati Uniti e Canada rispetto a quelli del centro e sud America (capofila sono PerĚ, Colombia e Brasile). L’Asia ha il 10,5% (in diminuzione sul 93-94, ma in ripresa nell’ultimo anno); resta importante la presenza storica degli studenti israeliani e libanesi, calano gli iraniani, crescono gli indiani (pur se con numeri assoluti ancora molto bassi).

 

7.     Gli atenei dell’Italia del centro-nord sono i preferiti. Le regioni che ospitano il maggior numero di studenti stranieri sono l’Emilia Romagna, il Lazio e la Lombardia. I primi quattro atenei sono Bologna (3.301), Roma “La Sapienza” (3.231), Padova (1.674) e Firenze (1.615). Questi quattro atenei, da soli, accolgono il 30% degli studenti stranieri. In proporzione al numero totale dei propri studenti le universitą che accolgono piĚ stranieri sono, perė, quelle di Trieste e di Camerino.

 

8.     Le facoltą piĚ scelte restano Medicina e Farmacia, seguono Lingue e letterature straniere, Architettura e Scienze Politiche. Medicina e chirurgia accoglie 52 stranieri su 1.000 (rispetto alla media di 18); Farmacia ne accoglie 46,8; Architettura 24,1. Scienze Politiche 18,6. Medicina e Farmacia sono sempre state in testa (1 studente su 4 sceglie Medicina o Farmacia, oggi come dieci anni fa). Le novitą, rispetto a dieci anni fa, sono costituite dall’aumento di iscrizioni a Lingue e a letterature straniere, a Scienze Politiche e ad Economia. Diminuisce Agraria. L’Africa sembra avere una particolare predilezione per Ingegneria (1 studente africano su 5 la sceglie). L’Asia ha una predilezione per Architettura. I paesi europei non comunitari (almeno non tali fino al maggio 2004) scelgono piĚ degli altri Economia e Scienze Politiche.

 

9.     Cala il numero degli studenti stranieri che arriva alla laurea. Nel 1993-94 si sono laureati 1.787 studenti stranieri (18,1 su 1.000 laureati totali), nel 2002-03 se ne sono laureati 2.388 (solo l’11,9 su 1.000). Fanno piĚ fatica a laurearsi gli studenti dei paesi europei non comunitari (a differenza di quelli provenienti dall’Unione europea). Africa, America latina e Asia sono abbastanza in media con la popolazione universitaria complessiva.

 

10.  Si alza l’etą della laurea. Prendendo come riferimento l’anno solare 2002 si sono laureati in Italia 187.665 studenti. Di essi 2.230 erano stranieri. La percentuale di coloro che si sono laureati dopo i 30 anni Ź pari al 23% del totale; ma, tra gli stranieri, sale al 37%. La percentuale Ź piĚ alta per gli africani (si laureano dopo i 30 anni il 59,1%); per gli studenti del Medio Oriente e dell’Asia Ź il 57,4; per le Americhe Ź il 44,2%; per i paesi europei non comunitari Ź il 34,4%; per i paesi UE Ź il 28,4%. (Ma si tratta di un dato di non facile interpretazione: tra i tedeschi ben il 47,5% si laurea dopo i 30 anni).

 

11.  Ai corsi post laurea aumentano gli iscritti provenienti dai Pvs. Dei poco piĚ di 3.000 iscritti a corsi post laurea, gli europei sono il 46,1% degli iscritti ai corsi di dottorato (che in tutto sono 927), il 50,6% degli iscritti alle scuole di specializzazione (su un totale di 716), e il 47% degli iscritti ai master o altri corsi brevi (su un totale di 1.412). Gli africani sono particolarmente presenti nelle scuole di specializzazione (17,3%). Gli studenti delle Americhe sono numerosi nei corsi di dottorato (22,5%) e nei master (25%). Gli asiatici sono numerosi nei corsi di dottorato (18,4%) e nelle scuole di specializzazione (21,8%).

 

ALCUNE PROPOSTE CONTENUTE NEL LIBRO

 

1.     Superare la confusione normativa, dovuta all’assenza di uno “statuto” dello studente straniero. La regolamentazione anche solo dell’accesso degli studenti stranieri risente della stratificazione di successive normative di diversa origine: regolamentazione dell’immigrazione, cooperazione allo sviluppo, principi comunitari di libera circolazione, convenzioni internazionali, riconoscimento dei titoli di studio, politica dei visti, politiche di realizzazione del diritto allo studio, politiche in materia di borse di studio.

 

2.     Istituire una Agenzia nazionale per la mobilitą e le borse di studio, che svolga una politica attiva nei confronti dei flussi studenteschi internazionali e della concessione delle borse di studio governative.

 

3.     Istituire un Fondo nazionale per borse di studio allo scopo di attrarre studenti esteri verso l’Italia (gli importi attualmente sono molto limitati e sono dispersi nei bilanci delle diverse amministrazioni; pertanto non hanno un impatto significativo nel promuovere l’afflusso di studenti dall’estero.

 

4.     Modificare la normativa relativa alla cooperazione allo sviluppo, favorendo l’apporto degli studenti dei Pvs, presenti in Italia, nei progetti di cooperazione italiana che riguardano i loro paesi; e attivare itinerari di sostegno per favorire un rientro qualificato degli studenti stranieri nei loro paesi, al termine dei loro studi (con un’attenzione anche a coloro che si sono laureati e che fanno attualmente lavori dequalificati in Italia).

 

5.     Modificare la normativa di accesso alle universitą: maggiore informazione nelle Rappresentanze diplomatiche rispetto alle opportunitą di studio in Italia e sui problemi di alloggio; maggiore rapiditą delle Rappresentanze stesse nell’esaminare la documentazione per l’iscrizione degli studenti; possibilitą di studiare la lingua italiana all’estero e di sostenere la prova di ammissione presso le Rappresentanze; offrire una seconda opportunitą agli studenti che non superano la prova di ammissione una volta che sono giunti in Italia (attualmente, se non superano la prova, debbono tornare nel loro paese ed eventualmente fare una nuova domanda l’anno successivo).

 

6.     Rendere piĚ rapida la pratica di rinnovo del permesso di soggiorno (oggi i tempi sono scandalosi), ad esempio coinvolgendo le universitą stesse.

 

7.     Istituire un “tavolo permanente” di consultazione, interministeriale, aperto ad alcune associazioni di o per studenti stranieri, al fine di migliorare gli aspetti contraddittori e iperburocratici delle attuali normative e della loro stessa attuazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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