Roma, 22 luglio 2010
BE FREE COOPERATIVA SOCIALE
COMUNICATO STAMPA
LA LIBIA CHIUDE I CENTRI DI PERMANENZA
TEMPORANEA PER GLI IMMIGRATI IRREGOLARI
A QUANDO LA CHIUSURA DEI BORDELLI?
E QUANTO DEVE ANCORA DURARE LA POLITICA
ITALIANA DEI RESPINGIMENTI?
Prima di tutto, le perplessit : la decisione di Gheddafi di chiudere i
Centri di Permanenza arriva sull'acme dell'onda di interesse e di
preoccapazione da parte di tutte le Agenzie Internazionali a tutela dei diritti,
che richiedevano a gran forza di accedere ai Centri ed alle carceri, e la
chiusura immediata ha tanto l'aria di un escamotage.
Poi, l'allarme: assai poco chiaro il destino delle circa 3000 persone eritree, somale, sudanesi, nigeriane e
nigerine. Dotati di un permesso di permanenza valido solo tre mesi, avranno
esattamente dodici settimane per trovare un'occupazione in Libia. Altrimenti,
saranno deportati nei loro Paesi d'origine dai quali erano fuggiti per non
subire pi insopportabili violazioni dei loro diritti umani. Questo significa
che saranno di fatto condannati a morte.
Molti di loro saliranno sulle carrette del mare per raggiungere
l'Europa, in un viaggio che, secondo i dati di Fortresse Europe, dal 1988 ad
oggi ha gi mietuto 15 mila vittime.
L'Italia respinger i
sopravvisuti alla traversata verso
un luogo di pericolosit infinita.
Infine, la denuncia:
ora che con questo gesto umanitario la Libia cerca di distogliere
l'attenzione dalle violazioni dei diritti che vengono operate sul suo territorio,
saranno del tutto dimenticate le donne nigeriane rinchiuse in bordelli –
formalmente illegali ma di fatto ben strutturati e ben conosciuti – nei
quali subiscono atrocit di ogni genere, nonch la costrizione alla
prostituzione.
Be Free ha gi reso nota questa atroce realt nel corso di una
conferenza stampa, esattamente un anno fa, nel corso della quale abbiamo
presentato un Dossier tematico, nato dalla nostra esperienza di lavoro
all'interno del Centro di
Identificazione ed Espulsione Ponte Galeria, che va avanti da molti anni e che
ci ha consentito di incontrare, e sostenere, molte giovani vittime di traffico
di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo.
I colloqui realizzati all'interno della struttura ci hanno reso edotte circa
la costrizione alla prostituzione subita dalle donne nigeriane durante il
passaggio per la Libia, all'interno di veri e propri bordelli, chiamati
African Houses.
Il nostro dossier stato reso possibile dai colloqui con le donne
nigeriane che sono riuscite a fuggire dall'inferno libico e ad arrivare da noi,
a Lampedusa.
Oggi questa porta d'accesso rimane sbarrato, i migranti vengono
rimandati verso la Libia.
Termiamo fortemente per il loro futuro, ora che sembra calare il mai
forte interesse italiano ed internazionale circa lo status del rispetto dei diritti umani in quel
Paese, che non ha neanche firmato la Convenzione di Ginevra del 1951, e che
nonostante tutto ha ottenuto un ruolo di tanto rilievo nella gestione delle
politiche migratorie.
Possiamo affermare con forza che in quel territorio avviene una
sistermatica tortura delle donne nigeriane.
Una rete ben organizzata di trafficanti recluta le donne
nei paesi pi poveri della Nigeria, in genere nello stato di Benin City, e le
persuade a partire per l'Europa dove potranno ottenere un buon lavoro ed
aiutare i parenti – sempre tanto numerosi quanto poveri.
Il viaggio allucinante e dura
mesi, attraversa tappe fisse
e si conclude sempre in Libia.
A Tripoli o dintorni, i
trafficanti rivelano la vera natura delle proprie intenzioni e costringono le
ragazze a prostituirsi per mesi o addirittura anni (anche fino a 4-5 anni)
allinterno di case chiuse.
Case chiuse che tutti conoscono,
visitate da migliaia di clienti per lo pi libici, consapevoli dei trattamenti
inumani che le ragazze debbono subire, e dell'obbligatoriet delle loro
prestazioni sessuali, il cui prezzo va immancabilmenbte agli sfruttatori
gestori della African House .
Abbiamo documentato tutto questo,
lo abbiamo reso noto, abbiamo sollevato un interesse che appariva sincero.
Oggi, ricordiamo tutto questo con forza.
Ufficio Stampa: Angela Ammirati;
cell. 3297508794
Mail. befree.ufficiostampa@gmail.com