
DOSSIER SULLESPERIENZA DI SOSTEGNO A DONNE NIGERIANE TRATTENUTE PRESSO IL C.I.E. DI PONTE GALERIA E TRAFFICATE ATTRAVERSO LA LIBIA
RICHIESTA DI AMPLIAMENTO DELLAPPLICABILITA DELL ART. 18 D.TO LEG.VO 25 LUGLIO 1998 N. 28
PREMESSA
BE FREE cooperativa sociale contro tratta violenze discriminazioni co-gestisce il Progetto Prendere il Volo2 (finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunit e i Diritti nellambito dellavv. N. 9 per azioni volte allattuazione di Programmi di assistenza e di integrazione sociale ex Articolo 18 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina sullimmigrazione e norme sulla condizione dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) Prendere il Volo2 vede la copresenza di numerosi partner, capofila dei quali la Provincia di Roma –Assessorato ai Servizi Sociali e per la famiglia.
BE FREE svolge essenzialmente due compiti allinterno di Prendere il Volo 2: uno sportello di consulenza ed assistenza psicosociale e legale nel C.I.E. di Ponte Galeria ed unazione di sensibilizzazione e di formazione per operatori sociosanitari e delle forze dellordine su un territorio vasto, che include anche la Provincia di Latina.
Delle suddette attivit Be Free ha regolarmente presentato relazione al D.P.O.
Il presente Dossier risponde allesigenza, che riteniamo seria ed urgente, di mettere al corrente lente finanziatore di alcune nuove e non conosciute modalit che il meccanismo della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale sta assumendo.
In particolare, intendiamo relazionare circa il percorso e le modalit attraverso i quali moltissime donne africane, e specificamente nigeriane, sono condotte illegalmente in Italia attraverso un viaggio molto lungo che prevede la loro permanenza (da alcuni mesi a oltre un anno) in Libia, dalle cui coste successivamente vengono imbarcate su barconi con destinazione Lampedusa.
Abbiamo avuto modo di raccogliere le informazioni che seguono attraverso la nostra attivit di sportello allinterno del C.I.E. di Ponte Galeria.
Dalle storie sottoposte allattenzione delle operatrici e delle mediatrici emerge un quadro estremamente preoccupante che si basa su due elementi fondanti:
Il livello di organizzazione e capillarit raggiunto dalla criminalit internazionale ha evidentemente superato le soglie gi note, e riteniamo che anche leventualit del trattenimento presso i vari CIE presenti in Italia sia stata considerata. Le donne ivi trattenute sono infatti tenute sotto il controllo di membri del racket costantemente in contatto con loro telefonicamente, che le avvieranno, alla loro dimissione, alla prostituzione forzata sul territorio italiano.
Le testimonianze raccolte convergono infatti nel definire un medesimo percorso di viaggio, della durata di molti mesi, svolto attraverso tappe fisse gestite da una rete di trafficanti, e destinato a ridurre le donne in stato di schiavit. Enumeriamo di seguito le specificit dei trafficanti, le tappe del viaggio, lorganizzazione dei bordelli libici, le modalit di controllo nel Paese di destinazione. Nelle conclusioni sostanzieremo le applicazioni legislative che riteniamo necessario per prendere in carico le vittime dei reati ravvisabili.
SPECIFICITA DEI TRAFFICANTI
La rete dei trafficanti si configura, dai racconti delle giovani donne incontrate nel C.I.E. Ponte Galeria, come segue:
Uomini e donne che gravitano nei villaggi dorigine, con il compito di individuare le donne appartenenti alle fasce pi disagiate della popolazione: donne orfane o prive di rete sociale; donne vittime di situazioni di maltrattamento e violenza allinterno della famiglia; donne che scappano da matrimoni forzati o da mutilazioni genitali femminili; ragazze senza alcuna risorsa economica o a rischio di vita in quanto sorelle, figlie o mogli di attivisti che lottano per il diritto alle terre confiscate, ecc Tutte condizioni associate a disagio socio-economico in zone in cui vi sono stati e continuano ad esserci forti livelli di conflitto legati al possesso di terre ricche di riserve petrolifere in particolare la zona del Delta del Niger da cui provengono molte ragazze vittime della tratta a scopi sessuali. I/le reclutatori/trici irretiscono queste donne con false promesse di una vita migliore, arrivando a pagare le spese del viaggio che poi saranno costrette a restituire sotto forma di debito una volta giunte in Italia. A volte capita che a renderle vittime di questi circuiti siano persone di fiducia delle donne o i loro stessi compagni, fidanzati, familiari.
A fare opera di reclutamento talvolta la maman stessa che provveder a prostituire e a sfruttare le ragazze nel luogo di destinazione. Abbiamo notizia di alcune maman stabilmente residenti in Italia, che ciclicamente si recano in Nigeria a individuare e adescare le ragazze (a cui quasi mai detto esplicitamente che dovranno prostituirsi). La maman prende contatti con il trafficante, generalmente un uomo nigeriano, la cui funzione condurre le ragazze fino alla Libia. Non pu essere direttamente la maman a fare il viaggio con le ragazze fino alla Libia perch necessaria la presenza di un uomo che intermedi con la polizia di frontiera (nei territori arabi non pu essere la donna a svolgere questa funzione). La maman paga quindi il trafficante nigeriano (o in ununica soluzione o versando una prima somma ed accordandosi poi con delle modalit di pagamento dilazionate) per portare le ragazze fino a Tripoli e farle imbarcare alla volta dellItalia. Accordatasi la maman rientra in Italia con laereo mentre il trafficante nigeriano inizia il viaggio verso la Libia con le ragazze.
In altri casi, le donne sono reclutate direttamente dai trafficanti che le scortano nel viaggio fino alla Libia, per poi costringerle a prostituirsi una volta arrivate per pagare il debito di viaggio accumulato per gli spostamenti. In questi casi capita che siano gli stessi trafficanti, che gestiscono le case di prostituzione a Tripoli, a contattare la maman in Italia per proporle laffare. Cos dopo un periodo di sfruttamento in Libia, se la maman si dimostra interessata ed invia il denaro pattuito, i trafficanti le inviano le ragazze facendole imbarcare alla volta delle coste italiane.
Una
volta giunte a Lampedusa tramite imbarcazioni, nella maggior parte dei casi le
donne, per prassi legislativa, vengono inserite nel
circuito dei C.A.R.A. (in caso di immediata
richiesta dasilo politico) o dei C.I.E.
TAPPE
Durante il viaggio, che generalmente dura mesi, attraverso Nigeria, Niger, Chad, Libia le donne, cos come il resto dei migranti, possono fermarsi in case di transito in cui aspettano insieme ad altre che il viaggio riprenda. Durante tutto il viaggio si alternano tratti percorsi in macchina o dentro container che trasportano migranti in fuga e tratti percorsi a piedi.
Spesso accade che vengano catturate dalla polizia e rinchiuse in Libia in prigioni per immigrati illegali da dove poi, sotto pagamento di somme di denaro, vengono rimandate nelle mani dei trafficanti. Queste prigioni, dalle testimonianze delle donne incontrate nel C.I.E., sono composte da stanzoni sovraffollati e fatiscenti in cui le donne dormono per terra, ricevono come pasto pane duro, fagioli e acqua per due volte al giorno, e sono tenute sotto controllo da poliziotte che sono solite svegliarle alle 6 del mattino colpendole con manganelli. Non raro che avvengano anche stupri. Le donne hanno riferito che nelle prigioni erano sottoposte a continui maltrattamenti da parte delle guardie penitenziarie e chiuse a chiave nelle celle.
Alcune delle tappe che tornano in maniera costante nei racconti delle donne dai noi incontrate sono:
Kano (Nigeria), in cui le donne frequentemente riferiscono di essersi fermate per brevi periodi (anche mesi) ospiti in case trovate dai loro adescatori. E qui che a volte il primo contatto che le ha reclutate ed accompagnate fin l, le cede al secondo che le condurr durante il tragitto fino alla Libia. Generalmente in questa fase non sono ancora state costrette alla prostituzione e non sono assolutamente consapevoli di quello che sar il loro destino.
Da alcune testimonianze raccolte:
Ho vissuto in questa casa con Brother e altri 4 uomini e 2 donne tutti nigeriani per 4 mesi. Era lui a pagare il cibo e il resto per me; lui durante il giorno andava a lavorare come camionista mentre io era libera di uscire ed entrare in casa quando volevo
Ad un certo punto gli ho chiesto aiuto per trovare un lavoro o per fare qualcosa per la mia vita e lui mi ha detto di non poter portarmi con s nel suo paese di origine ma di conoscere un uomo in grado di aiutarmi a cui mi avrebbe presentata; un uomo che mi avrebbe aiutata ad arrivare in Libia dove mi avrebbe trovato un lavoro. Un giorno ho cos conosciuto H. nella loro casa a Kano
Brother – fratello - lappellativo con il quale solitamente il primo adescatore viene chiamato, utilizzando lo stesso lessico familistico che si usa con le donne controllanti definite Maman. evidente quanto, in questa fase, la consuetudine agevoli lo stabilirsi di un atteggiamento di fiducia da parte delle donne.
A questo proposito:
Brother parlava con H. e poi parlava con me facendo da intermediario perch H. parlava solo arabo e io non capivo. Mi disse di fidarmi e di andare con lui che mi avrebbe trovato lavoro. Prima che partissi con H. Brother mi lasci del denaro, circa 100 naira
Unaltra citt di confine tra Nigeria e Niger, spesso prima tappa del viaggio, Sokoto (Nigeria).
Zinder (Niger). Le donne dalla Nigeria (Kano, Sokoto) spesso arrivano a Zinder in macchina con i propri trafficanti; il tempo del viaggio non lunghissimo e alla frontiera sono i trafficanti stessi a pagare del denaro per poter passare illegalmente senza passaporti n visti. A Zinder spesso devono attendere qualche giorno larrivo dei camion che li condurranno poi alla volta della Libia.
Non sono solo le ragazze vittime della tratta a usufruire di questi camion ma tutti coloro che desiderano emigrare in Europa: in questa fase il trafficking si incrocia con il circuito dello smuggling. E il trafficante che ha i contatti con questi ultimi e che paga il trasporto per lui e la/le ragazze.
In questi camion le donne e gli uomini in viaggio, spesso stipati allinverosimile, privati di acqua, cibo e soggetti a ogni sorta di violenza e soprusi (stupri, percosse, umiliazioni), percorrono la distanza che li separa dalla Libia.
A Zinder dopo 2 giorni siamo entrati in un camion assieme a pi di 50 altri, donne e uomini, con cui abbiamo fatto il viaggio fino al deserto. H. ha pagato il viaggio per entrambi, le frontiere non erano un problema perch il guidatore conosceva la polizia a cui pagava delle somme di denaro per poter passare indisturbato
Questa parte del viaggio fino a Duruku dura circa 5 giorni in cui spesso vengono fatte pi soste per mangiare e dormire. Durante le varie soste solitamente il mezzo cambia.
Agadez (Niger). In questa citt le donne, assieme con tutti gli altri migranti, si fermano alcuni giorni dormendo in case di transito organizzate. Dalle testimonianze raccolte emerge che spesso si raccolgono nella stessa casa pi di 50 persone, donne e uomini, di diversa nazionalit che attendono il mezzo per poter proseguire alla volta di Duruku.
Per arrivare a Duruku (Niger) le donne assieme ai loro trafficanti devono passare il deserto. Questo viaggio richiede un tempo di circa 3 settimane. Una volta arrivate a destinazione vengono sistemate in case di transito in attesa del veicolo, spesso una jeep, che li condurr, attraversando ancora il deserto, fino in Libia.
Lultima parte del viaggio riguarda la Libia. Arrivate in Libia succede che le donne vengano passate ad un altro/a sfruttatore/sfruttatrice.
Una prima tappa spesso Sabha (Libia). Da Duruku a Sabha ci vogliono circa 7 giorni, e le soste per dormire e mangiare non sono frequenti. Anche a Sabha sono disponibili delle case di transito.
Tripoli (Libia) o dintorni, ultima tappa del viaggio. Qui i trafficanti rivelano la vera natura delle proprie intenzioni e costringono le ragazze a prostituirsi per mesi o addirittura anni (anche fino a 4-5 anni) allinterno di case chiuse.
Generalmente il motivo addotto il risarcimento del debito di viaggio.
Il prezzo delle prestazioni deciso dagli sfruttatori e il pi delle volte le donne sono costrette ad avere rapporti sessuali non protetti senza possibilit di rifiutarsi.
Riportiamo a questo proposito lo stralcio di una testimonianza dai noi raccolta:
In questa casa eravamo pi di 30 ragazze tutte di origine nigeriana, tutte costrette a prostituirci in attesa di essere poi mandate in Italia. Sono stata l per circa 4 mesi, dovendo andare a letto con una media di 5 uomini al giorno.
Le tariffe erano fisse, 1 dinar e mezzo con il preservativo (che doveva essere portato dal cliente), 2 dinar senza preservativo; i soldi venivano presi da noi che poi li dovevamo dare per intero ad H. Era sempre lui che ci portava i clienti e che ci diceva cosa dovessimo fare. Noi non potevamo rifiutarci di avere rapporti non protetti, se lo facevamo venivamo prese a calci e picchiate violentemente con catene ed oggetti vari. Le violenze erano comunque allordine del giorno
Spesso solo in questo momento che le donne si rendono veramente conto del destino che le attende ma come testimoniato da una donna incontrata nel C.I.E. Ponte Galeria e vittima di sfruttamento sessuale in Libia:
anche qualora avessi intuito prima le sue cattive intenzioni mi sarebbe stato impossibile da sola tornare indietro, a quel punto lunica possibilit era andare comunque avanti
Alcune donne raccontano di essersi poi imbarcate da Zuwara o Zuara o Zuwarah. Questa e' una citt della Libia nord-occidentale, capoluogo della Municipalit di Al Nuqat al Khams, nella regione della Tripolitania, si trova a 108 km a ovest di Tripoli e 60 km a est del confine con la Tunisia e negli ultimi anni divenuta un importante punto di imbarco per i migranti africani che dalla Libia raggiungono le coste lampedusane e siciliane viaggiando su vecchi pescherecci ma anche su piccole barche in vetroresina e gommoni tipo Zodiac. I viaggi sono organizzati da intermediari, chiamati passeur in francese e dallala in amarico, alcuni della nazionalit dei migranti, altri libici.
A volte gli sfruttatori/sfruttatrici salgono in prima persona sulle imbarcazioni con le donne, ma pi spesso queste vengono mandate da sole e il controllo continua ad essere esercitato per via indiretta attraverso qualche ragazza individuata e scelta nel gruppo come figura di intermediazione in cambio di alcune condizione di favore accordate.
E da questo momento che il percorso delle ragazze si estende nel nostro Paese.
Un percorso alternativo quello attraverso il Marocco fino alle coste spagnole per poi raggiungere lItalia via terra (ad esempio nascondendosi nei treni).
A questo proposito riportiamo la testimonianza di una donna da noi incontrata:
Lui mi ha condotta in una casa chiusa dove cerano molte altre donne nigeriane costrette alla prostituzione. La casa era gestita da un uomo marocchino in collaborazione con un gruppo di uomini e donne nigeriane. Ogni mese noi dovevamo dargli 50 euro per stare l e inoltre per ogni cliente con cui dovevamo andare lui prendeva sempre dei soldi. Sono rimasta l per circa 1 anno. Dopo sono riuscita a saldare il mio debito e a imbarcarmi per la Spagna pagando 900 $ per tale viaggio
ORGANIZZAZIONE DEI BORDELLI.
Una volta giunte in Libia, solitamente a Tripoli, tramite i percorsi conosciuti, lorganizzazione prevede che le ragazze vengano il pi delle volte inserite in un circuito di sfruttamento della prostituzione. Qui entrano in gioco i trafficanti libici, epicentro della organizzazione criminale transnazionale. Solo grazie a questi ultimi possibile che le ragazze raggiungano lItalia; infatti necessaria la presenza di un libico che intermedi con la polizia del luogo che pattuglia le coste per riuscire a far imbarcare le ragazze senza problemi ed a concludere cos linvio alla maman.
Nella fase della permanenza delle ragazze in Libia si verifica il loro sfruttamento in case chiuse.
Il tempo di permanenza delle ragazze in questi bordelli stabilito il pi delle volte dai trafficanti stessi e varia anche in base ad altre variabili quali i tempi di organizzazione del viaggio in mare, le condizioni atmosferiche, linvio da parte della maman di tutti i soldi necessari al viaggio.
Generalmente la maman non vuole che le ragazze siano sfruttate in Libia nei bordelli avendo interesse a che le stesse siano mandate il prima possibile in Italia; se infatti la maman si accorge che le ragazze vengono fatte prostituire in Libia spesso smette di pagare i trafficanti.
La maggior parte delle volte per la maman non viene a conoscenza dello sfruttamento in Libia perch le ragazze difficilmente hanno con lei un rapporto diretto telefonico.
In carenza di controllo, il trafficante nigeriano in accordo con il trafficante libico conduce la ragazza in una casa chiusa di Tripoli dove la stessa viene costretta a prostituirsi.
Come riferitoci da una testimone, generalmente le case chiuse non ospitano mai troppe ragazze, invece pi frequente che gli stessi trafficanti abbiano pi appartamenti in affitto, dislocati per la citt, dove le ragazze vengono costrette a prostituirsi.
Allinterno di ogni casa chiusa vi una delle ragazze, solitamente quella che sta l da pi tempo, che viene definita la Senior woman. Questultima ha una doppia funzione: 1. di accoglienza della nuova arrivata ed introduzione allattivit di meretricio; 2. di controllo delle ragazze affinch consegnino tutti i proventi della prostituzione al trafficante.
Nei bordelli le ragazze non possono rifiutarsi di avere rapporti sessuali con i clienti n di consegnare tutti i soldi ai loro sfruttatori; se oppongono resistenza vengono picchiate e torturate. In particolare, una testimone ha riferito che una delle torture consiste nel far camminare o sedere le ragazze sul petrolio bollente (non raro che le ragazze incontrate a Ponte Galeria mostrino segni evidenti di lesioni pregresse, cicatrici, bruciature sul corpo, conseguenza delle violenze subite).
E, inoltre, molto comune che le ragazze rimangano incinte dei loro clienti (sono infatti costrette ad avere rapporti sessuali senza preservativo) e siano poi vittime di aborti clandestini, procurati mediante calci nello stomaco e cocktail di medicinali da ingerire.
Spesso ricorre il racconto di una medesima modalit di fuga dalle case chiuse: un cliente-fidanzato che pagando pi soldi del dovuto per i rapporti effettivamente consumati estingue il debito in anticipo o organizza la fuga della ragazza. In entrambi i casi, luomo si assicura la riconoscenza imperitura della donna con la quale si imbarca per l Italia. Nei casi in cui la ragazza giunge a Lampedusa, abbiamo potuto verificare la costante presenza dello stesso uomo, che la chiama spesso al telefono e che laspetta al momento della sua dimissione. In alcuni casi le ragazze ci hanno raccontato di volerlo raggiungere non appena uscite. Abbiamo ragionevoli motivi per supporre che questo cliente – del quale ricorre spesso la nazionalit Ghanese – sia in realt il tramite con la maman, inserito stabilmente nel racket dello sfruttamento sessuale.
MODALITA DI CONTROLLO
Dalle testimonianze raccolte allinterno del C.I.E. di Ponte Galeria, emerge in maniera lampante che la catena dello sfruttamento non si spezza con linserimento delle donne provenienti da Lampedusa nei suddetti centri: la criminalit organizzata ha acquisito degli strumenti che mantengono il controllo sul traffico di donne migranti finalizzato alla costrizione della prostituzione anche nei luoghi su citati.
Nel corso dellattivit di sportello gestita dalla cooperativa BE FREE, emerge lipotesi secondo cui il controllo della criminalit riesce ad esplicarsi, anche all interno del C.I.E., attraverso modalit, quali:
CONCLUSIONI
Lanalisi di quanto emerso dalle testimonianze delle donne nigeriane passate per la Libia fa capire quanto il fenomeno del traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale, peraltro in continua trasformazione, stia ulteriormente modificandosi.
Questa constatazione ha una notevole rilevanza dal punto di vista politico-criminale in quanto rende manifesta lesistenza di un attivit organizzativa dotata di stabilit e prospettiva strategica che travalica, sotto pi aspetti (ideativo, preparatorio, commissivo ed effettuale), i confini di un singolo Stato.
Come gi esplicitato, le tecniche di reclutamento delle vittime nonch la presenza di specifici indicatori di immissione delle stesse nel circuito dello sfruttamento sessuale in Italia (lutilizzo di cellulari italiani in possesso di donne provenienti da Lampedusa, le modalit di controllo agite durante i colloqui, il prelevamento alluscita dal C.I.E. alla scadenza del termine di trattenimento) sono tutti elementi chiaramente riferibili ad una stabile organizzazione criminale di natura transnazionale.
La criminalit transnazionale, definita come una serie di "attivit criminali che si estendono in diversi paesi e che violano le leggi di diversi paesi" impone che la lotta per contrastare questo fenomeno assuma una dimensione altrettanto transnazionale.
Tutto ci si ripercuote inevitabilmente sulla responsabilit dei singoli Stati di prevenire e combattere la tratta di persone ed assicurare che le misure antitratta non creino ripercussioni negative o ledano i diritti umani delle persone coinvolte.
Alla luce delle considerazioni su espletate diventa imprescindibile intervenire sulla possibilit di offrire adeguate forme di protezione alle vittime anche qualora il crimine contro di loro non sia avvenuto su territorio italiano, come invece prescritto dall art. 18 T.U. 40 D.to Leg.vo 286/1998. Uninterpretazione restrittiva della possibilit di accedere ai percorsi di protezione sociale priverebbe infatti queste donne – gi vittime di prostituzione forzata e inevitabilmente destinate a subire lo stesso reato sul territorio nazionale - di qualsiasi possibilit di salvezza.
Ricorrono inoltre, a favore di unapplicazione pi vasta, gli indicatori di pericolo grave e attuale per la vittima, per la determinazione dei quali appare ininfluente lubicazione dei luoghi nei quali levento criminoso stato perpetrato.
Le donne trafficate attraverso la Libia soddisfano tutti gli elementi annoverati dallart. 600 del c.p.p. come necessari alla configurazione del reato di riduzione in schiavit, conformemente alla legge 228 del 2003 che attua, a sua volta, lo spirito del Protocollo Addizionale delle Nazioni Unite sul crimine transnazionale (Palermo, 2000).
Le donne che intendiamo sostenere condividono infatti uno status di vulnerabilit conseguente alla loro situazione familiare, economica, culturale e sociale, hanno subito diverse compravendite da parte di diversi trafficanti durante il loro percorso, ed esiste, tra i trafficanti stessi, una sodalit e la condivisione di un medesimo disegno criminoso, che prefigura la definizione di organizzazione criminale.
Hanno poi subito la coazione a prostituirsi, per ottenere la quale i trafficanti non hanno lesinato atti violenti di vario genere.
Chiediamo di poter inserire le donne che sporgono denuncia attraverso le nostre legali in progetti di protezione sociale, certe che l espansione dellart. 18 T.U. 40 D.to Leg.vo 286/1998 consentirebbe di privilegiare lespressione positiva dellobbligo di assistenza, protezione e integrazione sociale di cui si fa carico lo Stato nei confronti delle persone che per effetto delle loro dichiarazioni allautorit giudiziaria si espongano ad un pericolo grave ed attuale.
La richiesta muove dallimplicito riconoscimento della rilevanza dellart. 18 T.U. 40 D.to Leg.vo 286/1998 nel panorama normativo italiano ed internazionale per la tutela degli stranieri vittime di violenza e grave sfruttamento e per il contrasto ai trafficanti e agli sfruttatori di persone, in ossequio ai pi recenti indirizzi degli organismi europei ed internazionali e nellottica di una prospettiva, sempre pi condivisa a livello sopranazionale, fondata sulla tutela e sullaffermazione dei diritti umani nonch sullattenzione alla protezione delle vittime dei reati gravi.
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