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ANCONA - Le imprese tunisine hanno intenzione di formare i loro manager nelle Marche. Pesca, calzature ed elettronica i settori nei quali i manager del paese nordafricano intendono puntare per acquisire nuove competenze.
Una disponibilità in tal senso è emersa nel corso di un workshop su formazione professionale e trasferimento di know-how, organizzato di recente ad Ancona al quale ha partecipato l'ambasciatore tunisino a Roma, Mohamed Jegham, a capo di una delegazione composta da rappresentanti delle Camere di Commercio delle Regioni di Sfax e Sousse, oltre che da inviati delle associazioni industriali e di trenta imprese.
"Venite in Tunisia, gli investitori italiani sono i benvenuti": é stato un vero e proprio appello quello lanciato dall'ambasciatore Jegham. A conferma dei risultati di un'indagine condotta dall'Università di Ancona per conto della Regione, dalla quale emerge che la Tunisia é molto interessante per l'impresa marchigiana.
Nella sostanza, grazie a risorse comunitarie Meda (aiuti per lo sviluppo dell'area Mediterranea) che hanno dato vita ad un apposito fondo presso la Simest (società italiana per le imprese all'estero) di 36 milioni di euro, sarà possibile attivare progetti comuni nei settori agroalimentare, trasformazione dei prodotti ittici, tessile-abbigliamento, elettromeccanica, calzaturiero e edilizia.
Durante il convegno si è parlato in particolare di rapporti economici, con incontri bilaterali tra imprenditori e visite ad aziende marchigiane: in particolare a San Benedetto del Tronto presso una ditta per la trasformazione del pesce e presso il Consorzio Italia Pesca, che si occupa anche di mezzi tecnici per questa attività. Ma non solo.
"Concorrere allo sviluppo di quell'area è una missione di pace e anche un freno per l'immigrazione clandestina - sottolinea infatti il vice presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca - la scelta della Tunisia non è casuale perchè, tra i Paesi del Maghreb, è quello più avanzato e quindi si configura come strategico anche per l'accesso nel Nord Africa".
Entro il 2010 il Maghreb, infatti, entrerà nell'area del libero mercato e saranno azzerati le tariffe e i dazi doganali.
L'iniziativa si inserisce nella politica di internazionalizzazione, che la Regione ha concordato con il ministero per le Attività produttive e che rende operativa, attraverso la Convenzione con l'Ice.
L'interesse verso la Tunisia da parte delle Marche, la seconda regione italiana per capacità di esportazione e, in assoluto, la prima per investimenti nell'internazionalizzazione alle imprese con oltre 8 miliardi e mezzo di lire, si spiega con una serie di elementi.
E' stato l'ambasciatore Mohamed Jegham ad illustrarli. In primo luogo la politica economica del presidente Ben Ali, incentrata sul libero commercio, l'alta scolarizzazione, una manodopera che va verso la specializzazione, la mancanza di discriminazione tra sessi (anche nelle Facoltà scientifiche, come Ingegneria, c'è un'alta percentuale di donne, più che in Italia), l'emarginazione di fenomeni di fondamentalismo islamico, la stabilità del governo.
A questi se ne aggiungono altri, come le politiche di apertura e di sostegno agli investimenti esteri, che hanno attratto un gran numero di imprese straniere (negli ultimi due anni, sono passate da 365 a oltre 700 e, di queste, 250 sono piccole e medie imprese), una presenza, che viene immediatamente dopo la Francia. E inoltre: il maggiore mercato di approvvigionamento è l'Europa (le esportazioni sono cresciute di oltre il 16%, dato 2001-2000 ), e anche qui il nostro Paese è al secondo posto, il Pil è in costante crescita negli ultimi 10 anni.
(12 aprile 2002)
Giovanni Senatore
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