Intervista
"Rinnovi lumaca? Non si fanno le nozze con i fichi secchi"
Parla Giovanni Aliquò, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia. "Il governo ha caricato le Questure di compiti soverchianti alle forze destinate a questo tipo di impegno"
ROMA - Rinnovare i permessi di soggiorno in tempi ragionevoli? Impossibile, almeno fino a quando si continueranno a fare le nozze con i fichi secchi. La Polizia di Stato ha bisogno di mezzi e risorse per fare bene il proprio mestiere.
La pensa così Giovanni Aliquò, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia. Nell'Anfp sono iscritti più di mille duecento tra questori, dirigenti e commissari della Polizia di Stato, il 70% di quelli che hanno una tessera sindacale.
È possibile che per rinnovare un permesso si debba aspettare anche più di un anno? Negli Uffici Stranieri si lavora?
Si lavora eccome. Il problema è un altro, è semplicissimo e si può riassumere in una sola frase: non si fanno le nozze con i fichi secchi. Il governo ha caricato le questure di una serie di competenze in materia di immigrazione che sono soverchianti alle forze destinate a questo tipo di impegno.
Le nuove norme prevedono tutta una nuova serie di controlli sui permessi, siamo di fronte ad una "penalizzazione" del settore dell'immigrazione. Consideri che con la Bossi-Fini, proprio per far fronte a questa situazione, avevano previsto di assumere 1000 nuovi agenti.
Ma non li hanno assunti un anno e mezzo fa?
Lei li ha visti? Agli uffici immigrazione li stiamo ancora aspettando. Intanto c'è stata la sanatoria, abbiamo 700mila immigrati regolari in più e i ritardi sono inevitabilmente aumentati. E nelle Questure, per quanto riguarda le espulsioni, dobbiamo fare anche il lavoro che toccherebbe ad altri.
A chi?
Alle Prefetture. A istruire le pratiche per le espulsioni dovrebbero essere i loro funzionari, ma in realtà è tutto sulle spalle degli uomini delle Questure. Il prefetto mette solo una firma. Tutto queste toglie risorse alla gestione del permessi di soggiorno e alla vera lotta contro l'immigrazione clandestina, che non significa prendersela con il clandestino che arriva in Italia in cerca di salvezza, ma perseguire chi sfrutta la sua situazione per arricchirsi.
Perché non affidare la gestione dei permessi ai comuni? Avreste più tempo per fare il vostro mestiere…
Sono assolutamente contrario a questa ipotesi. Si risolverebbe in una parcellizzazione e polverizzazione nella trattazione delle pratiche, con una moltiplicazione esponenziale dei problemi. Nelle Questure abbiamo già personale molto qualificato nella gestione dei permessi di soggiorno, che però andrebbe messo nella condizione di far fruttare al meglio le proprie capacità. Abbiamo bisogno di maggiori risorse e dobbiamo ottimizzare le procedure, anche informatizzandole. Consideri ad esempio che la gestione dei permessi di soggiorno non è informatizzata del tutto, ma solo a spezzoni.
Nelle Questure c'è spazio per i mediatori culturali?
Nei migliori Uffici Stranieri già ci sono i mediatori, ma le assicuro che nella maggioranza dei casi sono i nostri poliziotti a farsi carico di questo compito. È un'esperienza che ho vissuto anch'io all'inizio della mia carriera, quando lavoravo in un ufficio stranieri. Tra i poliziotti c'è una gara ad aiutare le persone che ne hanno bisogno.
Non tutti gli immigrati hanno questa impressione…
E invece le assicuro che è così. Da parte dei poliziotti c'è sempre il tentativo di tirare dalla propria parte le persone per bene. In questo modo potranno più facilmente individuare i disonesti. Non è colpa nostra se non ci mettono in condizione di rilasciare e rinnovare i permessi di soggiorno in tempi certi.
E se si aumentasse la durata dei permessi?
Dobbiamo snellire le procedure. È per questo che farei partire subito una grande campagna perché gli immigrati che ne hanno i requisiti richiedano la carta di soggiorno [che non va rinnovata n.d.r.]. Anche le Questure dovrebbero rilasciare le carte di soggiorno senza creare ostacoli inutili…
Perché, ci sono Questure che "remano contro"?
So che alcune colleghi fanno qualche difficoltà nella concessione della carta di soggiorno. Lo trovo inconcepibile: è uno strumento di integrazione, un riconoscimento per l'immigrato che ha ripettato le regole per sei anni, ma anche uno strumento che può snellire enormemente l'attività amministrativa.
Ormai quasi tutti i clandestini andrebbero portati nei CPT. Non le sembra esagerato?
La prego di credermi: paradossalmente la procedura attuale ha disincentivato il controllo del territorio anziché incentivarlo. L'obbligo di prendere i clandestini e portarli al CPT in alcuni casi diventa molto oneroso. Si finisce per dire: stiamo attenti, perché se finiamo i fondi a disposizione, e la finanziaria ne ha tagliati tanti, non possiamo fare più nulla.
E all'interno dei CPT? Non vi pesa fare i carcerieri?
Purtroppo il nostro ruolo in queste strutture è diventato mortificante. I CPT si sono trasformati in una sorta di pre-carcere, dove il poliziotto deve sorvegliare i clandestini in uno stato di custodia cautelare prima che siano espulsi. In realtà non erano nati con questi obiettivi. Il poliziotto passa così da soggetto titolato nelle indagini in materia di immigrazione clandestina a custode di poveri sciagurati.
Insomma, cosa volete?
Vogliamo più strumenti , più mezzi, più personale per dedicarci alla lotta dei grandi traffici, ai sequestri dei patrimoni in Italia e all'estero di chi specula sull'immigrazione clandestina. Non vogliamo fare solo i Cerberi, vogliamo creare un legame con le comunità straniere, e attraverso di queste gettare un ponte di civiltà verso i paesi di provenienza. Un ponte che non sia a senso unico, perché la civiltà si esporta, ma spesso e volentieri la si può anche importare.
(10 marzo 2005)
Elvio Pasca