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ROMA - L'Italia assieme ad Austria e Germania é tra i paesi che trarranno più vantaggi dall'allargamento a Est dell'Unione Europea. Il motivo? L'esistenza di stretti rapporti culturali, storici e geografici che li legano agli stati "candidati" e allo stesso tempo, per quanto riguarda il nostro paese, anche un minore impatto delle aree cosiddette "più problematiche".

Realtà di convivenza e integrazione, a proposito di rapporti di buon "vicinato", testimoniata dalla presenza di moltissimi immigrati dell'Est europeo impiegati in vari settori dell'economia italiana.

Tra i paesi candidati, spicca il ruolo di Ungheria e Romania, in pole position nel 2001 nella corsa all'ingresso nella Ue, nei quali si prevedono tassi di crescita del Pil, rispettivamente, del 3% e del 6%.

Segnali positivi riguardano quindi le opportunità che prodotti e investimenti italiani trovino sbocco su nuovi mercati, tenuto conto inoltre che secondo una recente stima sul lungo periodo, l'allargamento porterebbe nelle casse dei quindici 10 miliardi di Euro, a fronte di costi netti da 0 a 8 miliardi di Euro.

La posizione di vantaggio dell'Italia rispetto ad altri membri dell'Unione Europea in conseguenza all'allargamento emergerebbe da uno studio condotto per conto ministero dell'Economia austriaco, dall'Istituto internazionale per i raffronti internazionali di Vienna, Economic Research Institute (Wifo), i cui risultati vengono citati nel Bollettino Informest n.4 aprile 2002, in un documento a firma di Leonardo Piccinetti.

"Una straordinaria combinazione di rischi e opportunità", così viene definita la sfida dell'allargamento dell'Ue, della quale la Convenzione Europea appena insediata dovrà ora disegnare una nuova bozza di Costituzione.

Non saranno quindi tutte rose e fiori. Tra i possibili ostacoli politici, in fase negoziale, viene segnalato in particolare quello relativo alla libera circolazione dei lavoratori. Austria e Germania, preoccupate per un possibile aumento della pressione migratoria, hanno proposto un periodo transitorio prima di concedere la libertà di circolazione ai lavoratori provenienti dall'Europa centrale.

Fino ad oggi l'applicazione di una fase di transizione è stata accettata soltanto da Ungheria, Lettonia e Slovacchia.

Ulteriori problemi riguarderebbe la Politica Agricola Comune. L'allargamento a 10 paesi dell'Europa centrale, ad esempio, significherebbe l'aumento di 2,4 volte del numero degli occupati nel settore agricolo, a fronte di un aumento del solo 12,7% del valore aggiunto agricolo.

Nonostante che all'elenco delle questioni spinose da affrontare e risolvere vadano aggiunte anche quelle dell'attribuzione dei fondi strutturali e dell'applicazione dell'acquis di Schengen, secondo un recente convegno della Fondazione Agnelli ("L'ampliamento dell'Unione: per una riflessione sulle conseguenze economiche per l'Italia"), citato nel Bollettino Informest, l'Italia nell'Unione a 25 o oltre, si troverà al centro dell'asse nord-sud, avrà quindi un "ruolo di cerniera" importante, senza contare la posizione strategica sul piano econonomico verso il Mediterraneo e il Medio Oriente.

"L'allargamento - conclude l'analisi di Informest - rappresenta una grande opportunità per l'economia e l'industria italiana ed europea nel suo insieme. Avere a disposizione un grande mercato sgnifica avere una grande opportunità di crescita. L'obiettivo di un'Europa allargata che sia sempre più un'Europa dei valori, dei diritti e di una nuova prosperità economica è quello a cui tutti noi dobbiamo tendere, ognuno facendo la sua parte".

(29 marzo 2002)

Giovanni Senatore