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Una ricerca.
Scuola, in Italia
182mila alunni
da 186 paesi
ROMA - "E' ben diverso insegnare in una classe con 4 o 5 alunni provenienti dallo stesso paese o dalla stessa area geografica, che con alunni provenienti da paesi diversissimi".
Un problema al quale avranno dovuto certamente fare fronte gli insegnanti delle scuole della provincia di Bergamo, nelle cui aule siedono alunni stranieri appartenenti a ben 106 etnie diverse. Ma anche i prof delle scuole di Padova (101 etnie), di Perugia (104) o di Pordenone (71) avranno avuto il loro da fare.
Le preoccupazioni della classe docente italiana alle prese con la massiccia e crescente presenza a scuola di alunni figli di immigrati, vengono quindi raccolte dalla Ricerca che il ministero della Pubblica Istruzione ha intitolato "Alunni con cittadinanza non italiana", relativa all'anno scolastico 2001-2002.
Secondo quanto accertato dallo studio realizzato dal ministero sono 181.767, provenienti da 186 paesi del mondo, gli alunni con cittadinanza non italiana, di scuole statali e non statali della nostra penisola.
Tantissimi rispetto a dieci anni fa, nell'anno scolastico 1991-1992, quando se ne contavano appena 25mila. Nonostante ne risultino quasi 35mila in più rispetto al 2000, rappresentano tuttavia solo il 2,31% del totale degli studenti italiani, una percentuale tra le più basse d'Europa.
"Sono pochi. Anzi pochissimi - si legge nel documento pubblicato sul sito della Pubblica Istruzione - se rapportati al totale degli alunni e alle percentuali molto più alte di alunni stranieri presenti nelle scuole di altri paesi eruopei, come Inghilterra, Francia, Germania, Belgio e Olanda".
"Nel consegnare una fotografia puntualissima del fenomeno - recita la prefazione della ricerca - introduce anche molti interrogativi, curiosità e piste di conoscenza rispetto al mondo che è oltre la scuola. Quello delle famiglie degli alunni stranieri, quello del lavoro dei genitori e di un tessuto economico multiforme e vitale fatto anche di piccoli centri e piccole imprese. Un tessuto che spiega le ragioni di una presenza diffusa e multiforme".
Apprendiamo così che "la presenza di alunni stranieri in Italia è molto disomogenea e differenziata sul territorio nazionale" e che gli studenti si concentrano soprattutto nelle aree del Nord (66.57%), mentre sono di meno al Centro (23.32%) e al Sud e nelle isole (10.11%).
Le città con più alunni stranieri? A Milano siedono sui banchi 19.166 giovani figli di immigrati, a Roma 11.863. Ma si registrano punte record anche in provincia. A Prato e a Reggio Emilia, ad esempio, mentre il primato spetta a Mantova, che si classifica al terzo posto a livello nazionale.
"L'aumento progressivo negli ultimi anni del numero di alunni pone l'accento sul carattere di stabilità assunto dal fenomeno immigratorio ed evidenzia la necessità di una pianificazione delle risorse e degli interventi", si legge ancora nella prefazione allo studio del ministero della Pubblica Istruzione.
In alcune zone il fenomeno ha ritmi di crescita considerevoli. E' il caso delle regione del Nord Est: la presenza di alunni stranieri nelle scuole è passato dal 64.75% al 66.57% nell'ultimo anno.
Intanto è ancora una volta l'Albania "in modo più marcato il paese al primo posto come numero di alunni stranieri nelle scuole, seguito da Marocco (28.072) e dall'ex Yugoslavia (18.577)".
Gli studenti che provengono dal Paese delle Aquile sono infatti 32.268 ed insieme agli alunni di cittadinanza europea non comunitaria (75.693 in totale), si trovano soprattutto nelle scuole elementari (45%). I bambini di nazionalità africana (51.651), invece, sono concentrati soprattutto nelle scuole dell'infanzia, mentre gli studenti asiatici e americani (27.374) si incontrano sui banchi dei licei.
Nel complesso, gli alunni non italiani frequentano in maggioranza la scuola elementare (76.662), a seguire le medie (44.129), quindi le scuole della infanzia (36.823), infine, gli istituti superiori (24.063).
"La scuola - si legge a conclusione della prefazione della ricerca ministeriale - rappresenta il principale canale di integrazione dei minori immigrati. Costituisce non solo un luogo privilegiato per la trasmissione e la costruzione di modelli culturali ma anche un ambito importante di incontro e di confronto, di interazione e di scambio. Una scuola delle cittadinanze dunque. Europea nella sua ispirazione, radicata in una identità nazionale solida, condivisa, capace di nutrire e difendere le tante identità locali. Ma al contempo capace di costruire una identità più ampia, fatta di valori universali. Una cornice comune entro la quale far dialogare la molteplicità delle culture".
(16 ottobre 2002)
Giovanni Senatore
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