ROMA - E’ ridotto in quelle condizioni da quando aveva appena un anno di vita. Un errore dei medici. L’iniezione epidurale fatta in Romania avrebbe dovuto proteggerlo dall’influenza. E invece l’ago della siringa aveva leso un nervo della gamba sinistra. Un danno gravissimo, che però si era manifestato più tardi, all’età di tre anni.
Il piccolo Ahmed non riusciva a camminare: era zoppo. Fu la madre ad accorgersene, ma ormai a quel punto non c’era più niente da fare. E per il bimbo rom iniziò una vita da disabile.
Oggi Ahmed, dopo un lungo girovagare per l’Europa, ha 24 anni ed è un "campione" dell’elemosina. Seduto sul marciapiede di una delle strade più note di Roma, famosa in tutto il mondo, ferma i passanti e chiede loro un piccolo aiuto, tendendo la mano.
Ma Ahmed lo fa in tre lingue: italiano, tedesco e francese. Da attore consumato, riesce a dare al suo volto un’immagine di tristezza sconfinata.
Una tecnica efficace: non è invadente. La gente si ferma e gli dà i soldi. "Sono più buoni gli italiani - dice - gli stranieri invece sono meno generosi". Ahmed, che oggi trascina la sua gamba curva e offesa con oscillazioni inverosimili alla vista, potrà contare per il suo futuro soltanto su quello che gli offre la strada.
In base alla nuove norme della finanziaria sull’ambito d’applicazione dell’assegno sociale, rischia di non poter beneficiare della pensione d’invalidità.
"Ho il permesso di soggiorno, la carta di identità, il codice fiscale", dice Ahmed. Ma la nuova disciplina prevede il possesso della carta di soggiorno (o il permesso di soggiorno non inferiore ad un anno). Ahmed, diventato regolare grazie alla sanatoria del ’98, ha ottenuto il permesso come lavoratore autonomo. Non appena mette insieme un po’ di denaro, manda 500-800mila lire alla mamma che vive in Romania, così come i suoi 7 fratelli.
"Io abito in una casa nel mio Paese - precisa con orgoglio - non sono come gli zingari. Non mi piaceva la Romania - racconta - mi piace essere libero e poi lì c’è una grande povertà. In Romania ho una pensione, ma ci danno poco, basta a sfamarci soltanto per pochi giorni, poi moriamo di fame".
Ahmed non sa leggere né scrivere, abitava in montagna, lontano dalla scuola e non c’era nessuno che poteva accompagnarlo. A 18 anni quindi lascia la Romania, arriva in Italia, a Roma, ma viene fermato in un campo rom e allontanato con il foglio di via, perché clandestino.
Emigra allora in Francia, a Lione, poi in Belgio, quindi in Germania. Fino al ritorno in Italia nel 1998. "Vivo chiedendo l’elemosina - dice Ahmed - gli italiani sono più buoni degli stranieri, mi danno 1000, 2000 lire. C’è un amico, un uomo sui 40-45 anni, che un paio di volte a settimana mi regala 10mila lire. Qui facciamo anche 100mila lire al giorno. Vorrei avere una pensione che mi permetta di vivere dignitosamente - aggiunge Ahmed, standosene in bilico sulla gamba sana - ho tutta la documentazione medica, le radiografie, le ho portate al medico della invalidità civile, ma finora nessuno mi ha risposto".
(19 dicembre 2001)
Giovanni Senatore