LRI e Gazeta Româneasca
"No alle restrizioni per i romeni"
Lettera aperta a Romano Prodi. "Peserebbero solo su chi già lavora in nero in Italia"
ROMA - Chiudere le porte ai lavoratori romeni colpirebbe solo quelli già in Italia, mantenendo nel sommerso centinaia di migliaia di persone. È partendo da questa considerazione che la Lega dei Romeni in Italia e il settimanale Gazeta Româneasca chiedono al governo italiano di non imporre restrizioni dopo il 1 gennaio 2007.
"Quasi 700.000 romeni lavorano in nero in Italia. Il più delle volte, i datori di lavoro vorrebbero regolarizzarli, ma la burocrazia della Bossi-Fini è scoraggiante" si legge in una lettera aperta a Romano Prodi pubblicata su Gazeta Româneasca e recapitata oggi a Palazzo Chigi. Tanti di quei lavoratori hanno presentato domanda per i flussi 2006, ma non hanno ancora ricevuto una risposta.
"Tutti questi romeni continuano a lavorare in nero, perpetuando una situazione che non conviene né alle casse dello Stato, né alle persone in causa, che non possono costruirsi un futuro assicurativo e pensionistico. Se le restrizioni saranno mantenute dopo il 1 gennaio 2007, continueranno a lavorare in nero in tanti settori essenziali, come la cura della persona o l'edilizia".
L'appello "smonta" tutte le obiezioni al libero acceso dei romeni al mercato del lavoro.
La paura di un'invasione è ingiustificata. "I romeni hanno diritto di libera circolazione per turismo nell' Unione Europea già dal 1 gennaio 2002: da allora, chi ha voluto emigrare l'ha fatto", spiegano i firmatari dell'appello, e anzi adesso stanno tornando a casa tanti che avevano lasciato il Paese all'inizio degli anni '90. Non c'è un esercito di poveri pronto a partire alla volta dell'Italia: "ricordiamo che in Romania, oggi il tasso di disoccupazione è al minimo storico e la mancanza di personale obbliga i datori di lavoro in Romania ad aumentare gli stipendi e cercare manodopera straniera"
Vano anche l'argomento che se la maggioranza dei Paesi membri imponesse l'Italia dovrebbe fare altrettanto. "Questo principio non è applicato sempre, tra i paesi europei esistono divergenze di opinioni sui temi più vari", e inoltre "la situazione specifica degli immigrati in Italia è diversa da quella degli immigrati in altri paesi europei". I firmatari non credono infine che l'esecutivo voglia sventolare la bandiera dello "stop agli stranieri" e cadere "nella trappola della demonizzazione che non ha niente a che fare con la visione di apertura per la quale questo governo si è distinto".
"Signor presidente del Consiglio, - conclude l'appello - Le chiediamo di pesare bene tutti questi argomenti nel prendere una decisione riguardante il futuro dei romeni in Italia".
La lettera aperta a Romano Prodi
Aderisci all'appello
(9 novembre 2006)
Elvio Pasca