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Sono 600.000 i cittadini stranieri presenti in Italia senza una casa. Il 15% è ospite di parenti mentre il 10% trova rifugio nei posti-letto a pagamento, nei centri di accoglienza(6%), nei dormitori pubblici (5%), nelle stazioni ferroviarie (5%), sui posti di lavoro (5%), in cascinali o baracche (5%), nelle carrozze ferroviarie (4%), nei centri sociali (4%), in edifici pericolanti (4%), in case occupate (3%), in alberghi (3%), nei parchi pubblici (3%), nelle carceri (2%), in centri di detenzione amministrativa (2%), sotto i ponti (2%), o in altre situazioni (15%). Questo è quanto emerge dal primo Rapporto dell'Ares 2000 sulla condizione abitativa degli immigrati (intitolato "il colore delle case") Causa del disagio abitativo degli stranieri in Italia è il costo proibitivo degli affitti che nel 2000 sono saliti del 10-20% rispetto al 1999. Sfruttando la condizione di estremo bisogno degli immigrati, i proprietari di case hanno creato una sorta di "canone speciale" che si colloca mediamente il 25% oltre il canone libero e il 60% oltre il canone concordato (previsto dalla legge 431/98). Allo stesso modo i titolari di appartamenti hanno anche inventato un "regime speciale" per quanto riguarda il tipo di abitazione offrendo a prezzi elevati case al di sotto dei limiti di abitabilità o considerate irrecuperabili. Per affittare un metro quadrato un cittadino straniero deve sbosare 17.000 lire a Roma, 16.800 a Venezia, 15.500 a Firenze, 14.800 a Genova, 13.800 a Torino, 13.200 a Napoli e 13.100 a Milano. Un capitolo a parte è quello dei centri di accoglienza che dispongono di appena 17.200 posti letto a fronte di oltre 100.000 richieste. Complessivamente si calcola un deficit di almeno 377.831 posti letto e di un numero di alloggi non inferiore ai 4 milioni di metri quadrati, con un costo valutabile in circa 8.000 miliardi. Si registrano inoltre particolari fenomeni come quello delle agenzie immobiliari che chiedono agli immigrati somme rilevanti per la ricerca di una abitazione che non verrà mai trovata, negando la restituzione della somma ricevuta, o come quello del mercato delle dichiarazioni di proprietari di alloggi che testimoniano (spesso dietro pagamento di somme cospicue) l'esistenza del requisito dell'alloggio richiesto per la regolarizzazione. Fra le possibili soluzioni Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia (sindacato unitario nazionale inquilini ed assegnatari), indica "un più incisivo utilizzo della legge fiscale" rilevando l'insufficienza della misura introdotta dalla finanziaria che prevede una specifica detrazione a favore del lavoratore che deve trasferirsi. La Legacoop dal canto suo si dice pronta a fare la sua parte per aumentare l'offerta di alloggi per i lavoratori che ne sono privi ed invita i ministeri dei Lavori Pubblici, del Lavoro e del Tesoro, e le organizzazioni cooperative e l'Ance a verificare in concreto "la possibilità di varare o estendere incentivi fiscali necessari per coinvolgere più ampiamente i capitali privati nella realizzazione di alloggi da destinare alla locazione, con canoni commisurati al reddito dei lavoratori che debbono trasferirsi''.
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