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Badanti
Nelle Marche una su quattro è irregolare
Nuova servitù o welfare privato? Sono donne istruite, sposate, provenienti dai Paesi dell'Est Europa

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Ancona - Nelle Marche il 25% delle bandanti è priva di permesso di soggiorno.

Vengono per lo più dai Paesi dell'Est Europa, sono donne istruite (una su quattro possiede una laurea) e spesso sposate. Si occupano prevalentemente di anziani ed in modo molto minore di persone disabili. La scelta di lavorare come badanti è legata alla percezione che questo sia un lavoro "facilmente reperibile" o "l'unico trovabile". Il 62% degli assistenti familiari vive senza nessun parente nelle Marche, solo in un sesto dei casi è avvenuto il ricongiungimento familiare; per molte donne (53,5%) questo vuol dire avere lasciato i figli in patria.

Dati che emergono da un'indagine svolta dall'Armal (Agenzia Regionale Marche Lavoro) con l'aiuto del Dipartimento di Scienze Sociali dell'Università Politecnica delle Marche su un campione di 600 lavoratori stranieri.

"La ricerca - dice il responsabile del ricerca, Emmanuele Tavolini - "è frutto di un lavoro iniziato un anno fa e si basa su interviste a testimoni. Il 43% è privo di un regolare contratto di lavoro, spesso per la mancata volontà degli assistiti di metterli in regola; uno su quattro è senza permesso di soggiorno, dato molto significativo a due anni dall'entrata in vigore della legge Bossi - Fini sulla regolarizzazione degli stranieri. Il reddito netto percepito è di 700 euro al mese, il carico di lavoro giornaliero, spesso superiore alle 8 ore, è particolarmente pesante, tanto che una badante su due vorrebbe trovare un altro lavoro".

Una donna su tre lavora più di 15 ore al giorno, e solo una su cinque ne lavora meno di otto. Secondo Tavolini sono una "sorta di nuova schiavitù". Ma c'è anche chi usa toni più pacati e parla di 'welfare privato', come Ugo Ascoli, assessore regionale al Lavoro, che descrive il fenomeno esploso negli ultimi anni "ancora poco regolato dalle politiche pubbliche".

"La Regione Marche - ha spiegato l'assessore Ascoli - sta lavorando a tre ipotesi di sostegno ai nuclei familiari che necessitano di questo tipo di servizi: evitare il ricorso al lavoro sommerso erogando assegni di servizio alle famiglie, qualificare l'offerta assistenziale con corsi di formazione di durata limitata ed agevolare l'incontro tra domanda e offerta con l'apertura di sportelli, punti di ascolto e di accoglienza".

Ma secondo Ascoli la drastica riduzione di 13 milioni di euro, pari al 50 per cento del totale delle risorse del Fondo nazionale per le politiche sociali, creerà problemi pesanti ai Comuni, con la prevedibile chiusura dei servizi o l'aumento dei costi di assistenza.

(23 dicembre 2005)

r.m.