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Legge n.84.
Balcani, via libera
ai primi progetti
per 100 miliardi
ROMA - L'operazione Balcani entra nella fase operativa: dovranno essere presentati e varati entro la fine del 2002 i primi progetti per la ricostruzione, lo sviluppo e la stabilizzazione di sette paesi dell'area oltre Adriatico.
Potranno così essere impiegati i primi 100 miliardi stanziati nell'ambito delle attività di cooperazione allo sviluppo e di assistenza alle imprese. I meccanisimi previsti dalla legge n.84/2001 sono stati infatti messi in moto.
Gli interventi previsti verranno realizzati in Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Macedonia, Jugoslavia e Romania. I progetti dovranno essere presentati al ministero degli Esteri o a quello delle Attività Produttive, e dovranno passare al vaglio congiunto dei dicasteri e della "task force" per i Balcani istituita con il compito di organizzare e coordinare le iniziative italiane nell'area dell'Europa dell'Est.
Entro il febbraio 2003 - rende noto l'ultimo bollettino di Informest sulla base di fonti Ice - la "task force" preparerà una relazione sull'attuazione degli interventi previsti dalla legge n.84/2001 che di recente ha stanziato oltre 300 miliardi di lire, da investire nell'arco di tre anni in favore di sette Paesi dei Balcani.
A dare il via libera, è stata una delibera del Comitato di Ministri, presieduto da Silvio Berlusconi, che ha definito le priorità strategiche a cui dovranno guardare le iniziative che potranno beneficiare dei contributi pubblici. Con la stessa delibera sono stati ripartiti i fondi in eguale misura tra ministero degli Esteri e ministero per le Attivitaà Produttive (22,207 milioni di euro ciascuno per il 2001 e altrettanti per il 2002), mentre altri 7,23 milioni di euro sono stati destinati alle iniziative che saranno prese direttamente dalle regioni.
"L'operazione lanciata dall'Italia - ha spiegato Cesare Ragaglini, rappresentante speciale del Presidente del Consiglio per i Balcani - ha come obiettivo prioritario quello di coordinare gli interventi italiani nei Paesi della regione e presentare l'Italia come 'sistema Paese'. Due esigenze emerse con chiarezza nella fase di gestazione del lancio operativo della legge n.84, fase nella quale sono stati ascoltate le richieste e le osservazioni di tutti gli attori della scena balcanica: amministrazioni pubbliche, enti locali, organizzazioni imprenditoriali, Ong, rappresentanti dei Paesi dell'area, ecc".
"L'Italia - ha aggiunto Ragaglini - è da sempre presente massicciamente nei Balcani, che considera come una priorità strategica per la sua politica estera e la sicurezza, dove ha già investito moltissimo: il nostro Paese è il primo contributore nell'ambito del Patto di stabilità per i Balcani, il secondo, in termini finanziari, dopo la Commissione europea, e sempre il secondo, dietro solo gli Usa, per l'impegno militare nell'area. Ma a fronte di tutto ciò sono in molti, tra cui gli stessi paesi interessati, a osservare spesso che la 'visibilità' dell'impegno italiano non è adeguata allo sforzo che viene prodotto".
Gli "indirizzi strategici" fissati nella delibera del Comitato dei Ministeri sono: rafforzamento delle istituzioni e della sicurezza; sostegno alla realizzazione delle riforme giuridiche, amministrative ed economiche; sostegno alle attività delle imprese e agli investimenti; sostegno alla cooperazione decentrata. Per quanto riguarda l'esame e la definizione dei progetti che potranno beneficiare degli aiuti pubblici, la delibera indica alcuni criteri generali, primo tra tutti quello della multisettorialità, ovvero la capacità di coordinare più iniziative in ambiti settoriali che vadano dalla cooperazione allo sviluppo all'assistenza alle imprese.
"Particolare attenzione - ha concluso il Rappresentante speciale del Presidente del Consiglio per i Balcani - nell'ambito delle iniziative da finanziare, sarà dedicata a quelle orientate alla formazione di personale nel campo delle pubbliche amministrazioni, dei sistemi giuridici e giudiziari, della tutela dell'ambiente. Iniziative che vengono ritenute prioritarie per favore la democratizzazione dei Paesi interessati e creare un ambiente favorevole alla presenza delle aziende italiane".
(5 agosto 2002)
Giovanni Senatore
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