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Belgio - Venivano espulsi dopo essere stati marchiati sul braccio con un inchiostro indelebile. Una pratica simile a quella che i nazisti usavano ad Auschwitz ed in altri lager. L'episodio, che aveva coinvolto decine di cittadini slovacchi espulsi, risale allo scorso anno ma è stato rilanciato in questi giorni da un importante quotidiano belga, proprio mentre il Governo è impegnato a rivedere in senso restrittivo le norme sui rifugiati. Era l'ottobre del 1999 ed alcuni cittadini di nazionalità slovacca, che avevano chiesto asilo politico in Belgio, furono convocati presso i municipi di Gand e di altri comuni della regione per il completamento delle pratiche di asilo. Si trattava pero' di una trappola. I richiedenti asilo, infatti, vennero dapprima internati in un centro profughi e quindi trasferiti all'aeroporto di Bruxelles per essere espulsi verso Bratislava. Tuttavia, prima dell'imbarco gli fu ordinato di rimboccarsi una manica per farsi segnare sull'avambraccio un numero identificativo praticato con un inchiostro in grado di resistere a molti mesi di lavaggi. Un marchio che l'Unione degli ebrei progressisti di Belgio aveva immediatamente denunciato come simile a quello ''impresso su tutti gli zingari deportati (uomini, donne, bambini, vecchi) nei campi di concentramento''. Secondo la versione della polizia il tatuaggio sarebbe stato applicato solo per consentire ai nomadi di ritrovare la poltrona loro assegnata sull'aereo. Ma in realtà l'obiettivo era quello di impedire un probabile ritorno dei cittadini slovacchi dopo l'espulsione. In Belgio il forte aumento degli ingressi di stranieri è stato al centro della campagna dall'estrema destra del Vlaams Blok che ha ottenuto il 30% dei consensi ad Anversa (seconda maggiore citta' del Paese). Il governo ha di recente deciso di ricorrere ai ripari ma sono in molti a contestare il giro di vite.
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