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ROMA – "I clandestini? E’ necessario farli venire allo scoperto, dare la possibilità a chi già lavora di regolarizzare la propria posizione, senza conseguenze penali, però, né per lui né per il datore di lavoro.
A chi non ha un lavoro, invece, bisogna dare un po’ di tempo per trovarlo. Solo per chi non viene allo scoperto, allora serve l’espulsione o una pena severa, perché vuol dire che ha qualcosa da nascondere.
In questo modo difenderemmo la dignità della persona e una risorsa per il popolo italiano".

Sono alcune delle idee che Don Oreste Benzi, responsabile generale dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, presente in tutte le regioni d’Italia e in 17 paesi del mondo, vorrebbe vedere inserite nel nuovo disegno di legge governativo sull’immigrazione.
Il sacerdote riminese ha incontrato oggi a Roma il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini e la parlamentare Stefania Prestigiacomo (Fi), ai quali ha presentato "un pacchetto di modifiche" delle nuove norme, che pure giudica in maniera positiva, "perché è la prima volta che si affronta davvero il problema". "

Non ho ancora piena coscienza del testo – premette Don Benzi – bisogna eliminare la clandestinità, ma gli angoli vanno smussati. Chi è clandestino dovrebbe rivelarsi ed ottenere la regolarizzazione.
Non si tratta di concedere una sanatoria, io la chiamo: riscatto della dignità della persona".

Il religioso romagnolo, da anni impegnato in una lotta senza quartiere alla prostituzione e al racket internazionale che sfrutta immigrate di tutte le etnie, ha presentato al presidente Casini e all’onorevole Prestigiacomo, anche una serie di proposte "per sconfiggere" il fenomeno.

"Innanzitutto – spiega Don Benzi – bisogna stabilire che è un reato servirsi di prestazioni sessuali da parte delle prostitute clandestine. Poi occorre imporre l’esame del polso a tutte le ragazze che si trovano sulla strada. Moltissime sono minorenni e dicono invece di essere maggiorenni. In questo modo vedremo le conseguenze per i clienti (legge 169), e ci sarà la loro correità, perché si sfrutta lo stato di schiavitù". "

L’onorevole Prestigiacomo – aggiunge il sacerdote, da poco rientrato dall’Australia dove sta aprendo una filiale della comunità tra gli aborigeni - è rimasta molto colpita, le ho portato la testimonianza di una rumena buttata sulla strada a 12 anni e quella di una nigeriana portata a battere in Italia col miraggio di un futuro in Canada…
I poveri, gli sfruttati non possono aspettare. Tra questi, i bambini ammalati del Kenia, dello Zambia, della Tanzania. Ora è impossibile portarli in Italia per curarli, perché una circolare mezzo sepolta del precedente governo, resa esecutiva dall’attuale ministero interessato, stabilisce che servono i 2/3 della spesa per l’intervento. Per operare al cuore 10 bambini ci vorrebbe un miliardo, figuriamoci e dove li trovano i soldi.

Chiediamo – conclude Don Benzi - che rendano di nuovo libero l’ingresso in Italia ai bimbi e agli ammalati del terzo mondo, è una piccola riparazione per tutto quello che noi occidentali abbiamo fatto loro. Su tutti questi temi non daremo tregua al governo".