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La polemica
Berlusconi: "No ad un'Italia plurietnica"
Il premier a Radio Anch'io: "Fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni. Gli stranieri che vengono qui si adeguino alle nostre leggi". Il centro-destra apprezza, l'opposizione insorge
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ROMA - "Noi vogliamo un'Italia che non diventi un paese plurietnico, pluriculturale, siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni".

Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha risposto oggi, nel corso di Radio Anch'io, ad un ascoltatore sul tema dell'immigrazione.

Noi, ha spiegato il premier, "vogliamo aprire agli stranieri che fuggono da paesi dove sono sottoposti a pericoli per la loro vita o per la loro libertà, questo è un nostro obbligo e quelli li accogliamo, così come accogliamo quegli stranieri che vengono qui per lavorare, ma non vogliamo tutti quelli che vengono qui per portare danno e pericolo ai cittadini italiani".
Inoltre, ha aggiunto Berlusconi "vogliamo che questi stranieri che qui rimangono si adeguino alle nostre leggi, al nostro modo di vivere".

I COMMENTI
"Che la nostra società divenga pluriculturale è inevitabile. Ma c'é chi, come la sinistra, pensa che si debba facilitare questo processo a scapito dell'identità italiana e chi invece come noi vuole governare questo percorso". Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, ha commentato così l'auspicio espresso dal presidente del Consiglio. "Pensiamo all'America. Quello è certamente un paese multietnico e multiculturale ma ha anche, e direi soprattutto, una forte identità americana, quella dell"American dream'. Io credo che dobbiamo guardare a quello come modello".

Anche Daniela Santanché si dichiara d'accordo con Berlusconi sull'obiettivo di una società "non plurietnica". "Bene ha fatto Berlusconi a chiarire questo punto importante - ha detto la responsabile delle donne di An - visto che l'immigrazione è uno dei problemi principali. Anche io penso che l'immigrazione vada legata al lavoro: agli immigrati dobbiamo infatti garantire un salario ed una casa. Ma la nostra cultura intendiamo preservarla e non siamo disposti a mediare sui nostri valori e sulle nostre tradizione".

"Condivido in pieno le parole del presidente Berlusconi, e questo ci porterà a rafforzare la nostra richiesta di revisione della Bossi-Fini, che si è dimostrata troppo permissiva". Lo ha detto Adriano Tilgher, leader del Fronte Sociale Nazionale, uno dei tre partiti che formano Alternativa sociale. "La legge Bossi-Fini - ha spiegato Tilgher - ha fallito il suo compito perché si è risolta in una regolarizzazione di tutti i clandestini presenti in Italia; invece nel nostro Paese devono restare solo coloro che hanno un regolare permesso di lavoro. E' giusto, come dice Berlusconi, che questi devono rispettare le nostre leggi e i nostri costumi".

"Oggi, invece della solita trovata truculenta, Berlusconi elargisce ovvietà. Tutte le persone normali sono contro chi delinque, peccato che con il governo di centrodestra i crimini siano aumentati e non solo tra gli immigrati". Così Livia Turco, esponente dei Ds, ha commentato le dichiarazioni del premier. "Le lancette dell'orologio di Berlusconi - ha continuato - sono ferme a molti anni indietro. Infatti lui pensa agli immigrati come ai meteci dell'antica Atene, ma non è possibile garantire una vera sicurezza senza una effettiva convivenza. Berlusconi e la Lega, negando agli immigrati il diritto di voto, il diritto d'asilo, una legge sulla libertà religiose, osteggiano ogni forma di convivenza". "Come Ulivo - ha proseguito Livia Turco - ribadiamo che è soltanto attraverso le leggi che si garantisce convivenza, conoscenza e comprensione reciproca, che si costituisce quel rapporto tra cittadini italiani e stranieri che permette una vera cultura della cittadinanza e che promuove sicurezza".

L'affermazione del premier è gravissima ed antistorica. Noi viviamo già in una società multiculturale e plurietnica e la sfida oggi è quella di aiutare le persone a convivere e ad accettarsi": così la responsabile delle Politiche della Solidarietà della Margherita, Cristina De Luca. "Questo è l'unico modo - ha aggiunto - per costruire uno sviluppo sostenibile che non può, in nessun caso, basarsi sulla chiusura e la repressione. I risultati di cinque anni di politiche dell'immigrazione del governo sono sotto gli occhi di tutti: gli sbarchi della disperazione, le file disumane di immigrati in attesa di regolarizzazione, non hanno bisogno di commento. Il centrosinistra vuole lavorare per un'integrazione possibile tra italiani e non italiani in un quadro di certezza di diritti e chiarezza di doveri".

Secondo Clemente Mastella, leader dei Popolari-Udeur "le dichiarazione di Berlusconi sono gravissime". "Il premier afferma di non voler un'Italia plurietnica e pluriculturale - ha detto Mastella - e nei fatti va contro il principio dell'accoglienza che da sempre caratterizza l'Italia. Berlusconi si professa cattolico, ma così in realtà va ad urtare pesantemente contro la dottrina sociale della Chiesa, contro l'azione della Caritas e dei vescovi che invece vedono nella mescolanza delle culture un elemento di ricchezza". "Con queste dichiarazioni, il presidente del Consiglio ha mostrato la realtà in tutta la sua crudezza: è ostaggio della Lega, che vede come fumo negli occhi la presenza degli immigrati nel nostro Paese. Gli stranieri - ha concluso il leader dell'Udeur - non possono essere considerati come carne da macello da sfruttare solo per i lavori stagionali o per i compiti più gravosi".

(27 marzo 2006)

Stefano Camilloni