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Gianluca Borghi, assessore alle politiche sociali e all'immigrazione della regione Emilia-Romagna ci parla della nuova legge regionale sull'immigrazione
BOLOGNA -"È una legge che prevede strumenti concreti per agire altrettanto concretamente per l'integrazione e l'accoglienza, estendendo al massimo tutte le competenze che sono assegnate alle regioni in materia di politiche sociali, abitative, del lavoro, della sanità, della scuola, della formazione professionale".
Gianluca Borghi, assessore alle politiche sociali e all'immigrazione della regione Emilia-Romagna, va fiero della legge sull'immigrazione appena varata dalla giunta di cui fa parte.
"Questa legge - dice - è anche frutto di esperienze che ormai da vent'anni fanno dell'Emilia Romagna un terreno fertile per l' integrazione.
Già oggi abbiamo nella nostra Regione 150 mila cittadini stranieri residenti, che diventeranno 200mila al termine della regolarizzazione, il 5% della popolazione".
 Gianluca Borghi |
Un'immigrazione sempre più stabile, con tantissimi bambini…
In città come Reggio Emilia, Modena, Ravenna e Bologna, la presenza di bambini nelle scuole dell'obbligo raggiunge ormai percentuali a doppia cifra.
Una dinamica che anche in seguito a numerosi ricongiungimenti familiari, pur tra le difficoltà previste dalla Bossi-Fini non muterà nel prossimo futuro, anzi, raggiungerà dimensioni ancora più rilevanti per le quali noi dobbiamo e vogliamo essere preparati.
Come?
Attraverso gli strumenti previsti dalla nuova legge.
A partire dalla programmazione triennale, fortemente integrata con la programmazione che le singole leggi di settore, penso ad esempio alle politiche sociali, formative e della casa, hanno già previsto in Emilia Romagna.
La nostra legge non prevede servizi paralleli, ma vuole facilitare la fruizione di servizi già esistenti in una prospettiva universalistica, quindi anche per i cittadini stranieri.
Con un impegno particolare contro le discriminazioni…
Prevediamo consulenze legali contro le discriminazioni razziali, in modo tale da far giungere dalla nostra regione esperienze coerenti con le indicazioni comunitarie e purtroppo ancora disattese o non sufficientemente colte dal legislatore nazionale.
Vogliamo inoltre allargare la platea dei destinatari anche ai richiedenti asilo e ai rifugiati e questo ci pare un dato importante, se è vero che l'Italia non ha una legislazione sui richiedenti asilo.
Che interventi prevedete per risolvere il problema degli alloggi?
Pensiamo alla creazione di agenzie comunali e provinciali per la casa, che sappiano coniugare meglio di quanto è accaduto finora la fortissima richiesta di alloggi con l'offerta ancora assolutamente troppo bassa rivolta ai cittadini immigrati.
Troppo spesso gli stranieri devono sottostare a condizioni inaccettabili, anche se sono completamente integrati in percorsi lavorativi nelle imprese in ogni distretto industriale o turistico della nostra regione.
Che peso hanno i lavoratori immigrati nel vostro sistema produttivo?
Nella nostra regione il motore dell'immigrazione è il lavoro, questa è una regione che a parte l'area territoriale di Ferrara è a piena occupazione: noi non potremo prescindere dalla forza lavoro dei cittadini immigrati e quindi dobbiamo conseguentemente assumere il dato dell'integrazione dal punto di vista dell'offerta abitativa come strutturale. E noi su questo chiamiamo ad una responsabilità nuova i datori di lavoro, che più e meglio devono impegnarsi in tal senso.
Accanto ad "integrazione", l'altra parola d'ordine della nuova legge sembra essere "partecipazione"…
Certo, abbiamo previsto alcune iniziative più significative dal punto di vista politico.
Tra queste, la revisione complessiva della Consulta regionale, che sarò meno pletorica del passato, in grado di rappresentare meglio le istanze dei cittadini stranieri.
La consulta riunirà non solo i rappresentanti dei cittadini stranieri, ma anche delle parti sociali, e dell'impresa.
I rappresentanti degli stranieri saranno eletti?
No, però saranno scelti tenendo in considerazione il contesto provinciale, la differenza di genere e naturalmente la provenienza etnica.
L'Emilia Romagna ha già delle consulte comunali o provinciali per gli stranieri…
Abbiamo previsto esplicitamente di sostenere anche economicamente quelle esperienze di partecipazione attiva e diretta alla vita sociale e istituzionale dei comuni e delle province che già vedono alcuni punti di eccellenza.
Ricordo che la provincia di Rimini solo tre mesi fa è andata all'elezione di un vero e proprio consiglio provinciale degli immigrati che ha visto la partecipazione di oltre il 25% degli stranieri residenti. Una percentuale che giudico straordinaria.
Esperienze importanti, che però ancora non danno una vera e propria rappresentanza politica agli stranieri…
È vero, ma dal punto di vista normativo possiamo agire solo in questo modo.
In un documento politico che allegheremo nel momento della promozione in consiglio regionale di questa legge auspicheremo però l'estensione del diritto di voto anche ai cittadini stranieri. Rimane un nostro obiettivo.
Che ruolo gioca la Regione nella definizione delle quote del decreto flussi?
Noi ogni anno mandiamo puntualmente al governo la nostra richiesta degli stagionali e degli altri lavoratori.
Il governo però fa come vuole, spesso senza confronti istituzionali. Decide sulla base delle posizioni irresponsabili che il ministro Maroni in tema di immigrazione continua ad assumere, a dispetto di ogni richiesta, sostenuta dai fatti, proveniente da territori come l'Emilia Romagna.
So che anche in Veneto c'è stato un conflitto fortissimo tra l'istituzione regionale ed il governo perché non si è tenuto nella considerazione dovuta le indicazioni assunte.
Noi le indicazioni le assumiamo in una vera concertazione sociale con le parti, attività che il governo troppo spesso non è in grado o non vuole svolgere.
La nuova legge prevede anche la formazione dei lavoratori direttamente nei Paesi d'origine. Con quali vantaggi?
La formazione nei paesi d'origine agisce in due direzioni.
Da un lato serve a preparare al meglio le figure professionale di cui il nostro mercato del lavoro necessita. Dall'altro, ad agire concretamente in una nuova dimensione delle politiche di cooperazione, tese a costruire uno sviluppo duraturo e sostenibile, rafforzare il riconoscimento dei diritti e quindi creare le condizioni per rendere le migrazioni un fenomeno non più così inevitabile.
Mi rendo conto che rispetto alle dimensioni può sembrare sproporzionato che una regione parli di questo, ma qualcosa ci pare necessario farla.
(14 luglio 2003)
Elvio Pasca
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