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Bota Shqiptare, il quindicinale degli albanesi in Italia. Ne parliamo con il direttore Roland Sejko.
ROMA - Dopo Gazeta Romaneasca e Africa News & Nouvelles continua il nostro viaggio nel mondo dei giornali etnici pubblicati in Italia.
Questa volta parliamo di Bota Shqiptare (Mondo albanese), l'unico giornale pubblicato e distribuito in Italia per gli immigrati albanesi.
Ne parliamo con il suo creatore, il direttore Roland Sejko.
Direttore, come e quando nasce Bota Shqiptare?
Il nostro giornale è nato quattro anni fa, per iniziativa di un piccolo gruppo di persone.
In Albania avevo già una casa editrice, un'esperienza che mi è stata molto utile per dare vita a questa iniziativa in Italia.
Naturalmente all'inizio abbiamo dovuto superare tutti gli ostacoli che incontra un'edizione fatta a proprie spese, con mezzi che non erano certo moltissimi.
C'erano poi i limiti imposti dalla legge italiana, che chiede la presenza di un direttore responsabile di cittadinanza italiana o europea: una restrizione molto grave per le iniziative editoriali degli extracomunitari.
Bisognava infine affrontare tutte le difficoltà organizzative, e mettere insieme un gruppo di giornalisti albanesi che si trovavano in Italia, cercandoli tra chi aveva già un'esperienza sul campo e chi invece era ancora alle prime armi.
Problemi organizzativi che sembrano risolti: ormai Bota Shqiptare si avvale della collaborazione delle migliori firme del giornalismo albanese…
È vero, e questo è stato possibile grazie al grande successo di pubblico incontrato dal nostro giornale sin dai primi numeri.
Basti pensare che il quinto numero di Bota Shqiptare era già distribuito in tutte le edicole di stampa estera in Italia.
Questo ci ha permesso una certa autonomia, e ci ha dato la possibilità di pagare importanti giornalisti delle testate nazionali albanesi. Oltre ai giornalisti, con noi collaborano altri nomi noti della pubblicistica e della critica albanese, come ad esempio importanti storici, che scrivono per noi articoli di analisi ed approfondimento.
Qual è il lettore tipo di Bota Shqiptare?
Il nostro lettore tipo è, in generale, l'immigrato albanese in Italia.
Abbiamo scoperto man mano i suoi bisogni. Anche il suo gusto, nel tempo, si è evoluto, specialmente perché è venuto in contatto con la stampa italiana.
Il nostro giornale ha seguito questa linea evolutiva, cambiando in relazione alle esigenze dei suoi lettori, e, pur restando un giornale albanese, ha fatto tesoro dell'esperienza del giornalismo italiano.
Quali sono le differenze principali tra giornalismo albanese e giornalismo italiano?
La più grande differenza sta nella moderazione con cui in Italia si presentano le notizie.
In Albania i giornali prendono posizioni radicali: esistono testate di destra o di sinistra con posizioni molto più estreme che in Italia. Questo fa perdere oggettività alla notizia.
Noi, avvalendoci dell'esperienza italiana, abbiamo deciso di lasciar fuori dalle nostre linee editoriali le posizioni estremiste, cercando una linea di mezzo.
Dobbiamo tener presente che il nostro lettore è qui come immigrato, non come "militante", e ha bisogno di notizie presentate il più possibile in modo chiaro e oggettivo.
Negli ultimi numeri la sanatoria ha avuto un grandissimo spazio sulle vostre pagine
La sanatoria è quasi come una "cometa" per gli immigrati in Italia, che appare più o meno una volta ogni quattro anni …
È giusto che si diano le informazioni più importanti per poter aiutare gli immigrati ad orientarsi nei meandri burocratici della sanatoria.
All'inizio, in mancanza di altre notizie, davamo quasi esclusivamente notizie dall'Albania.
Poi, man mano, sondando e seguendo i bisogni del lettore, Bota Shqiptare ha assunto la forma attuale, con le prime 3 o 4 pagine dedicate all'immigrazione in Italia, sia per questioni che riguardano tutti gli immigrati, come la sanatoria, sia per questioni più specificatamente albanesi, come alcuni fatti di cronaca.
L'attualità albanese mantiene però un posto importante…
Il legame con ciò che succede in Albania è indispensabile.
Il nostro è un giornale fortunato, perché gioca quasi in regime di "monopolio" del mercato.
In Italia, infatti, non vengono distribuiti giornali albanesi e la televisione albanese non trasmette qui in Italia se non due ore al giorno di trasmissioni abbastanza "folkloristiche".
Le pagine dedicate all'attualità albanese diventano quindi l'unico legame con ciò che succede in patria.
Cerchiamo di dare una linea generale degli eventi politici e di cronaca in Albania, senza naturalmente tralasciare gli argomenti di cultura, spettacolo, sport e così via, in modo che tutti gli albanesi in Italia possano avere un'idea abbastanza precisa di come vanno le cose in patria.
Il forte legame con la madrepatria può essere anche dovuto al fatto che, vista la vicinanza, gli immigrati albanesi tornano più spesso a casa?
Questo era vero fino al 1997 circa.
Adesso la maggior parte degli albanesi in Italia sono integrati, hanno comprato casa, hanno richiamato in Italia madri mogli e figli.
Nel nostro paese, però, abbiamo una concezione più "allargata" della famiglia rispetto agli italiani: ci sarà sempre, quindi, qualcuno della famiglia che è rimasto in patria, di qui il grande interesse per ciò che succede in Albania.
La comunità albanese è una delle più colpite dai pregiudizi. Come giudica questa situazione?
Purtroppo nella politica e nella società italiana sono in tanti a prendersela con gli immigrati, e con gli albanesi in particolare.
C'è una continua campagna della stampa, in molti casi denigratoria, anche quando non c'è stato nessun "caso". Credo che gli albanesi siano diventati un po' i "capri espiatori" di tutti gli immigrati, e non è certo una posizione da invidiare.
Ricorderei però che le stesse cose che stanno succedendo agli albanesi adesso, un tempo succedevano agli italiani.
Gli italiani hanno però la memoria corta: noi con i nostri articoli cerchiamo di svegliarla, specialmente in casi clamorosi nei quali si violano i diritti fondamentali della persona.
(13 novembre 2002)
Elvio Pasca
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