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Stati Uniti
Bush: "L'esercito contro i clandestini"
Pattuglierà il confine con il Messico. Ma il presidente chiede anche una soluzione per gli irregolari che già vivono negli USA
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WASHINGTON - Seimila soldati pattuglieranno la frontiera meridionale degli Stati Uniti per contrastare l'immigrazione clandestina dal Messico, ma contemporaneamente bisogna riuscire a legalizzare la posizione di dodici milioni di irregolari che già vivono nel Paese.

Questi i due poli del discorso televisivo rivolto ieri sera dal Presidente degli Stati Uniti George Bush a tutti i cittadini americani.

"Siamo una nazione di immigranti ma gli Stati Uniti devono essere in grado di controllare i propri confini. In questo momento non abbiamo ancora il controllo completo dei nostri confini e sono deciso a cambiare le cose", ha detto Bush, annunciando il rafforzamento della polizia di frontiera "entro la fine del 2008" e l'uso di sensori di movimento, raggi infrarossi, e aerei senza pilota ai confini.

Misure che però richiedono del tempo prima di diventare operative, di qui la decisione di inviare alla frontiera con il Messico, per un anno, 6.000 soldati della Guardia Nazionale. Non potendo per legge svolgere funzioni di polizia, i soldati potranno solo coadiuvare la polizia di frontiera, senza arrestare direttamente i clandestini.

Quanto alla situazione dei lavoratori clandestini che vivono da anni negli Stati Uniti, Bush ha sottolineato che "non sarebbe saggio o realistico ammassare milioni di persone, molte con profonde radici negli Stati Uniti, per rispedirle oltre il confine". Ma per il Presidente non si può nemmeno pensare a una regolarizzazione automatica nel quale farli rientrare tutti: "Tra le misure estreme della deportazione di massa e della concessione della cittadinanza ad ogni immigrato illegale esistono soluzioni intermedie razionali".

Bush caldeggia un progetto incentrato sui 'guest workers' (lavoratori ospiti). Agli immigrati disposti a fare lavori per i quali non si trovano cittadini americani, la Casa Bianca vorrebbe concedere permessi di soggiorno della durata di alcuni anni. Scaduto il permesso, i lavoratori stranieri dovrebbero tornare nei loro Paesi di provenienza. Questa sarebbe la "strada maestra verso la legalità", il modo per rimpiazzare "lavoratori illegali con contribuenti che pagano le tasse".

Nelle ultime settimane l'immigrazione è stato uno dei temi caldi dell'agenda politica americana. La Camera dei rappresentanti ha approvato un giro di vite contro i clandestini, mentre un testo in discussione al Senato vorrebbe risolvere il problema introducendo dei meccanismi di regolarizzazione. Per domani i gruppi che rappresentano i lavoratori illegali hanno organizzato una grande manifestazione di protesta a Washington.

(16 maggio 2006)

Elvio Pasca