Consiglio dei ministri
Stop al decreto anti-sfruttamento
Il governo sceglie la strada, più lunga, del disegno di legge. Ferrero: "Grave errore politico, scelta incomprensibile"
ROMA - Non sarà un decreto legge a dare un permesso di soggiorno ai lavoratori stranieri vittime di sfruttamento. Per reprimere il fenomeno sempre più frequente nelle campagne e sui cantieri italiani, il governo ha deciso di intraprendere la strada più lunga del disegno di legge, uno strumento che permetterà anche di introdurre nuovi tipi di reato per punire penalmente i caporali.
Tra le righe del comunicato ufficiale di Palazzo Chigi non si riesce a leggere lo scontro tra i propugnatori di un provvedimenti d'urgenza e quelli (vincenti) che hanno voluto dare più spazio al dibattito parlamentare: "Il Consiglio - dice - ha avviato l'esame di un provvedimento - proposto dal Presidente del Consiglio, dal Ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, dal Ministro dell'interno, Giuliano Amato, e dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, Cesare Damiano - che prevede l'adozione di nuove e più efficaci misure di contrasto al fenomeno dello sfruttamento della manodopera extracomunitaria in condizioni di illegalità nei settori agricolo e dell'edilizia".
È stato però lo stesso ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero a dare sfogo alla sua delusione. "La scelta del Consiglio dei Ministri di non varare un decreto legge, - ha dichiarato ieri - rimandando ad un disegno di legge, sulla lotta al super sfruttamento dei lavoratori migranti clandestini e la loro regolarizzazione, è un grave errore politico". "Di fronte alla tragica situazione che si è registrata nelle campagne del foggiano, - ha spiegato Ferrero - denunciata più di un mese fa da inchieste giornalistiche, l'assenza di un provvedimento di urgenza che eviti ai migranti che già hanno subito una pesante violazione della loro dignità umana, anche la beffa dell'espulsione, risulta francamente incomprensibile".
"Tanto più - ha rilanciato Ferrero - che nel programma con cui l'Unione si è presentata alle elezioni vi è scritto a chiare lettere: 'Per contrastare la tendenza al lavoro nero, riteniamo occorra garantire il permesso di soggiorno a ogni immigrato che denunci la propria condizione di lavoro irregolare'".
A spiegare al scelta del governo è stato il ministro dell'Interno Giuliano Amato. "Un po' c'era il problema del destino che avrebbe avuto un decreto legge in una fase come questa di affollamento parlamentare - ha sottolineatoli responsabile del Viminale - Ma c' era anche un problema di sostanza, perché il vero dramma sta nell' esistenza di un caporale della stessa etnia del clandestino che gestisce i lavoratori irregolari, vendendoli al lavoratore agricolo, portando via loro fino a metà salario. Si deve quindi, ad avviso anche di Ferrero, scegliere come fattispecie criminali le varie forme di sfruttamento degli immigrati da parte dei caporali".
"Lo strumento del decreto legge, - ha proseguito il ministro dell'Interno - non può essere usato per definire nuove fattispecie di reato. Abbiamo quindi preferito una riscrittura del testo che colpisca penalmente il caporale. E per questo ci vuole un disegno di legge che può avere un largo consenso ed essere approvato rapidamente".
(20 ottobre 2006)
EP