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Rapporto Caritas/Migrantes
20mila infermieri stranieri in Italia
Lavorano in ospedali, ospizi e case di cura. Negli ospedali +160% negli ultimi 3 anni
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ROMA - Sono circa 20mila gli infermieri stranieri impegnati tra corsie di ospedali, case di cura e ospizi italiani. Una presenza in costante aumento, visto che il fabbisogno di infermieri nelle nostre strutture sanitarie tocca, secondo l'Ocse, sfiora le 100mila unità.

È stato presentato oggi a Palermo, in occasione della Conferenza della Società italiana di medicina delle migrazioni, il rapporto Caritas/ Migrantes "Gli infermieri immigrati nella sanità italiana".

Prendendo in considerazione solo gli ospedali, tra il 2002 e il 2005 gli infermieri stranieri sono passati da 2.612 a 6.730 : un aumento che sfiora il 160%. Sette su 10 provengono da un paese europeo (in testa la Romania e la Polonia), sono significativamente aumentati gli infermieri provenienti dai paesi asiatici (dal 4% al 12,2%; una differenza di +681%) mentre sono calati quelli che giungono da paesi africani (dal 14,4% al 6,6%). Complessivamente, gli infermieri non comunitari presenti nelle corsie ospedaliere sono 4.741.

Se si vuole una stima della presenza complessiva, bisogna però tenere conto che l'Ipasvi (Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d'infanzia) parla di 20.000 infermieri professionali stranieri operanti in Italia non solo nelle corsie di ospedali ma anche negli ospizi e nelle case di cura. Ed è proprio dalle cliniche private, dalle case di riposo e dagli istituti per anziani e disabili non autosufficienti che provengono le maggiori richieste di assunzione.

In Italia ci sono 5,4 infermieri ogni mille abitanti contro una media auspicata Ocse di 6,9; la Francia è a 7,3, il Regno Unito a 9,1, la Germania a 9,7, l'Olanda a 12,8, Irlanda a 14,8. Il fabbisogno varia, a seconda delle stime, da 61 mila (Ipasvi, 2004) a 99 mila (Ocse) lavoratori.

Per la Caritas - Migrantes, "l'apporto degli infermieri stranieri mostra che l' immigrazione, anche se spesso inquadrata sotto un'ottica negativa, è un utile strumento di risposta ai bisogni della società italiana". Il loro impegno "è costellato da sforzi e rinunce non indifferenti: fra l'altro accettano incarichi generici pur essendo non di rado specializzati. Non sempre, per lo stesso lavoro, ricevono quanto ricevono gli italiani e, tuttavia, percepiscono di più di quanto avevano in patria per mansioni superiori e con l'invio dei loro risparmi sono di sostegno al benessere delle proprie famiglie ed allo sviluppo dei loro paesi".

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"Gli infermieri immigrati nella sanità italiana: un ulteriore apporto dopo l'assistenza nelle famiglie"

(28 aprile 2006)

EP