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Venerdì 26 Ottobre verrà presentato il Dossier 2001, mentre sono in uscita un video e un sussidio a cura della Caritas Italiana. Al di là di statistiche e cifre, ribadite fondamentali chiavi di lettura.

"Occorre trovare un non facile punto di sintesi che contemperi da una parte le esigenze di accoglienza…e il rispetto dei diritti inalienabili delle persone e delle famiglie, dall’altra i criteri di un efficace contrasto dell’immigrazione clandestina e della possibilità di una proficua integrazione nel nostro tessuto sociale"

Queste parole del Card. Ruini evidenziano i paletti entro cui muoversi in tema di immigrazione. Tema caldo in questi giorni perché il Governo ha da poco varato il nuovo ddl in materia e perché la Caritas sta per presentare l’annuale Dossier, con un’analisi quantitativa, ma anche qualitativa dei vari aspetti del fenomeno, mentre sono in pubblicazione un video e un sussidio dal titolo eloquente: "Immigrazione, risorsa di una società che cambia".

In sintesi emerge sia la stabilità del fenomeno, sia il positivo inserimento di immigrati nel tessuto lavorativo e produttivo del nostro Paese. Così come sono cresciute anche le opportunità di carattere umano, sociale, culturale. D’altra parte sono aumentati i problemi connessi all’accoglienza, all'inserimento lavorativo e sociale, all'accesso ai servizi pubblici territoriali, ad una sana integrazione. In quest’ottica, pur non essendo ancora disponibile il testo definitivo, non possiamo che ribadire dubbi e perplessità sulle linee del ddl con cui il Governo modifica la legge sull’immigrazione, lamentando ancora una volta il mancato coinvolgimento della Consulta presso la Presidenza del Consiglio sui problemi degli immigrati e delle loro famiglie. Riteniamo però che vi sia ancora spazio per miglioramenti da parte del Parlamento che dovrà esaminare e approvare il testo.

In generale l’impianto delle modifiche è sbilanciato verso la repressione dell’immigrazione clandestina e verso una considerazione del lavoratore immigrato esclusivamente funzionale al sistema economico e produttivo. Regolare l'ingresso e il soggiorno di lavoratori stranieri secondo criteri esclusivamente economicistici, escludendo considerazioni di più ampio respiro umanitario e solidaristico, non può che lasciare perplessi su quale modello di società si stia prospettando.

Non hanno ricevuto la doverosa considerazione tutti gli aspetti connessi all’interazione e all’ integrazione. "Eppure – commenta il direttore della Caritas Italiana, don Vittorio Nozzaoggi dobbiamo cominciare a guardare in faccia la persona immigrata, una dopo l’altra. Ci accorgeremmo così che è già uno di noi, è già nei nostri condomini, nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro, all’interno dei nostri nuclei sociali e spesso familiari. Se riusciamo a passare dall’immaginario alle conoscenze dirette, i nostri giudizi o pregiudizi spesso cambiano".

Pur riconoscendo alla nuova legge un’attenzione anche alle necessità lavorative dei cittadini italiani restano tuttavia molti punti discutibili. Innanzi tutto l’abolizione dell’istituto dello "sponsor". L’unica via di accesso rimane quella del contratto di soggiorno, legato all’attività lavorativa dell’immigrato. Ma l’immigrato è prima di tutto una persona, con una famiglia e delle relazioni. Per questo è inaccettabile la sua riduzione a pura forza lavoro, così come la restrizione delle possibilità di ricongiungimento, che finisce per incrementare situazioni di precarietà e per rendere più difficile l’inserimento nella nostra società.

Un’altra questione che non ha ricevuto la dovuta attenzione è quella dell’asilo politico, che deve essere analizzata non solo sotto l’aspetto burocratico, ma anche umano e sociale.

Roma, 24 ottobre 2001