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Sempre più immigrati acquistano casa. Ne parliamo con Alessandro Ghisolfi, dell'Ufficio Studi dell'Immobiliare Gabetti.
ROMA - Casa dolce casa…
Chi è in Italia da tanti anni sente il bisogno di mettere radici, anzi, fondamenta.
Sono sempre di più gli extracomunitari che, stipendio permettendo, decidono di comprar casa nel nostro Paese. Il fenomeno è così diffuso che gli immigrati sono diventati clienti importantissimi per il mercato immobiliare italiano.
L'acquisto di una casa è un passo importante per l'integrazione delle comunità straniere, grazie al quale gli extracomunitari possono sottrarsi ad affittuari spesso spregiudicati.
Ne parliamo con Alessandro Ghisolfi, responsabile dell'Ufficio Studi dell'Immobiliare Gambetti.
Quand'è che gli extracomunitari hanno iniziato a comprare casa?
La domanda di acquisto di abitazioni da parte degli extracomunitari ha conosciuto un incremento notevole a partire dalla fine del 1997, quando c'è stato un abbassamento dei tassi sui mutui.
Fino a quel momento quasi il 100% della domanda di lavoratori extracomunitari era chiaramente rivolta all'affitto.
La domanda poi è cresciuta notevolmente, soprattutto nelle periferie delle grandi città
Nel 2001, quando abbiamo fatto un controllo su Milano risultava che il 15% dei nostri clienti extracomunitari era interessato all'acquisto di una casa.
In generale poi, tra chi compra e chi affitta, nelle nostre agenzie in periferia gli extracomunitari rappresentano quasi il 50% dei clienti.
Che tipo di casa acquista il lavoratore immigrato?
L'85% delle case sono bilocali, un 10% circa monolocali, il resto locali di grandezza diversa.
Naturalmente il single è molto raro come acquirente, i nostri clienti sono per lo più famiglie composte da almeno da 4 o 5 persone: da qui la forte richiesta di bilocali.
In che zone si concentrano gli acquisti?
Per lo più in periferia, dove naturalmente i prezzi sono più bassi.
Abbiano poi notato che una volta scelto un quartiere la comunità tende a stabilirsi tutta lì.
Ognuno è portato a comprare casa lì dove si trova il grosso della sua comunità.
C'è stato qualcuno che per motivi di lavoro o altro ha scelto una zona che non aveva niente a che fare con il resto della comunità, però mi sembra che siano casi abbastanza rari.
Esiste un "cliente tipo" extracomunitario?
Forse è ancora un po' presto per averne un'immagine precisa, che però si sta delineando.
Come ho già detto si tratta di famiglie abbastanza giovani che però hanno già due se non tre figli.
Sono per lo più persone che, dovendo accendere un mutuo, hanno un lavoro fisso o comunque possono fornire una documentazione che dia garanzie sufficienti.
Possono poi essere classificati sulla base dei paesi di provenienza.
Senza considerare la comunità cinese, che è in Italia da tanti anni e per la quale andrebbe fatto un discorso a parte, Filippini e Sudamericani compongono la maggior parte della nuova domanda d'acquisto..
Sul mercato degli affitti avete incontrato ritrosie da parte dei proprietari ad affittare ad extracomunitari?
Purtroppo sì. Il mercato degli affitti è piuttosto "selvaggio".
C'è chi, senza rivolgersi ad un'agenzia, affitta indiscriminatamente a più persone lucrandoci sopra.
D'altro canto chi si rivolge a noi impone certe condizioni sul tipo di inquilino a cui dare la casa.
Non si tratta di discriminazioni razziali, ma i proprietari vogliono comunque garanzie, ad esempio sul lavoro fisso, che non sempre gli extracomunitari possono assicurare.
Sicuramente poi ci sono casi di vera e propria "chiusura": proprietari che, pur avendo appartamenti in quartieri a maggioranza extracomunitaria non vogliono affittare agli stranieri.
Come cambieranno le strategie del vostro gruppo di fronte a questa nuova clientela?
Analizzando i dati che vediamo arrivare stiamo pensando per il futuro allo sviluppo di servizi specifici per extracomunitari.
A livello centrale ci stiamo ancora organizzando, ma tra i responsabili di agenzia c'è chi, singolarmente, ha preso contatti con le comunità straniere e con gli organismi e le società che sono a più stretto contatto con gli extracomunitari.
(6 novembre 2002)
Elvio Pasca
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