La sentenza
Cassazione: stop ai decreti di espulsione a catena per gli immigrati
Ignorare l'ordinanza non è reato, lo straniero irregolare va accompagnato alla frontiera
PALERMO - Stop alla prassi delle cosiddette espulsioni a catena.
Una sentenza della I sezione della corte di Cassazione ha stabilito che al clandestino, già condannato per violazione dell'obbligo di lasciare il territorio nazionale, non possa essere notificato un altro ordine di espulsione. La polizia dovrà infatti accompagnare fisicamente alla frontiera l'immigrato irregolare non potendosi limitare ad una nuova intimazione ad abbandonare il Paese che rischia di essere soltanto formale.
Con la decisione, i giudici della Suprema Corte respingono il ricorso presentato dal procuratore generale contro una sentenza del tribunale monocratico di Brescia. Il magistrato lombardo aveva assolto un extracomunitario irregolare arrivato a collezionare ben tre processi consecutivi per il reato di inottemperanza dell'ordine di espulsione del questore.
Nel motivare la sentenza il giudice aveva sostenuto che l'adozione di un secondo provvedimento di allontanamento dallo Stato "imponga obbligatoriamente l'accompagnamento alla frontiera attraverso la forza pubblica", non potendosi rimettere al clandestino la "spontanea osservanza dell'ordine come nel caso in cui l'espulsione venga disposta per la prima volta". Insomma, il secondo ordine non seguito dall'accompagnamento coattivo è illegittimo e chi lo viola non commette reato.
Il verdetto della Cassazione, pur non essendo vincolante per i colleghi del merito, costituisce un precedente importante, potrebbe scongiurare il ripetersi di casi emblematici come quelli segnalati più volte dai magistrati palermitani. Uno per tutti, quello de sedicente Alì Omar arrestato per ben tre volte dalla polizia a Palermo, per tre volte espulso e processato.
"La recentissima pronuncia della Cassazione - ha commentato il presidente della giunta palermitana dell'Associazione Nazionale Magistrati Fabrizio Vanorio - conferma le fortissime perplessità della magistratura, non solo sull'eccessivo rigore di norme penali che puniscono più gravemente i reati dei nullatenenti rispetto a quelli dei colletti bianchi, ma anche sulla stessa applicabilità concreta della cosiddetta Bossi-Fini". "Infatti - ha aggiunto - casi come quello portato davanti alla I sezione della Suprema Corte si sono verificati e si verificano quotidianamente nel distretto di Palermo. Lo stesso cittadino viene espulso ed arrestato più volte, si celebrano nei suoi confronti più processi, interrompendone altri contro criminali di maggiore portata ed alla fine l'extracomunitario non riesce neppure ad essere espulso perché mancano i fondi oppure non si sono raggiunti accordi idonei con i Paesi di provenienza".
"In questo modo - ha concluso - forze dell'ordine e magistrati sprecano soltanto il loro tempo".
(8 febbraio 2006)