Immigrati
La Cei: "Sì all'accoglienza, ma condizioni umane e degne"
Il segretario generale Monsignor Giuseppe Betori interviene sulle dichiarazioni di Berlusconi. Intanto ancora polemiche tra i Poli
ROMA - "L'accoglienza degli immigrati deve essere reale e possibile. Siamo favorevoli, ma occorre che ci siano condizioni che la rendano degna e umana".
Queste le affermazioni del segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, che ha spiegato alla stampa la posizione della Conferenza episcopale italiana di fronte alle dichiarazioni sull'immigrazione di ieri del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Intanto tra i Poli non si fermano le polemiche, ed anche oggi nuovi interventi hanno animato la scena politica del Belpaese.
"Berlusconi si è sbagliato: questo è da sempre un Paese multietnico". Ai microfoni di 'Radio anch'io' Fausto Bertinotti ha commentato così le affermazioni di Berlusconi. "Basta andare dalle Alpi alla Sicilia per rendersi conto di quante diverse etnie ci siano; l'idea che siamo una fortezza è sbagliata - ha precisato - perché è impossibile in quanto milioni di persone sono venute in Italia dai Paesi del Mediterraneo e dunque la convivenza è obbligatoria per tutti. Quindi, o si sceglie la strada dell'integrazione articolata, della tolleranza e del rispetto o andiamo verso guerre civili anche se non cruente come le banlieue in Francia hanno reso evidente".
Intervenendo su Tele Lombardia il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha detto che "dare il voto agli immigrati può servire al centrosinistra per prendere voti, ma è un errore".
Tremonti ha quindi definito la Bossi-Fini una "buona legge", anche se ha aggiunto che bisogna investire di più nelle forze dell'ordine e "mettere in campo ancora più controlli".
Per Bertinotti invece "la Bossi-Fini costringe gli stranieri alla clandestinità, facendo degli immigrati un ventre molle che offende il lavoro italiano. Il fenomeno delle code degli immigrati davanti agli uffici postali per la consegna delle domande in relazione al decreto flussi - ha concluso il segretario di Rifondazione - è un monumento di condanna implacabile della Bossi-Fini".
(28 marzo 2006)
Stefano Camilloni