Censis-Gruppo Delta
Consumi, risparmi e accesso al credito degli immigrati
Oggi si sposano, mettono su famiglia e comprano casa. Giuseppe De Rosa (Censis): "Il prossimo passo è mandare i figli all'Università"
ROMA - Il 60% degli immigrati residenti va abitualmente in banca. Il 61% ha aperto un conto corrente (bancario o postale). L'11% ha già richiesto un mutuo per la casa e un significativo altro 18% ha intenzione di richiederlo. Nel 2001 le rimesse dall'Italia all'estero sono state di 2 miliardi di euro e la Caritas stima che nel 2004 abbiano superato i 5 miliardi di euro.
Le banche danno quindi piena "cittadinanza economica" agli immigrati, che peraltro sono più attenti ai risparmi di quanto non lo siano gli italiani, o per dirla con le parole di Giuseppe Roma, direttore generale Censis, "sono più robusti. Oggi l'immigrato è la formichina italiana". Ma c'è di più. Le garanzie di solvibilità di un immigrati sono le stesse di un italiano, se non migliori.
Di questo e di altri aspetti legati alle abitudini economiche degli immigrati si è discusso oggi a Roma durante la presentazione della Ricerca curata dal Gruppo Delta e dal Censis "Immigrati e cittadinanza economica - Stili di consumo e accesso al credito nell'Italia multietnica". Da un campione di 800 immigrati residenti nel nostro Paese sono stati estrapolati usi e costumi economici dei 'nuovi' cittadini.
Dalla ricerca del Censis emerge la figura di un immigrato ottimista (il 69,5% degli intervistati alla domanda sulle prospettive per il proprio reddito futuro si sono detti certi che questo sarebbe aumentato), disposto a indebitarsi (il 42% degli intervistati ha già fatto richiesta in passato di un prestito sotto forme diverse, che vanno dalla richiesta di contante al pagamento a rate, fino ad acquisti finanziati tramite credito al consumo) e estremamente rispettoso delle scadenze di pagamento (il 2% di coloro che hanno contratto un debito tra gli intervistati non è riuscito a rispettare le scadenze di pagamento e solo il 17% lo ha restituito con molte difficoltà).
"Fino a 15 anni fa - ha ricordato Andrea Magri, amministratore delegato del Gruppo Delta - in tutte le banche d'Italia i cittadini extracomunitari non venivano finanziati. Oggi è completamente diverso: le banche stanno studiando nuovi prodotti su misura per gli immigrati". E Raffaele Rinaldi dell' Associazione Bancaria Italiana non nasconde che la ricerca delle banche è rivolta soprattutto a trovare nuove forme di money transfer.
Un altro interesse delle banche è la disponibilità degli immigrati ad accedere al credito al consumo:
il 18,2% degli immigrati lo utilizza già e lo trova comodo e conveniente, il 35,9% si dichiara "interessato a utilizzarlo" (a fronte del 12,4% degli italiani), il 10,2% si dichiara interessato pur non avendo i requisiti per accedervi (a fronte del 2,5% degli italiani).
Il credito serve principalmente per chiedere il mutuo per la casa (29%), ma anche per acquistare beni di consumo come autovetture (20,3%), personal computer (12,8%), scooter (12,2%) e mobili (11,6%). Il 94,3% degli intervistati possiede già un telefono cellulare, l'83% un televisore e il 20% ne ha due, il 79,5% possiede beni per la casa, il 68,6% la lavatrice.
"Non esiste niente di simile in Europa - ha voluto ricordare Anna Bartolini, rappresentante italiana nel Consiglio dei Consumatori UE -, non ho trovato nessuna ricerca negli atri paesi della UE che metta in evidenza i nuovi clienti dal punto di vista delle banche". Apprezzamenti per l'iniziativa del Gruppo Delta sono venuti anche dal mondo politico rappresentato da Giuseppe Maurizio Silveri, Direttore Generale dell'Immigrazione presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
"Ma non è tutto oro quello che luccica" hanno ripetuto a distanza di pochi minuti Franco Pittau, responsabile del Dossier Immigrazione della Caritas, e Giuseppe De Rita, Segretario generale del Censis, ricordando i problemi in cui la maggior parte dei cittadini immigrati ancora vive. "Noi abbiamo una visione leggermente diversa da quella delle banche- ha detto Pittau -: prima viene la stabilità, poi i servizi sociali e solo dopo il credito per consumo".
"Per non parlare delle molte donne marocchine che non possono neanche uscire di casa - ha aggiunto Soud Sbai, direttrice di Al Magrebia, il mensile in lingua araba di Stranieri In Italia -: per loro c'è bisogno di istruzione prima di tutto".
"Ha vinto l'economia - ha concluso De Rita - non la politica né la cultura. Gli immigrati in Italia sono saliti su un gradino molto alto: fanno impresa, consumano, risparmiano e si comprano casa. Ora dobbiamo consolidare questa posizione e poi qualcuno potrà salire anche il prossimo gradino: mandare i figli all'Università, sentirsi più integrato nella società e accettare il livello di scolarizzazione del nostro Paese".
(23 marzo 2006)
Roberto Mandolini