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Lavoro nero
La Cgil: "Contro il sommerso regolarizzare 300mila stranieri"
Il segretario Epifani: "I lavoratori non rientrati nell'ultimo decreto flussi porterebbe alla diminuzione subito di un 5% di lavoro nero"
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ROMA - In Italia il lavoro nero cresce: sono quasi 6 milioni le posizioni irregolari registrate nel 2005, 286.000 in più rispetto all'anno precedente. Ciò significa che il sommerso incide sul Pil dello 0,9%, per un fatturato che si aggira sui 10 miliardi di euro.

Queste le cifre di uno studio della Cgil che ha aperto oggi una campagna nazionale contro l'economia sommersa intitolata "Il rosso contro il nero".

"Quella dell'economia sommersa è una sfida che lanciamo al prossimo Governo che dovrà dare segnali forti in questa direzione già nella prossima Finanziaria", ha detto nel corso di una conferenza stampa il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, per il quale per combattere il lavoro nero "ci vuole da un lato la repressione ma dall'altro anche un sistema di incentivi per tutte quelle imprese e qui lavoratori che vogliono uscire dalla situazione di irregolarita".

L'immigrazione in aiuto dell'economia
Epifani si è soffermato in particolare su una delle proposte avanzate dalla sua organizzazione: regolarizzare i circa 300.000 lavoratori extracomunitari che non sono rientrati nell'ultimo decreto sui flussi. "Sono lavoratori per i quali già esiste una domanda di regolarizzazione presentata dai loro datori di lavoro - ha spiegato Epifani - e che se venissero regolarizzati entro il 2006 porterebbero nelle casse dello Stato il loro contributo sia in termini fiscali sia contributivi".
La Cgil propone anche il permesso di soggiorno temporaneo automatico per tutti i lavoratori clandestini che denunciano il 'caporale', cioé la persona che li sfrutta in nero. Per il leader della Cgil, inoltre, se si vogliono creare più occasioni di lavoro per i lavoratori extracomunitari, aiutandoli ad uscire dal nero, è necessario "cambiare, modificare la legge Bossi-Fini".

(4 maggio 2006)

s.c.