TORINO - Denuncia il rischio che la riforma sull’immigrazione provochi un aumento dei clandestini, anziché ridurre il fenomeno. Giudica "assurde e inique" alcune norme, come quella che porta fino a 60 giorni la permanenza nei centri di accoglienza. Ma è contrario ad una sanatoria, riterrebbe più utili "quote di ingresso piu' consone " e la previsione di "alcune possibilità permanenti di regolarizzazione", in base "a principi e clausole ben definite".
Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele di Torino, fra i i più attivi da anni sul fronte del’aiuto a poveri ed emarginati, valuta in modo molto negativo il nuovo testo di legge del Governo, che presto dovrebbe approdare per la discussione in Parlamento.
Don Ciotti, cosa pensa del testo di riforma della legge Turco - Napolitano sull’immigrazione, approvato dal Governo ?
"Il giudizio sul disegno di legge di riforma del Testo Unico riguardante la disciplina dello straniero (D.L. 286/98), non puo' che essere pesantemente negativo, essendo caratterizzato da una visione assai limitata del fenomeno dell'immigrazione, ove lo straniero viene considerato unicamente come soggetto da controllare attraverso norme di ordine pubblico o penale, e non come una risorsa o tantomeno un soggetto cui garantire la fruizione di diritti fondamentali".
Ritiene che le nuove norme possano servire a combattere in maniera efficace il fenomeno della clandestinità?
" Il nucleo centrale della riforma è basato sulla modifica della normativa riguardante la disciplina delle espulsioni. L'accompagnamento coattivo alla frontiera diventa la forma ordinaria di esecuzione del provvedimento di espulsione e viene cosi' a colpire, salvo pochissime eccezioni, ogni forma di irregolarità, sanzionando nello stesso modo situazioni molto differenti. Questa generalizzazione risulta pero' improntata piu' a criteri di immagine, che a reale efficacia: invece di combattere la clandestinità, si produrrà l'effetto contrario di aumento del numero di coloro che sempre piu' facilmente da regolari diventeranno irregolari (anche per le nuove norme rigidissime di collegamento del permesso di soggiorno con il contratto lavorativo, con lo straniero ridotto a semplice strumento di lavoro e non certo soggetto di diritti), e successivamente clandestini. La storia delle migrazioni, anche in paesi ben piu' efficaci del nostro quanto ad apparati repressivi e di polizia, ha dimostrato che le espulsioni sono solo in minima parte eseguibili, per le ragioni piu' disparate, relative, ad esempio, ai costi o alle difficoltà di identificazione ".
" Del tutto inaccettabile da un punto di vista logico e di equità – afferma poi Don Ciotti - è la nuova norma che allunga a 60 giorni (contro i 30 attuali) la detenzione nei Centri di permanenza e temporanea accoglienza: se al termine di tale periodo l'espulsione non viene eseguita lo straniero deve essere rilasciato, ma deve comunque lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni: se lo straniero si trattiene ‘senza giustificato motivo’ oltre il predetto termine, scatta una nuova ipotesi di reato, punita con l'arresto da sei mesi a un anno e successiva espulsione con accompagnamento coatto alla frontiera; qualora venga nuovamente espulso e si trattenga ancora nel territorio dello Stato, scatta un altro reato punito da un anno a quattro anni di reclusione! L'assurdità e l'iniquità di tali disposizioni che tendono a soffocare lo straniero in una spirale senza fine di reati ed espulsioni riflettono purtroppo in modo inequivocabile la concezione del migrante cosi' come concepita dalla riforma ".
Stabilire un legame così stretto tra permesso di soggiorno ed attività lavorativa, non erige di fatto un muro contro l’integrazione?
" Il legame tra permesso di soggiorno e attività lavorativa, già stretto con la vigente normativa, viene ulteriormente irrigidito dalla proposta di riforma: la durata del permesso di soggiorno rinnovato viene infatti dimezzata, mentre é ridotta da un anno a sei mesi la durata del periodo di tempo concesso al lavoratore straniero, che ha perso il posto di lavoro, per poterne trovare uno nuovo. E' evidente la spinta verso una ulteriore precarizzazione della condizione giuridica del migrante, in ossequio al bisogno di manodopera a basso costo da parte delle imprese ".
Una sanatoria, se così vogliamo chiamarla, potrebbe risultare più equa, per quanti vivono e lavorano in Italia da tempo? A suo giudizio, quali misure sarebbero più auspicabili ?
" La sanatoria è stata fino ad oggi il metodo maggiormente usato, a intervalli piu' o meno lunghi, per regolarizzare persone da tempo sul territorio, svolgenti attività lavorativa in nero o con offerte di lavoro, ma impossibilitati giuridicamente ad ottenere un permesso di soggiorno che potesse farli vivere legalmente. Una sanatoria attuale potrebbe risultare equa nell'immediato, ma il problema si riproporrebbe successivamente dopo un ulteriore lasso di tempo, a dimostrazione inequivocabile del mancato funzionamento della legge nei suoi aspetti piu' rigidi (che saranno decisamente peggiorati dalla riforma) e nelle quote annuali di ingresso del tutto insufficienti. Sarebbe piu' opportuno e piu' equo, oltre alla individuazione di quote di ingresso piu' consone, inserire stabilmente nella legge alcune possibilità permanenti di regolarizzazione, subordinandole a principi e clausole ben definite ( ad es.decorso di un consistente lasso di tempo sul territorio nazionale, possibilità di lavoro etc) ".
Abolizione dello sponsor, ricongiungimenti limitati, espulsioni più drastiche: il Paese sta svoltando verso posizioni di chiusura nei confronti del diverso?
Cosa dice agli attuali politici al governo, e quali iniziative metterete in campo se il testo di riforma diventerà legge ?
" L'abolizione dell'istituto dello sponsor, la limitazione nei ricongiungimenti familiari, la generalizzazione delle espulsioni con accompagnamento immediato alla frontiera, e gli altri elementi sinteticamente descritti sono la chiara dimostrazione che il progetto di legge di riforma fornisce una visione del tutto negativa del fenomeno migratorio, i cui soggetti devono essere solo controllati ed utilizzati, salvo poi sbarazzarsene se la loro utilità dovesse cessare. Purtroppo questa visione non solo è profondamente errata, ma anche molto miope, non tenendo in alcun conto che le spinte che determinano il fenomeno, prima fra tutte la spaventosa diversità di condizione di vita tra paesi ricchi e poveri, sono ben piu' forti di norme astratte ed inefficaci. E' pertanto importante che tutte le persone che hanno a cuore i principi di quella cultura dei diritti umani, che è forse la vera, unica ricchezza europea, si mobilitino nella conoscenza del fenomeno, nella sua corretta informazione, nel porre in atto quei meccanismi di integrazione sostanziale tra gli individui che, seppure con difficolta', incominciano a prendere piede nonostante gli ostacoli normativi. Occorre dare piu' visibilità, anche politica, nel senso piu' generale del termine, al problema, mentre i giuristi e coloro che operano nel terreno piu' specifico dovranno percorrere tutte le vie, giudiziarie e non, al fine di dimostrare il grave contrasto di queste nuove norme con i principi della nostra Carta Costituzionale ".
(29 ottobre 2001)
Giovanni Senatore