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Il nuovo disegno di legge per l'immigrazione, che in questi giorni è passata alla Camera per la discussione finale sta creando una serie di interrogativi e problematiche che coinvolgono tutte le parti sociali del Paese.

La Cisl, la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori, ha espresso una posizione chiara e ben delineata in merito alla questione.
In un' intervista a Oberdan Ciucci, Responsabile Nazionale Politiche Migratorie della Cisl, rilasciata alla redazione di Stranieri in Italia, abbiamo chiarito alcuni punti importanti della nuova legge in discussione.

Ciucci afferma sostanzialmente che "il disegno di legge della Bossi-Fini è contraddittorio e lascia aperti degli interrogativi che non sono stati affrontati dal Governo in modo adeguato".
"Il primo è indubbiamente la mancanza nella legge di un' eventuale regolarizzazione dei lavoratori immigrati che svolgono le loro attività produttive in nero, e che invece dovrebbero essere regolarizzati al pari delle colf e delle badanti, poiché rappresentano una forza lavoro indispensabile per lo sviluppo economico del nostro paese, come in particolare succede nel nord-est".

Il problema è, secondo Ciucci, che "se la nuova legge passasse così come è stata proposta, si creerebbero da parte dei datori di lavoro dei ricatti verso gli immigrati che vedrebbero legati i permessi di soggiorno inequivocabilmente al contratto lavorativo, il cosiddetto "contratto di soggiorno".
Ciò potrebbe portare ad uno sfruttamento del lavoratore straniero attraverso minacce, soprusi e anche abusi sessuali".

"C'è poi il problema della difesa di questi cittadini immigrati che attraverso il meccanismo delle espulsioni relegate alla questure vedrebbero annullate tutte le possibilità di difendersi, creando ulteriori problemi di intolleranza e annullando totalmente il processo d'integrazione".

Per ciò che riguarda la grande manifestazione avvenuta ieri a Vicenza, che ha coinvolto oltre 7000 lavoratori che hanno manifestato contro la Bossi-Fini, Ciucci ha affermato che "ciò non può che rappresentare una grande prova di democrazia, ogni lavoratore ha il diritto di lavorare, di manifestare le proprie idee".

(16 maggio 2002)

Stefano Camilloni