Economia
Commercio: il 20% dei nuovi negozi è degli immigrati
Unioncamere: nel settore del commercio al dettaglio le ditte di proprietà di immigrati rappresentano ben il 10% del totale
ROMA - Passa anche per il commercio la ripresa dell'attività produttiva in Italia: nel 2005 le nuove attività commerciali sono state superiori al tasso di mortalità, registrando un saldo netto tra aperture e chiusure positivo del 2%.
E' il quadro che emerge dall'analisi sui flussi delle imprese commerciali nel 2005 effettuata dal Centro studi di Unioncamere su dati del Registro imprese, da cui emerge anche un rallentamento della grande distribuzione e, soprattutto, all' interno del sistema distributivo italiano, il ruolo sempre più significativo giocato dalle imprese extracomunitarie: se si considerano gli esercizi commerciali che hanno aperto i battenti l'anno scorso, uno su cinque (20%) è di proprietà di immigrati.
FLUSSI DI NATIVITA' E MORTALITA' DELLE AZIENDE
Lo scorso anno il numero delle imprese commerciali che hanno aperto i battenti ha superato del 2% quelle che hanno chiuso. Al Centro il tasso positivo più alto (+2,8%), seguito da Sud e Isole (+2,2%), Nord-Ovest (+1,5%) e del Nord-Est (+1,1%). Il Lazio esibisce il miglior saldo netto (+5,1%). Tutte le regioni del Sud mostrano un elevato flusso netto positivo, e Molise, Basilicata e Campania hanno una crescita superiore al 3%. Fa eccezione la Calabria, con un saldo pari a -0,8%. Nel Nord-Est, il Friuli Venezia Giulia prosegue il percorso di contrazione (-0,5%), Trentino Alto Adige, Veneto ed Emilia-Romagna fanno registrare un saldo positivo intorno all 1%. A Nord-Ovest, la Lombardia ha una percentuale di nuove aperture pari al 2%. Segue il Piemonte (+1,1%), mentre Valle d'Aosta e Liguria rimangono su valori lievemente positivi (0,6% e 0,7%). Al Centro, al di la del dato del Lazio, Toscana e Marche sono sotto la media nazionale, rispettivamente a +0,6% e +1,6%. L'analisi articolata per specializzazione merceologica mostra un andamento favorevole per il despecializzato, dove la media nazionale dei tassi di rinnovamento è pari a +6,3%. Il segmento dello specializzato non alimentare fa registrare invece un cedimento dell'1,1%, mentre per il non alimentare il saldo è positivo del 2%. Più in dettaglio, tabaccherie e pescherie continuano a registrare una prevalenza degli esercizi che aprono rispetto a quelli che cessano, così come il settore delle bevande. I risultati peggiori sono da attribuire ai segmenti più tradizionali, come ortofrutta, carne e pane, mentre prosegue la dinamica discendente di elettrodomestici e distribuzione dei prodotti tessili e dell'abbigliamento.
L'IMPRENDITORIA EXTRACOMUNITARIA
E' sempre più rilevante il ruolo dell'imprenditoria extracomunitaria nel rinnovamento del tessuto commerciale italiano. Dallo studio di Unioncamere risulta, infatti, che nel settore del commercio al dettaglio le ditte di proprietà di immigrati rappresentano ben il 10% del totale. Non solo. Le imprese gestite da immigrati contribuiscano alla costituzione di nuove aziende distributive con una quota crescente, pari al 20% nell'ultimo anno.
GRANDE DISTRIBUZIONE
Per la grande distribuzione è in atto, a partire dal 2001, una pausa di riflessione. I metri quadri installati nel 2001 erano pari a poco meno di 175 per 1000 abitanti, dieci anni prima erano 90 e nel 2003, ultimo anno per il quale sono attualmente disponibili i dati, 180. Il rallentamento è meno marcato al Nord (dove dal 2003 si assiste a una nuova espansione) e al Sud, più evidente al Centro. Difficile dire se la decelerazione dipenda più dai vincoli delle Amministrazioni pubbliche locali nel concedere nuove licenze o da un quadro dei consumi che non sembra più consentire, a breve, gli exploit sperimentati in passato.
(17 agosto 2006)