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Consiglieri aggiunti a Roma: si lavora a tempo pieno. Aspettando sede e rimborso spese...
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ROMA - Siedono in Campidoglio da poco più di un mese, ma Santos Taboada Zapata, Gabriel Rusu, Irma Perez e Aziz Darif sono già immersi a tempo pieno nel loro ruolo di consiglieri aggiunti. E al Comune chiedono: "Metteteci in condizione di lavorare meglio"

Due settimane fa l'aula Giulio Cesare ha votato, approvandola all'unanimità, la prima mozione firmata dai quattro rappresentanti degli stranieri a Roma.
"Abbiamo chiesto al Parlamento di accelerare la riforma della legge sulla cittadinanza", dice Rusu, primo firmatario. "Appoggiamo le proposte che riconoscono la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori immigrati, e a quelli che in questo Paese hanno frequentato un ciclo di studi di almeno 6 anni. Chiediamo inoltre di abbassare da dieci a sei anni il periodo di residenza necessario agli adulti per chiedere la naturalizzazione".

Dai banchi degli "extraconsiglieri" fioccano poi le interrogazioni sui problemi più sentiti dai trecentomila immigrati che vivono nella Capitale. Protagonista indiscussa, manco a dirlo, la Questura.

"Per rinnovare un permesso di soggiorno - racconta Zapata - ci vuole anche un anno. Ti metti in fila per prenotare un appuntamento, e ti dicono di tornare dopo tre mesi. Tra una cosa e l'altra, quando il permesso arriva è già scaduto".
"Da qualche giorno - denuncia ancora Rusu - l'Ufficio Stranieri è stato trasferito in periferia, senza che comunità e associazioni venissero informate. Ho chiesto al sindaco che perlomeno vengano potenziati i collegamenti"

Agende piene
Accanto all'impegno in aula, c'è quello nelle varie commissioni, e una volta discesa la gradinata del Campidoglio i quattro consiglieri non smettono certo i loro nuovi panni.
"Gemellaggio di una scuola romana con un istituto del Mozambico, campagna per le adozioni a distanza, inaugurazione del festival dell'intercultura Intermundia, conferenza all'università La Sapienza …" l'agenda di Aziz Darif quasi esplode da quando è stato eletto.

Ci sono poi tante battaglie personali. Quella di Zapata si chiama Residence Roma: cinque palazzine nel quindicesimo municipio dove vivono centinaia di famiglie. In un mare di immondizia.
"Il 70% di loro sono stranieri - racconta Zapata - e sono sommersi dai rifiuti. I bambini giocano nello sporco, c'è spazzatura addirittura sugli alberi. Sono stato lì e ho visto un topo grande come un gatto. C'è il rischio che si diffondano malattie".

Zapata ha già parlato più volte con il presidente del municipio, ma le responsabilità si rimpallano, e la sporcizia si accumula sotto le finestre degli abitanti del Residence. Diventando oggetto di un'altra interrogazione in Campidoglio.

Nozze con i fichi?

Lavoro, lavoro, lavoro, nonostante le difficoltà. E ce ne sono.
Questi quattro moschettieri dell'integrazione non hanno ancora un quartier generale, e dall'elezione ad oggi non hanno visto un euro di rimborso spese.

"Ci hanno promesso una sede in via Barberini - dice Rusu - ma non è ancora pronta. All'inizio hanno detto che ci volevano pochissimi giorni, adesso però sembra che i tempi si siano allungati" . Intanto, nemmeno un ufficio per incontrarsi, ricevere fax, lettere o telefonate, organizzare una segreteria. "La segretaria - scherza Rusu - ce la portiamo nella valigetta"

Ancora più spinosa la questione del rimborso spese.
È previsto dal regolamento, ma va disciplinato da un atto del presidente del consiglio comunale. A quanto pare gli organi nazionali che controllano le spese degli enti locali hanno bocciato l'ipotesi di un gettone di presenza, e quindi bisogna trovare un'altra formula.

Intanto, i quattro consiglieri fanno i salti mortali per rientrare nelle spese.
Senza considerare che è molto difficile conciliare i nuovi impegni istituzionali con il lavoro che facevano prima delle elezioni, e quindi le loro entrate sono addirittura diminuite.
"Tra lavoro in Consiglio e nelle commissioni e i giri per Roma riesco a ritagliarmi solo poche ore per il mio vecchio lavoro" dice Zapata, che collabora con un'agenzia di viaggio.

"Anch'io ho dovuto tralasciare gran parte del mio lavoro di interprete, traduttore e mediatore culturale" aggiunge Rusu. Che arriva al sodo: "Abbiamo tutti un programma elettorale che portiamo avanti, ma dobbiamo essere messi in condizione di lavorare"

Aziz Darif getta acqua sul fuoco.
"Tutti hanno una grande volontà di venirci incontro, - dice - siamo fiduciosi, le cose vanno lentamente ma andranno a buon fine. È solo una questione di tempo"

Saggezza araba. Alla quale l'amministrazione saprà affiancare, speriamo il prima possibile, un po' di buonsenso alla romana.
Chi ha sposato la causa giusta dei consiglieri aggiunti, non vorrà certo celebrare le nozze con i fichi secchi…

(31 maggio 2004)

Elvio Pasca