Italia

                             Europa

                             Statistiche

                             L'intervista

                             Flussi

                             Città e regioni

                             L'avvocato

                             Volontariato

                             Media

                             Cultura

                             Musica


Romania nell'Ue
Il console Gheordunescu: "Un sogno si avvera, ma il cammino non è finito"
"Portare il livello di vita dei romeni più vicino a quello dell'Europa". Le restrizioni per i lavoratori: "Il governo italiano saprà valutare, dal 1° gennaio tutto sarà più facile "
Invia questo articolo   Stampa questa pagina   Ingrandisci il testo   Diminuisci il testo

ROMA - "Ci speravano tutti, è un sogno che si avvera dopo quasi 2mila anni, da quando gli antichi romani si ritirarono dalla Dacia. Ritorniamo nella casa comune che per noi è sempre stata l'Europa, dalla quale siamo stati separati artificialmente per varie cause durante la Storia. Ma la vera sfida comincia adesso".

Mircea Gheordunescu, console generale per la Romania a Milano, ha accolto il via libera definitivo all'ingresso della Romania nell'Ue con entusiasmo sincero, che va ben oltre le formule un po' ingessate spesso care alla diplomazia. Insieme al suo popolo, il console vuole ringraziare l'Italia: "Indipendentemente da chi è stato al potere in questi ultimi anni - spiega a Stranieriinitalia.it - l'Italia è stato il grande avvocato della Romania per il suo ingresso nell'Unione Europea. Un grazie sentito va poi ai miei compatrioti che arrivando per motivi economici in Italia, Spagna, Francia e negli altri paesi europei sono stati i veri primi ambasciatori, quelli che hanno creato i contatti con la mentalità, la cultura e il modo di fare europeo contribuendo realmente all'allargamento".

Il cammino non è ancora finito…

Gli sforzi fatti negli ultimi tempi dal governo e dal popolo romeno ci hanno fatto entrare nell'Ue, un risultato ottimo, ma non dobbiamo cadere in un errore frequente tra noi latini: pensare che raggiunto l'obiettivo tutto è finito. D'ora in poi ci aspettano grandi sforzi per la vera integrazione nell'Unione da tutti i punti di vista, soprattutto per portare il livello di vita dei romeni più vicino a quello dell'Europa.

Cosa crede che potrà offrire la Romania alla Ue?

Non arriviamo in Europa con i nostri debiti, portiamo valore aggiunto, la volontà di integrarci e contribuire agli obiettivi europei. Innanzitutto speriamo di trovare l'accordo per dare all'Europa una Costituzione, indispensabile per portare avanti questo grande progetto.

Cosa cambierà per i romeni?

A parte l'orgoglio di essere riconosciuti come membri dell'Europa non cambia tutto subito e non cambia tutto in positivo. Avremo diritti ma anche degli obblighi supplementari, dovendo rispettare non solo le leggi romene ma anche quelle europee. Comunque non cambieranno subito le norme per la circolazione della forza lavoro, non siamo ancora nello spazio Schengen e nemmeno nella zona euro, quindi ci attendono ancora sforzi e sacrifici. Adesso però l'obiettivo è più stimolante perché davvero a portata di mano.

I limiti alla circolazione non sono un buon messaggio di benvenuto…

Una delle condizioni di essere membro di una famiglia è rispettarne le regole. La libera circolazione della forza lavoro romeno dovrà rispettare le norme europee, con le varie tappe che si alleggeriranno col tempo. Sono sicuro che dal primo gennaio tutto sarà più facile ma questo è competenza di ciascuno dei membri dell'unione Europea…

Non avete chiesto al governo italiano di rinunciare alla moratoria?

Credo che il governo italiano da solo sia capace di giudicare l'opportunità di questa decisione e d'altronde sono sicuro che i lavoratori romeni sono molto apprezzati. Portano il loro contributo alle grandi opere, nelle famiglie, negli ospedali. Non siamo solo un popolo di badanti o di lavoratori dell'edilizia, abbiamo anche musicisti, professori, ingegneri, informatici, giovani che sono ben accolti in Italia…

Proprio per questo forse non dovremmo imbrigliarli con le quote d'ingresso…

Sono sicuro che tutte queste formalità saranno alleggerite in un tempo non molto lungo, durante il quale la comunità romena deve dimostrare ancora la sua capacità di integrazione. Dobbiamo essere grati all'ospitale popolo italiano che ci ha ricevuto qui e aspettare con fiducia: le prospettive sono sempre migliori.

E il rapporto tra i nostri Paesi?

In Italia ci sono quasi 500mila cittadini romeni regolari, tra quelli che hanno già un permesso di soggiorno e quelli che stanno per prenderlo grazie a flussi d'ingresso, ricongiungimenti familiari e così via. Un altro mezzo milione di romeni lavora in patria per le 20mila imprese italo-romene, e non dimentichiamo che gli italiani in Romania sono circa sessantamila. Tutto questo contribuisce in maniera determinante alla crescita dell'Italia e del mio Paese: i legami tra i nostri popoli sono ormai così stretti, organici, che i rapporti e gli accordi tra i nostri governi non potranno che essere ottimi.

(28 settembre 2006)

Elvio Pasca