Italia

                             Europa

                             Statistiche

                             L'intervista

                             Flussi2001

                             Città e regioni

                             Il mio avvocato

                             La voce del volontariato

MILANO - "La nostra linea editoriale? Proporre dei buoni modelli di integrazione, come se fosse una forma di rassicurazione: non è una tragedia, gli stranieri sono necessari, lavorano, si integrano, mantenendo la loro diversità culturale e le loro abitudini. Raccontiamo come in altri paesi d’Europa hanno affrontato il problema, in modo meno isterico di quanto accade in Italia. Non sono tutte rose e fiori, ma non è il caso di fare del terrorismo". Grazia Coccia guida la redazione ed è curatore di Tg3 Europa, settimanale della terza rete Rai, in onda tutte le domeniche mattina dalle 11.15 alle 12.

La prima edizione del programma, all’epoca in onda su RaiUno in seconda serata, risale a dieci anni fa. La sede, invece, è rimasta sempre la stessa: Milano.

"Da qualche anno, abbiamo questa collocazione domenicale di mattina - spiega Grazia Coccia - con questa anomala durata di 45 minuti, rispetto alla mezz’ora dei settimanali normali: è una corposa durata, che necessita di un pubblico affezionato. Pur avendo avuto una programmazione di debutto abbastanza sofferta - aggiunge - abbiamo un ascolto molto buono, lo share oscilla in media tra il 9.30 e il 9.40%, nonostante l’ora domenicale mattutina e pur avendo servizi giornalistici seri ed impegnati".

Tg3 Europa affronta il problema dell’immigrazione, come problema di integrazione europea, nel segno dello slogan: uniti nella diversità. In alcuni paesi, come Inghilterra, Francia e Germania il fenomeno è più antico, in altri, come l’Italia, invece è più recente.

"Nell’ultima puntata - racconta Grazia Coccia - abbiamo trasmesso un bellissimo servizio sull’Eurotunnel, da San Gatte, vicino Calais, lì c’è un vecchio edificio, servito per la costruzione della galleria sottomarina, che è diventato un enorme centro di accoglienza. Oggi ospita 1600 persone, quasi tutti curdi, iraqueni e afgani, che cercano di raggiungere l’Inghilterra, si attaccano ai treni in corsa, spesso morendo, perdendo braccia e gambe, pensando che dall’altra parte della Manica sia più facile ottenere lo status di rifugiato politico. Indossano 5-6 paia di pantaloni, perché i cani li azzannano, ci provano fino allo stremo delle forze…".

Domenica prossima, invece, Tg3 Europa racconterà come vivono la guerra le comunità afgane in Europa: "ci sarà un servizio da Mosca, che ospita una numerosa comunità afgana e poi un reportage sulla comunità islamica di Amburgo, dove Atta, il capo del commando responsabile della strage di New York, ha studiato. Abbiamo intervistato il professore della facoltà di architettura con cui Atta ha discusso la tesi di specializzazione in urbanistica. Era uno studente modello. L’unica stranezza: si rifiutò di stringere la mano all’assistente, perché era una donna".

E cercando di affrontare le diverse realtà presenti in Europa, non mancano le sorprese. "L’anno scorso - ricorda Grazia Coccia - abbiamo mandato in onda un servizio intitolato ‘Le mille moschee di Bradford’, cittadina inglese che ospita la più numerosa comunità islamica del Regno Unito. Eravamo partiti da un film, ‘East is East", che raccontava in maniera ironica le vicende di una famiglia immigrata pachistana, la storia dei figli che rifiutano il padre e le tradizioni di origine. Con sorpresa, abbiamo scoperto una realtà molto differente di quanto ci eravamo immaginati. Abbiamo incontrato giovani musulmani, vestiti da punk, con gli orecchini al naso e i capelli a cresta, che invece obbedivano ai genitori ed erano favorevoli al matrimonio combinato. C’è un miscuglio di apparente modernità, ma nella realtà i legami con la religione d’origine sono molto forti, anche nei giovanissimi".

E a conferma della realtà emersa dal servizio, c’è la notizia delle ultime ore che tre giovani ventenni pachistani, con passaporto britannico, sono morti in Afghanistan: non erano militari, erano partiti per combattere la guerra santa.

Le telecamere di Tg3 Europa, nel tempo, sono andate anche nella scuola coranica di Londra, finanziata dall’ex cantante Cat Stevens, nel quartiere Kreuzberg di Berlino, a Parigi per raccontare la storia di un sans papier che ha investito una grossa vincita alla lotteria, in una catena di cybercaffè per consentire agli immigrati di chiamare al telefono i familiari in Africa.

Quale rapporto con l’immigrazione da parte dell’Europa, emerge dai vostri reportage? "Gli altri paesi hanno risolto il problema molto meglio di noi - dice Grazia Coccia - paesi come l’Inghilterra, la Francia, la Germania, con il loro passato di ex colonie, hanno una consuetudine alla multietnicità più antica. Credo che abbiano superato meglio il problema, perché l’hanno affrontato molto prima di noi. I numeri dell’immigrazione in Italia sono ridicoli rispetto alle presenze nei maggiori paesi europei, dove il problema potrebbe essere più serio e invece è vissuto in modo meno acuto, perché c’è stato un processo di integrazione vero".
"Bisogna anche dire che noi siamo un paese molto marino - conclude il caporedattore di Tg3 Europa - con migliaia di chilometri di coste, dove approdano le navi di disperati, così come in Spagna, lì arrivano dal Maghreb. Gli altri paesi non sono abituati a questo assalto via mare, ma il problema della clandestinità esiste ovunque, l’immigrazione è l’urgenza maggiore dell’Europa e gli immigrati sono un arricchimento per il continente che invecchia: c’è anche un benessere, non ci sono solo ghetti, le nuove generazioni vanno a scuola, l’integrazione è possibile, senza isterismi, e questo accadrà anche da noi nel prossimo futuro".

(7 novembre 2001)

                                                                      Giovanni Senatore