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Intervista a Salvatore Cuffaro, presidente della Regione Sicilia. "L'unico modo per impedire a queste persone di partire è portare lo sviluppo nei loro paesi". "Aumentiamo i canali d'ingresso regolari, perchè limitare un apporto che per noi è così prezioso?"
"Non si può fermare questo flusso di persone né con l'esercito nè con norme restrittive. È gente che non esita a mettere a rischio la propria vita e quella dei propri figli per venire in Europa, alla ricerca di una speranza di vita. Chi ha davanti a se solo la certezza della morte, continuerà a rischiare la vita anche per una solapossilibità".
 Salvatore Cuffaro |
È partendo da questi presupposti che Salvatore Cuffaro parla da tempo di un nuovo "Piano Marshall", che l'Europa dovrebbe attivare nei confronti dei Paesi d'origine degli immigrati.
"L'unico modo per impedire a queste persone di partire - dice - è portare lo sviluppo nei loro paesi"
Utilizzando quali strumenti?
Certo non quello che si è visto finora:aiuti a pioggia o interventi una tantum, magari solo per attrezzare un ospedale, costruire una strada, o altro. Si dovrebbero utilizzare i fondi della comunità europea, così come si è fatto con i paesi dell'Est, per avviare progetti tagliati sulle esigenze del territorio.
Protagoniste di questi interventi dovrebbero essere proprio le regioni, italiane e del resto d'Europa.
Ognuna di loro dovrebbe dedicarsi ad un paese particolare?
Ogni regione europea ne adotterrebbe un'altra del sud del mondo, avviando uno stretto rapporto di collaborazione. Si dovrebbe studiare la vocazione di ogni territorio, costruendo un percorso di sviluppo. Avvieremmo così una sorta di tutoraggio, fornendo finanzamenti, manodopera qualifica e quant'altro serve. Dopo qualche anno quella regione potrebbe camminare con le sue gambe….
Non si rischia di imporre a questi paesi il nostro modello di sviluppo?
Naturalmente no, perchè dobbiamo muoverci su richiesta dei paesi d'origine, con interventi adeguati alle loro esigenze. È l'unico modo per far partire un vero progetto di sviluppo in paesi in cui fin troppe volte i soldi dell'Europa sono stati utilizzati per realizzare altro da ciò che era davvero necessario.
Bisogna costruire opportunità nei paesi d'origine, quindi. E per chi è già in Italia?
Accogliamo e favoririamo l'integrazione.
Noi siamo partiti, prima regione in Italia, con un modello integrato di servizi per l'impiego agli immigrati, il progetto Immy. Gli stranieri si potranno rivolgere ai nostri sportelli non solo per la ricerca del lavoro, ma anche per ricevere assistenza a 360 gradi.
È la naturale evoluzione di esperienze avviate da tempo in Sicilia: già forniamo, ad esempio, assistenza medica a tutti, regolari e non, e abbiamo scuole dove all' insegnamento dell'italiano si affianca quello dell'arabo…
Avete già avviato degli interventi nei Paesi d'origine?
Come regione Sicilia abbiamo progetti di cooperazione con vari paesi, dal Ruanda, alla Tunisia . Un "piccolo piano Marshall", supportato dai nostri fondi. Ci siamo però resi conto che così si rischia una dispersione: riesci a fare tante cose utili in diversi paesi, ma non avvii veri processi di sviluppo. Se potessimo concentare i nostri sforzi su un unico paese, e le altre regioni facessero lo stesso con altri paesi, si farebbero però enormi passi avanti…
Tornando all'accoglienza, non è strano che questo appello venga proprio da una regione che sente più di altre la pressione dell'immigrazione clandestina?
Per secoli su quest'isola hanno convissuto pacificamente popoli diversi, che hanno trovato qui un luogo di dialogo. I nostri nonni e i nostri padri sono partiti per cercare fortuna all'estero. La seconda e la terza generazione di quegli emigranti ricoprono adesso ruoli importanti nei paesi che li hanno accolti. Abbaimoi il dovere di dare ad altri la possibilità che abbiamo avuto noi.
Queste sono le ragioni storiche, ma accanto ad esse ci sono, fortissime, esigenze assolutamente attuali che ci spingono ad aprire le porte agli immigrati.
Quali?
In Sicilia, nonostante l'alto tasso di disoccupazione, abbiamo davvero bisogno di lavoratori stranieri: ci sono settori, quello agricolo in testa, in cui i nostri giovani non vogliono più lavorare.
Aumentiamo quindi i canali d'ingresso regolari, perchè limitare un apporto che per noi è così prezioso? Chiunque viene in Sicilia, da qualunque paese arrivi per noi è una risorsa.
Non intendo naturalmente dire che gli stranieri devono lavorare solo in alcuni settori "snobbati" dagli italiani : tanti immigrati laureati, ad esempio, hanno già trovato in Sicilia una collocazione adeguata alla loro preparazione…
Si parla molto di una "revisione" della Bossi-Fini, che anche secondo alcuni esponenti del governo ha mostrato nel suo primo anno di vita diversi limiti. Lei su cosa interverrebbe?
Intanto, ripeto, credo che si debbano allargare i canali d'ingresso regolari. Con una precisazione: stiamo attenti a non chiamarle "quote". Non accetto che si parli in questi termini di esseri umani, il cui apporto, come ho detto prima, è preziosissimo.
Credo poi che i vincoli imposti per i ricongiungimenti familiari siano troppo stretti: è assurdo che chi viene a lavorare qui debba soffrire, oltre che la mancanza del proprio paese, anche quella dei suoi cari.
È favorevole all'estesione del diritto di voto agli immigrati?
Favorevolissimo. Abbiamo presentato un progetto di legge regionale per il voto alle amministrative. In Sicilia esistono già altre esperienze di partecipazione degli stranieri alla vita politica: Ragusa, Delia, Mazara del Vallo hanno consiglieri aggiunti scelti dagli immigrati.
Purtroppo sul voto politico non possiamo intervenire come Regione, ma ci piacerebbe che si andasse in questa direzione.
Crede che il diritto di voto sarebbe un passo avanti importante?
Certo, come è evidente anche partendo da una considerazione semplicistica.
Ovunque, per essere ascoltato, devi avere un potere di contrattazione, e nel mondo politico il potere di contrattazione è il peso dei voti. Se puoi votare puoi anche chiedere ciò che ti spetta a voce alta, batterti per i tuoi diritti, difenderti meglio…
(7 novembre 2003)
Elvio Pasca
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