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D'Alema alla Camera
Cooperazione per fermare i clandestini
Per il ministro degli Esteri serve un rapporto più stretto tra Italia e Africa. "Impegno comune per una grande sfida che investe tutti i Paesi"
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ROMA - Per combattere gli sbarchi di immigrati clandestini non basta la vigilanza in mare delle forze dell'ordine: tutta l'Europa deve cooperare con i paesi di provenienza, autorizzando un maggior numero di ingressi regolari da quelli che collaborano e creando occasioni di sviluppo in loco.

Così il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Massimo D'Alema, intervenuto oggi pomeriggio al question time della Camera.

Un'interrogazione a risposta immediata presentata dai deputati leghisti Maroni e Bricolo accusava il governo di aver allentato le maglie del contrasto dei flussi clandestini. "Mi sembra evidente il vostro intento: - ha detto Bricolo presentando l'interrogazione - far entrare più immigrati possibili a casa nostra, allo scopo di concedere loro poi il voto per raggiungere quella maggioranza che adesso non avete nel Paese".

D'Alema ha rassicurato i leghisti che "vi è una costante attività dei dispositivi di vigilanza e di controllo in mare e che, tuttavia, come già avveniva negli anni scorsi, tale attività non può da sola realizzare un soddisfacente contrasto dell'immigrazione clandestina diretta verso il nostro Paese. È per questo che occorre sviluppare ogni possibile forma di collaborazione con i paesi di origine e di transito dei clandestini".

Il vicepremier ha ricordato che l'Italia ha già sottoscritto 29 accordi di riammissione per agevolare il rimpatrio, e che si intende proseguire per questa strada. "È del tutto evidente - ha aggiunto - che occorre consolidare la cooperazione con i paesi africani e proseguire nell'impegno in favore della Libia (che ha un ruolo cruciale poiché è oggi il paese di transito verso l'Italia della gran parte della immigrazione clandestina), utilizzare le quote d'ingresso attribuendone parte ai paesi che collaborano al contrasto dell'immigrazione clandestina e collaborare con l'Agenzia europea per la gestione operativa delle frontiere esterne".

"La mia convinzione - ha sottolineato ancora il ministro degli Esteri - è che l'Europa dovrebbe, in modo più comune, sviluppare una politica dell'immigrazione, una politica dell'accoglienza ed anche, sulla base di criteri comuni, una politica della cooperazione con i paesi di provenienza per prevenire il flusso dei clandestini, anche favorendo processi di sviluppo di quei paesi, una politica di lotta alla immigrazione clandestina e al traffico delle persone".

"Siamo alle prese con un grande problema del nostro tempo, - ha concluso D'Alema - che mi pare un po' ridicolo presentare come un complotto del centrosinistra per migliorare la situazione elettorale del nostro paese, con una grande sfida che investe tutti i paesi e che dovrebbe essere oggetto di un impegno comune e non di sterili polemiche di politica interna".

(19 luglio 2006)

EP