Il viceministro Danieli (Esteri)
"Riorganizziamo i consolati"
"La rete è ancora tarata sull' emigrazione italiana, servono una redistribuzione del personale e nuove sedi". "Con i visti per i flussi 2006 finiremo a primavera"
ROMA - La lentezza nel rilascio dei visti per i flussi 2006 è l'ultima conferma che la nostra rete consolare va profondamente riorganizzata. Come spiega a Stranieriinitalia.it il viceministro agli esteri Franco Danieli, è ormai indispensabile una razionalizzazione, con una redistribuzione del personale, un potenziamento e l' apertura di nuove sedi. Interventi in parte avviati, che dovrebbero risolvere le situazioni più critiche già a partire dal 2007.
Viceministro, qual'è il problema dei nostri consolati?
Innanzitutto la loro geografia riflette ancora in maniera evidente la distribuzione della nostra emigrazione. Come ho illustrato due giorni fa nel corso di un'audizione in Senato, il 52% dei consolati è in Europa, il 28% nelle Americhe, il 10% in Asia e Oceania il 7% nel Mediterraneo e in Medio Oriente, il 3% nell' Africa subsahariana.
Insomma una rete pensata prevalentemente per dare servizi agli italiani all'estero…
Anche qui parlano i numeri. Il rapporto tra il personale totale in servizio nelle sedi consolari e connazionali all'estero è 1 a 1620, invece il rapporto tra personale e visti d'ingresso rilasciati varia dall'1 a 1474 di Tirana all' 1 a 6200 di Mosca. Se poi consideriamo solo gli addetti agli uffici visti, questi rapporti aumentano in maniera spaventosa.
Come se ne esce?
È indispensabile una razionalizzazione che tenga conto che l'Italia da paese di emigrazione negli ultimi 20 anni si è trasformato in Paese di immigrazione. A Chisinau (Moldova n.d.r.) non c'è un consolato e penso che sia intollerabile che i moldavi debbano 650 kilometri per ottenere un visto a Bucarest, così come è assurdo che ci siano solo 3 consolati in Cina, o 2 in India... Abbiamo bisogno di nuove sedi, di un potenziamento di personale accompagnato da percorsi di formazione professionale e dell'introduzione di nuovi strumenti informatici. Insomma c'è bisogno di un adeguamento dell'intera rete consolare alle nuove esigenze dell'Italia.
Ci metterete molto tempo…
No, sono interventi in parte già avviati e che vedremo realizzati nel breve termine. Stiamo ad esempio creando una rete che consenta al ministero degli esteri, al ministero dell'interno e ai comuni italiani di scambiarsi informazioni, e grazie a N.ViS, una procedura sovranazionale dedicata al rilascio dei visti, avremo presto altri 65 uomini. Ci sarà poi una riallocazione di personale tra le diverse sedi, quindi un potenziamento laddove occorre.
Quando aprirete altri consolati?
Questo ovviante è un tema più complesso, nel senso che una nuova sede non si apre nel giro di un mese, ma io non voglio nemmeno metterci quattro anni! Immaginiamo un percorso che a partire già nel 2007 ci permetta di intervenire nelle situazioni emergenziali, anche attraverso l'uso di task force di personale, per cominciare a invertire questa situazione di criticità.
In quali Paesi partirete?
Meglio per ora dare una lista con l'ordine degli interventi. È evidente che ci sono delle criticità, non solo nei Paesi dai quali arrivano grandi flussi migratori verso l'italia, dove ovviamente il problema esiste e va risolto, ma in tante altre realtà anche lontane. Penso ad esempio a studenti, ricercatori o anche a docenti universitari che rischiano di non venire in Italia a causa delle lungaggini burocratiche.
La burocrazia non è un altro fronte su cui impegnarsi?
La semplificazione va realizzata e sarà realizzata. È chiaro però che ci sono dei limiti invalicabili: se c'è un accordo Schengen non è che noi possiamo violarlo o decidere liberamente di farne a meno, alcuni vincoli comunitari liberamente assunti non possono essere ignorati, però di qui a dire che tutto deve restare così com'è ne passa.
Intorno ai visti, anche a causa dell' outsourcing di alcuni servizi, fioriscono situazioni poco chiare al limite della legalità o anche casi di vero proprio "mercato nero". Pensate di intervenire?
Siamo sempre attenti a queste situazioni e negli anni ci sono state anche iniziative della magistratura italiana nei casi più eclatanti o documentati. Dobbiamo evitare che ci siano taglieggiamenti nei confronti di chi chiede un visto con un'attività di prevenzione oltre che di repressione contro la falsificazione. Come già previsto in una legge del 2001, stiamo pensando anche di affidare una serie di attività preliminari al rilascio del visto alla rete dei patronati italiani nel mondo, sicuramente più affidabile di agenzie sulle quali a volte è difficile operare un controllo.
Tornando ai flussi 2006, quando pensate di finire?
Ne ho parlato con il ministro Ferrero, prevediamo di rilasciare tutti i visti entro questa primavera. Finiremo per marzo - aprile, con un impegno consistente della rete consolare che è già sottoposta a stress considerevoli.
(17 novembre 2006)
Elvio Pasca