Italia

                             Europa

                             Statistiche

                             L'intervista

                             Flussi2001

                             Città e regioni

                             Il mio avvocato

                             La voce del volontariato

                             Media

                             Letteratura

(ANSA) - ROMA, 6 DIC - Gli immigrati sono dannosi per il 50,7% degli italiani, anche se migliora il loro inserimento sociale. Aumentano gli imprenditori stranieri e le città cambiano volto, adeguandosi a nuove esigenze culinarie, religiose e di incontro. E' questa, per il Censis, la situazione degli extracomunitari in Italia, un esercito di due milioni di persone che vive per lo più nel centro-nord.

Se il 50,7% del campione intervistato ritiene l'immigrazione "un fenomeno dannoso" per il suo "impatto negativo sull' ordine pubblico e perché peggiora la situazione della disoccupazione per gli italiani, sottraendo loro posti di lavoro", il restante 49,3% ne difende invece il carattere positivo, per il suo contributo allo sviluppo economico e sociale. E il giudizio positivo arriva proprio dalle aree in cui gli immigrati sono più presenti: le regioni del centro e del nord est, dove vivono la maggior parte del 1.236.354 di extracomunitari con permesso di soggiorno.

A creare nuove forme si intolleranza, avverte il Censis, può concorrere anche la crescita della capacità competitiva degli immigrati: sono infatti in aumento gli imprenditori stranieri. I permessi di soggiorno per lavoro autonomo hanno registrato alla fine del 2000 un aumento del 31,5% (20.964 in più in valore assoluto) mentre gli stranieri titolari di imprese ammontavano a 168.278 con una prevalenza nel Nord del paese ed una incidenza sul totale delle imprese variabile dal 2,9% del nord-Ovest all'1,6% del sud. E, secondo una stima del Censis, il numero degli imprenditori immigrati in senso stretto è pari a 1,2% sul totale delle imprese.

Aumentano dunque gli immigrati e si inseriscono nel tessuto sociale delle città, modificandone alcuni quartieri. Solitamente, rivela il Censis, le zone con una maggiore concentrazione multietnica sono spesso quelle vicine a stazioni (come nel caso di San Salvario a Torino, dell'Esquilino a Roma e della zona di S.Maria Novella a Firenze), o porti (come a Genova). Ma quel che più colpisce è il cambiamento che segue all'insediamento: nascono nuovi servizi, (lavanderie a gettone, centri di telefonia internazionale, agenzie per l'invio delle rimesse nei paesi di origine), nuovi esercizi commerciali (le macellerie islamiche o i ristoranti etnici) o luoghi di incontro (dal centro culturale alla moschea).

Secondo il Censis in queste zone vivono poco meno dei due terzi degli immigrati presenti in Italia e al crescere della distanza dal centro corrisponde una condizione abitativa meno precaria: mentre nelle aree centrali é alta la percentuale di immigrati che risiedono nel luogo di lavoro (22,1%) o in alberghi o strutture di accoglienza, tra chi vive nell'hinterland cresce sensibilmente la quota dei residenti in appartamenti in affitto (62,4%). C'é poi una fascia intorno al 15-20% che ha trovato come unica sistemazione alloggi generalmente fatiscenti, affittati ai soli immigrati, solitamente in coabitazione.

Ma l'obiettivo della maggior parte degli immigrati è quello di trovare una situazione stabile e farsi raggiungere dalla famiglia. Il numero dei ricongiungimenti familiari è infatti aumentato del 25% in un anno, la presenza di minori stranieri è cresciuta del 121% nel periodo '96-2000 ed e' aumentato il numero di minori immigrati nelle scuole (attualmente 147.406, +472% in circa 10 anni). (ANSA). 07-DIC-01 11:09