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(ANSA) - ROMA, 6 DIC - Gli immigrati sono dannosi per il
50,7% degli italiani, anche se migliora il loro inserimento
sociale. Aumentano gli imprenditori stranieri e le città
cambiano volto, adeguandosi a nuove esigenze culinarie,
religiose e di incontro. E' questa, per il Censis, la situazione
degli extracomunitari in Italia, un esercito di due milioni di
persone che vive per lo più nel centro-nord.
Se il 50,7% del campione intervistato ritiene l'immigrazione
"un fenomeno dannoso" per il suo "impatto negativo sull'
ordine pubblico e perché peggiora la situazione della
disoccupazione per gli italiani, sottraendo loro posti di
lavoro", il restante 49,3% ne difende invece il carattere
positivo, per il suo contributo allo sviluppo economico e
sociale. E il giudizio positivo arriva proprio dalle aree in cui
gli immigrati sono più presenti: le regioni del centro e del
nord est, dove vivono la maggior parte del 1.236.354 di
extracomunitari con permesso di soggiorno.
A creare nuove forme si intolleranza, avverte il Censis, può
concorrere anche la crescita della capacità competitiva degli
immigrati: sono infatti in aumento gli imprenditori stranieri. I
permessi di soggiorno per lavoro autonomo hanno registrato alla
fine del 2000 un aumento del 31,5% (20.964 in più in valore
assoluto) mentre gli stranieri titolari di imprese ammontavano a
168.278 con una prevalenza nel Nord del paese ed una incidenza
sul totale delle imprese variabile dal 2,9% del nord-Ovest
all'1,6% del sud. E, secondo una stima del Censis, il numero
degli imprenditori immigrati in senso stretto è pari a 1,2% sul
totale delle imprese.
Aumentano dunque gli immigrati e si inseriscono nel tessuto
sociale delle città, modificandone alcuni quartieri.
Solitamente, rivela il Censis, le zone con una maggiore
concentrazione multietnica sono spesso quelle vicine a stazioni
(come nel caso di San Salvario a Torino, dell'Esquilino a Roma e
della zona di S.Maria Novella a Firenze), o porti (come a
Genova). Ma quel che più colpisce è il cambiamento che segue
all'insediamento: nascono nuovi servizi, (lavanderie a gettone,
centri di telefonia internazionale, agenzie per l'invio delle
rimesse nei paesi di origine), nuovi esercizi commerciali (le
macellerie islamiche o i ristoranti etnici) o luoghi di incontro
(dal centro culturale alla moschea).
Secondo il Censis in queste
zone vivono poco meno dei due terzi degli immigrati presenti in
Italia e al crescere della distanza dal centro corrisponde una
condizione abitativa meno precaria: mentre nelle aree centrali
é alta la percentuale di immigrati che risiedono nel luogo di
lavoro (22,1%) o in alberghi o strutture di accoglienza, tra chi
vive nell'hinterland cresce sensibilmente la quota dei residenti
in appartamenti in affitto (62,4%). C'é poi una fascia intorno
al 15-20% che ha trovato come unica sistemazione alloggi
generalmente fatiscenti, affittati ai soli immigrati,
solitamente in coabitazione.
Ma l'obiettivo della maggior parte degli immigrati è quello
di trovare una situazione stabile e farsi raggiungere dalla
famiglia. Il numero dei ricongiungimenti familiari è infatti
aumentato del 25% in un anno, la presenza di minori stranieri è
cresciuta del 121% nel periodo '96-2000 ed e' aumentato il
numero di minori immigrati nelle scuole (attualmente 147.406,
+472% in circa 10 anni). (ANSA).
07-DIC-01 11:09
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