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ROMA - Da operaio immigrato in una fabbrica dell’Emilia Romagna, ad ambasciatore del suo paese in Italia. E’ un bel "salto" quello che ha fatto Richard Zady, 40 anni, ex addetto alle presse della "Gf", industria per lo stampaggio di materie plastiche a Correggio, in provincia di Modena, ed ora diventato il massimo rappresentante diplomatico della Costa d’Avorio in Italia.

"Chiunque può avere la fortuna che mi è capitata, basta crederci", dice oggi Richard Zady, che dai turni di notte in fabbrica è passato alla scrivania della elegante sede diplomatica della Costa d’Avorio a Roma, tra dossier e telefonate internazionali.

Ma l’ambasciatore ivoriano, laurea in Scienze Politiche e un figlio di 3 anni, non dimentica i suoi amici ed ex colleghi di lavoro: a Natale tornerà nella fabbrica di Correggio, nella quale i titolari Giorgio e Alberto Gaiti lo avevano accolto "come uno di famiglia, cosi' come i colleghi". Quando il Fronte popolare ivoriano, il partito di opposizione del quale è stato un importate rappresentante in Europa, è andato al governo, Zady è stato richiamato in patria e, un mese e mezzo fa, nominato ambasciatore a Roma

Ambasciatore Zady, cosa prova a tornare ora in Italia con una carica così autorevole?

"E’ un passaggio importante della mia vita, un cambiamento che esprime quello che rappresenta oggi il processo di valorizzazione della diaspora ivoriana, intendo tutti i cittadini ivoriani nel mondo".

Che cosa ricorda meno volentieri del suo passato di immigrato e cosa invece conserva nella memoria con più piacere?

"Ritengo che complessivamente sia stata un’avventura appassionante, ho solo dei bei ricordi, di scoperta di un mondo nuovo che è l’Europa. E’ stata una scuola di vita, con tante difficoltà ma anche tante soddisfazioni. Mi sentivo più ospite che immigrato in Italia, grazie alla generosità di chi mi ha voluto bene".

Come giudica la situazione degli immigrati in generale, e di quelli africani in particolare, nel nostro paese; secondo lei quali sono le urgenze alle quali fare fronte?

"Dalla legge Martelli dell’89, che dava per la prima volta diritto di cittadinanza agli immigrati, c’è stato un miglioramento complessivo per quanto riguarda la situazione degli immigrati, però non bisogna trascurare il fatto che l’immigrazione è un fatto nuovo per l’Italia, quindi ci vorrà un lungo periodo di integrazione ed anche una sana convivenza con gli italiani".

Ambasciatore, può raccontare in poche parole la sua storia?

"Sono nato a Gagnoa il 22 marzo del 1961 in Costa d'Avorio. Provengo da una famiglia modesta e numerosa. Subito dopo la maturità e la scuola per insegnante elementare, ho lasciato il mio paese alla volta di Nancy, in Francia. Sono arrivato in Italia nel 1984, vivevo a Perugia. Nel capoluogo umbro ho passato quasi tutta la mia vita fino al 1995, quando sono partito per Carpi, nel Modenese, dove ero stato assunto in un’azienda. Lavoravo alle presse e faceva i tre turni, soprattutto quelli di notte. Ora invece abito nella residenza dell’ambasciata della Costa d’Avorio a Roma insieme a mio figlio, Yves Regis, che ha tre anni".

Come è cambiata la sua vita? Può descrivere una sua giornata tipo di oggi e quella di qualche anno fa? Consiglierebbe ad un suo connazionale o ad altri giovani di altri paesi, di seguire la sua strada?

"La mia vita è cambiata dal punto di vista professionale, anche per quest’incarico così autorevole. Sperò di riuscire a costruire un rapporto di fiducia tra il mio paese e l’Italia, dal punto di vista della cooperazione e della solidarietà. Considero l’Italia come la mia secondo patria. Credo che la cosa più importante sia favorire le politiche di rientro positivo, un’immigrazione qualificata e un progetto di sviluppo che parta dall’artigianato, dalle piccole e medie imprese, così da attivare una crescita dal basso per un paese in via di sviluppo come la Costa d’Avorio. Ma c’è anche la grande soddisfazione di essere diventato ambasciatore nello stesso paese che mi ha offerto ospitalità, amicizia in quanto immigrato. Trascorro la mia giornata tra i dossier, gli impegni istituzionali e le telefonate di lavoro. Dedico molto tempo soprattutto a mantenere i rapporti con gli amici di una volta. Cosa consiglio ai giovani? Penso che la nostra generazione deve guidare il riscatto politico ed economico delle nostre nazioni. Chiunque può avere la fortuna che mi è capitata. Basta avere fiducia e crederci nel proprio futuro".

Qual è l’attuale situazione politica in Costa d’Avorio, quali iniziative intende prendere a favore del suo paese in Italia?

"Il mio primo obiettivo è far conoscere meglio la Costa d’Avorio. Voi giornalisti siete i primi a divulgare e fare conoscere il mio paese e la mia realtà. Il secondo punto è valorizzare l’immigrazione ivoriana per un futuro possibile in Italia. La Costa d’Avorio sta ripercorrendo la strada della democrazia, attraverso il forum e la riconciliazione nazionale voluta dal presidente Laurent Gbagbo, eletto democraticamente nell’ottobre del 2000, in quanto candidato del Fronte popolare ivoriano (social democratico). Si spera attraverso questo governo di coalizione di garantire una democrazia di prosperità economica solidale".

(26 novembre 2001)

Giovanni Senatore