Detenuti stranieri
La Bossi-Fini riempie le carceri
1 su 4 in cella solo per non aver obbedito a un ordine di espulsione. E intanto il sovraffollamento negli istituti di pena ha raggiunto livelli intollerabili
ROMA - La Bossi-Fini riempie le carceri italiane. Altro che ladri, spacciatori e stupratori (tanto per citare le figure più ricorrenti nei discorsi di chi porta avanti l'equazione immigrato = delinquente): ad affollare le celle sono soprattutto semplici clandestini che non si sono allontanati dall'Italia dopo un' espulsione.
La situazione dei detenuti stranieri negli istituti carcerari italiani è stata fotografata dai giorni scorsi dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, nel corso delle sue prime audizioni presso le commissioni giustizia di Camera e Senato.
Illustrando le linee programmatiche del suo dicastero, il Guardasigilli ha parlato del sovraffollamento delle carceri e degli "inconvenienti che discendono da alcune normative che comportano transiti di breve periodo nelle strutture penitenziarie e che coinvolgono più frequentemente soggetti di spessore delinquenziale non allarmante, provenienti dall'area del disagio sociale e della povertà".
Al primo posto ci sono proprio le conseguenze della legge Bossi-Fini: "Nel solo anno 2005 le ipotesi di reato introdotte dalla stessa - spiega il ministro - hanno provocato 13.654 ingressi in carcere, per 11.519 è stata contestata la violazione delle disposizioni sull'espulsione, quasi sempre come unico reato". Un dato ancora più indicativo se consideriamo che complessivamente l'anno scorso sono arrivati in carcere 40.606 cittadini stranieri.
Contro l'arresto dei clandestini recidivi si è espressa recentemente la Corte di Cassazione.
In una sentenza depositata all'inizio di giugno, i giudici spiegano che la legge sull'immigrazione esprime "l'intenzione del legislatore di ammettere quale unica forma di esecuzione del nuovo provvedimento di espulsione adottato nei confronti dello straniero, già condannato per non aver volontariamente ottemperato all'ordine di allontanamento impostogli dal questore, quella dell'accompagnamento alla frontiera". "Qualora ciò non sia immediatamente possibile - sottolinea la sentenza - può soltanto disporsi il trattenimento presso un centro di permanenza per i necessari accertamenti sulla identità e nazionalità del medesimo in vista dell'esecuzione coattiva del provvedimento".
Secondo le statistiche pubblicate dall'Amministrazione Penitenziaria,
al 31 dicembre 2005 erano detenuti 19mila836 cittadini stranieri (solo 1034 dei quali comunitari), un terzo del totale della popolazione carceraria. Si trattava per lo più di cittadini marocchini (21,2%), albanesi(15%) e romeni (9%). Tutto questo mentre le carceri scoppiano, stringendo sessantamila persone in strutture che potrebbero ospitarne al massimo 45mila.
A fronte di questa situazione si possono prendere in considerazione soluzioni come l'amnistia o l'indulto, delle quali beneficerebbero detenuti italiani e stranieri, ma che per essere varate devono trovare concordi i due terzi del Parlamento. Più facile cambiare la Bossi-Fini, risolvendo immediatamente parte del problema.
(29 giugno 2006)
Elvio Pasca