L'intervista
De Torre: "Costruiamo la nuova scuola multietnica"
Il sottosegretario all' Istruzione: "Rivedere testi e programmi". Si punta sui corsi di lingua italiana e la formazione degli insegnanti
ROMA - Insegnare l'italiano agli alunni stranieri e alle loro famiglie, cambiare i programmi, formare i docenti: sono alcune delle sfide che la scuola italiana deve vincere ora che tra i suoi banchi siedono bambini e ragazzi provenienti da tutto il mondo.
"La nostra scuola è ormai multietnica, l'Italia in questi ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale e con l'apertura di questo anno scolastico siederanno tra i banchi mezzo milione di alunni con cittadinanza non italiana", spiega a Stranieriinitalia.it Letizia De Torre, sottosegretario all'Istruzione, ripercorrendo i dati dell'ultimo rapporto del ministero. "I ragazzi stranieri ci fanno crescere, sono l'occasione per diventare cittadini del mondo. Questi compagni di banco si portano dietro la ricchezza della loro cultura, e sono pronti a condividerla, sta a noi cogliere quest'opportunità".
Come?
La scuola deve prepararsi e diventare più competente per accogliere questi alunni. Cresceremo tutti, perché non ci si può limitare all'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, occorre rivedere i programmi, le modalità d'essere della scuola perché ormai anche noi siamo cittadini di un unico mondo globalizzato che dobbiamo vivere al positivo.
Che passi si stanno facendo in questa direzione?
Noi abbiamo ricchissime esperienze locali, supportate spesso dai Comuni, ma manca un assetto strutturale della Scuola. Ora dobbiamo raccogliere le migliori esperienze, capire qual è il ruolo delle autonomie scolastiche e degli enti locali e qual è invece il ruolo che deve assumere il ministero, che credo debba essere forte. Sicuramente si deve impegnare nella formazione, nell'insegnamento dell'italiano come lingua seconda e come lingua di studio, e nella revisione dei testi nel confronto con gli altri Paesi.
Quindi andrebbero cambiati anche i programmi?
Certamente, prendiamo ad esempio la geografia: noi dobbiamo sapere guardare la geografia del mondo non soltanto dal nostro punto di vista, dobbiamo diventare persone che hanno una dimensione mondiale nella mente e nella capacità di lettura delle cose.
Gli insegnanti sono pronti a questa sfida?
Se non ci fossero stati insegnanti così bravi in questi anni non so come avremmo fatto, e quindi a loro va innanzitutto la nostra gratitudine. Ora però dobbiamo dotare il corpo docente degli strumenti adatti ad accogliere al meglio gli alunni non italiani, sia attraverso una formazione iniziale, e qui bisognerà ragionare con l'università, sia per una formazione continua, in servizio.
Coinvolgerete anche le famiglie?
Certo, e infatti la nostra campagna di insegnamento della lingua italiana si rivolgerà anche ai genitori: se questi studiano anche i ragazzi andranno meglio a scuola. La comunicazione con le famiglie e in particolare con le mamme è vitale: le donne hanno una ruolo fondamentale nell'immigrazione in Italia. Non dimentichiamo poi i 120mila adulti che già siedono tra i banchi nei centri d'educazione.
Insegnamento dell'italiano, formazione degli insegnanti, nuovi programmi… e le risorse?
Le stiamo cercando. In questi giorni stiamo esaminando i fondi a disposizione del ministero per interventi di questo tipo. Probabilmente in alcuni casi ci vorrà un concorso di risorse…
Quasi il 78% degli alunni stranieri sceglie istituti tecnico - professionali, solo il 18% i licei, mentre tra gli italiani le percentuali sono del 55% e del 41%. È una sproporzione che fa riflettere...
Io credo che la scelta di scuole professionali preponderante tra gli stranieri è dovuta a vari fattori: abbiamo ancora un'immigrazione giovane, con problemi di lingua e soprattutto il bisogno di trovare subito un inserimento nel mondo del lavoro. Naturalmente bisognerà lavorare per ridurre questo divario, tutti i minori hanno diritto allo studio e a realizzare pienamente le proprie capacità.
Vuole salutare i ragazzi che tornano in questi giorni sui banchi?
Gli alunni non italiani meritano un saluto speciale. Contiamo molto su di loro, spero possano fare nelle nostre scuole un'esperienza positiva che serva alla loro vita. Insieme possiamo diventare persone capaci di costruire e portare la pace nel mondo.
(14 settembre 2006)
Elvio Pasca