L'intervista      

L'immigrazione secondo "Forza Italia"

intervista all'on. Alberto Di Luca responsabile delle politiche migratorie di Forza Italia

28 Dicembre 2000 Italia

23 Dicembre 2000Europa

di Tiziana Sforza

Quali sono in sintesi i punti cardine delle politiche migratorie proposte da Forza Italia?

Il punto principale è quello di differenziare in maniera netta il fenomeno dell'immigrazione dal problema gigantesco della clandestinità. Il fenomeno dell'immigrazione va gestito attraverso delle quote migratorie. Il problema della clandestinità va combattuto, cosa che oggi non avviene.

Quali sono le critiche fondamentali che muovete al decreto flussi 2001? La quota di ingressi prevista dal decreto è 63.000 immigrati: lo ritenete un numero adeguato? Gli imprenditori del Nord ne vorrebbero di più… la Chiesa li vorrebbe tutti cristiani… Forza Italia come li vuole?

Noi li vorremmo dotati della possibilità di avere diritti e della necessità di rispettare dei doveri. Rispetto ai numeri, 63.000 non vuol dire niente: si potrebbe dire 6.300 come 630.000. Il problema non è il numero. L'approccio serio è quello di definire ciò che effettivamente è compatibile con il nostro paese, e dopo essere rigorosi affinché quel numero venga rispettato. Visto però lo scarso funzionamento della legge Turco-Napolitano e visto come il Governo gestisce l'immigrazione, devo dire che è un numero esageratamente alto perché poi si continuano ad avere sanatorie e si continua a permettere ad una valanga di clandestini di entrare nel nostro paese senza casa e senza lavoro.

Forza Italia ha contestato il criterio di ripartizione per nazionalità del decreto flussi e ha dichiarato che sarebbe opportuna una ripartizione basata unicamente sui mestieri. Ma il decreto flussi dà anche dei suggerimenti in merito a questo fattore. Che cosa andrebbe modificato?

E' da anni che la sinistra afferma che la destra è xenofoba e razzista, però poi fa lei stessa proposte xenofobe e razziste perché dire "tot. a un paese e tot. a un altro" è un vero esempio di razzismo. Diciamo che nel nostro paese devono poter venire coloro che poi riescono a integrarsi nella collettività sociale. Qual è il primo metodo per misurare questa convivenza equilibrata e sana? E' certamente quello dell'avere un lavoro e una casa. E' chiaro che, se parliamo di lavoro, dobbiamo sentire le esigenze manifestate dal paese. Faccio un esempio: se avessimo bisogno di lavapiatti nei ristoranti, sappiamo che la comunità egiziana è molto forte nel fornire questo tipo di manodopera. E allora ben vengano i lavapiatti! Se questi sono egiziani va bene, ma sarebbe sbagliato far entrare tot. egiziani anche se il mercato dei ristoratori non avesse più bisogno di lavapiatti. Faccio un altro esempio: in molte case italiane ci sono collaboratrici domestiche filippine. Non si può definire in anticipo che dalle Filippine possono venire 100 o 1000 persone: cerchiamo di capire di quante collaboratrici domestiche le famiglie italiane hanno bisogno! Dopodiché se queste sono filippine o maghrebine o svizzere non fa alcuna differenza. Considero rilevante il fatto che si parta dalle esigenze del paese, della collettività, della società per poi giungere a un'immigrazione sana, non portatrice dei tutti quei fenomeni degenerativi cui quotidianamente assistiamo.

Come centro-destra vi preoccupano alcuni atteggiamenti apertamente xenofobi manifestati dalla Lega?

Io vorrei capire quali sono questi atteggiamenti xenofobi! Certamente la Lega nel suo modo di esprimersi ha una comunicazione molto chiara e diretta che arriva a destinazione. La Lega, assieme a Forza Italia, è stata la prima a dire che per gestire il fenomeno dell'immigrazione clandestina serviva arrivare alla rilevazione delle impronte digitali, delle impronte dattiloscopiche. Noi lo abbiamo detto in modo tale che la cosa non occupasse le prime pagine dei giornali, la Lega l'ha detto urlando e ha occupato le prime pagine dei giornali e si sono sentiti dare dei razzisti e degli xenofobi. Questo emendamento, che io avevo già presentato alcuni anni fa nel corso di un esame della Turco-Napolitano, è stato ripresentato nello scorso dicembre ed è stato accolto. Se è stato accolto sia dalla maggioranza e dal Governo e finalmente oggi si prendono le impronte digitali dei clandestini che non dichiarano le proprie generalità, allora perché non si dice che anche il Governo e la maggioranza sono razziste e xenofobe? Si sta strumentalizzando la questione, si sta facendo della demagogia e si cerca di attribuire ad altri delle definizioni che non rispondono a verità. Secondo me, la Lega è semplicemente stata la prima ad aver assunto un atteggiamento forte e rigoroso contro la clandestinità. Forza Italia è stata la prima che ha richiesto chiarezza sulla differenza fra fenomeno migratorio e il problema della clandestinità. Siccome loro (la Lega, n.d.r.) hanno calcato la mano sulla clandestinità, è stato facile per chi attacca sempre gli altri dire che la Lega è razzista e xenofoba. Io non rilevo nulla di tutto ciò in quanto fanno in aula.

I cartelloni di propaganda elettorale di Berlusconi hanno come leit-motiv lo slogan "più sicurezza nelle città". La presenza di immigrati costituisce una minaccia alla sicurezza pubblica?

Immigrazione non significa problema in generale, e neanche problema-sicurezza. Clandestinità significa avere delle persone nel nostro paese che non hanno modo di poter soddisfare i bisogni primari della vita umana: per essere più chiaro, il mangiare. Di conseguenza, comprensibilmente queste persone si fanno irretire dalle varie organizzazioni che propongono loro di spacciare, rubare, prostituirsi o comunque delinquere in generale. Perciò una persona che deve scegliere tra il morire di fame o delinquere, comprensibilmente sceglie di delinquere. Il nesso fra la clandestinità e la delinquenza c'è, ma non perché a monte il clandestino sia geneticamente un criminale, ma perché non trova le condizioni che gli permettano di sopravvivere. Ecco perché nelle nostre carceri c'è una quantità sempre più alta di extracomunitari. Se vogliamo gestire bene l'immigrazione dobbiamo dividere in maniera e chiara le due questioni: quella positiva dell'immigrazione e quella negativa della clandestinità.

Nonostante ciò, una parte dell'elettorato di destra considera gli immigrati pericolosi e associa la loro presenza a episodi di micro-criminalità urbana. Come vi sentireste di "tranquillizzarli"?

Il disagio e l'insicurezza non derivano dal fatto che ci sia una grossa quota di immigrati, ma una grossa quota di clandestini, anche visibilmente aggressivi, che se ne vanno in giro nel nostro paese. Sono qui senza lavoro e senza casa e sono disposti a tutto, compreso il delinquere. La rassicurazione che possiamo dare è che con una legge diversa dalla Turco-Napolitano si potrebbe dividere la questione clandestinità da quella immigrazione. Nel frattempo ci siamo ritrovati un paese invaso da questi clandestini. Questo problema lede quelle aspettative di sicurezza che ognuno di noi ha.

Gli immigrati suppliscono alla mancanza di manodopera, danno un gettito contributivo al nostro sistema pensionistico, hanno gli stessi doveri dei cittadini italiani. Ma solo chi ha la carta di soggiorno ha diritto al voto amministrativo. Perché non accordare lo stesso diritto anche a chi ha il permesso di soggiorno? E perché non estendere tale diritto anche al voto politico, come accade nel Regno Unito nei confronti dei cittadini del Commowealth?

La cosa più difficile per un immigrato è l'integrazione sociale, tanto più difficile quanto più lontane sono le culture, quanto più diverse sono le lingue e anche la religione. Di conseguenza il meccanismo di voto viene proposto dalla sinistra perché vorrebbe impossessarsi di una cosa che ritiene un patrimonio personale. I primi ad essere contro questa legge Turco-Napolitano che non funziona e permette di avere nel nostro paese così tanti clandestini sono proprio gli immigrati regolari! Sono più inferociti loro di un italiano medio! Prima di dare il voto politico agli stranieri ci sono altri passi da fare. Ad esempio avevamo proposto di negare la cittadinanza italiana a chi avesse tentato anche solo una volta di entrare in Italia come clandestino. Ma si potrebbe pensare di accordare il diritto di voto amministrativo agli immigrati provenienti da quei paesi con cui ci sono accordi di reciprocità, dove cioè anche gli italiani possono votare.

Ernesto Galli della Loggia ha affermato che il Governo dovrebbe adottare un' "azione repressiva dura" nei confronti del racket criminale che organizza la tratta degli immigrati. Credete che il Governo finora abbia adottato una "linea blanda"? Che cosa intendete con "azione repressiva dura"?

Il Governo non ha una linea. E' evidente! Quando vediamo ai telegiornali (sia ben chiaro, TV di stato) che ci sono dei mercanti di carne umana che portano qua dei disperati, li scaricano dai gommoni, a volte buttandoli anche in acqua e nel momento in cui ripartono si permettono di fare dei gesti triviali alle nostre Forze del'Ordine, che sono costrette a subire l'onta in termini di dignità personale, io mi chiedo: si può pensare che il Governo abbia una linea? Noi come Casa delle Libertà, abbiamo proposto un emendamento: lasciare alle Forze dell'Ordine la possibilità di sparare contro il gommone di uno scafista, dopo aver scaricato le persone, una volta che a bordo non ci sia altri che lo scafista. Ribadisco: sparare al gommone, e non come qualche odioso strumentalizzatore della sinistra in aula si è permesso di dire, sparare sulle persone. Crediamo che un appartenente alle Forze dell'Ordine non solo possa, ma debba sparare al gommone per poterlo fermare. Questi gommoni solitamente sono lunghi dieci o dodici metri e lo scafista normalmente è in posizione arretrata, per cui fra il pilota e la prua ci sono sei o sette metri. La tolleranza di rischio rispetto all'uso delle armi è ampiamente coperta. Sparare a un gommone significa fermarlo o costringerlo a fermarsi. Oltre tutto sarebbe anche un segnale per le organizzazioni criminali che hanno fatto dello scafismo un business incredibile.

Quindi gli accordi di riammissione sono insufficienti?

Sono assolutamente insufficienti perché le regola numero uno del buon clandestino è quella di non dire di che nazionalità è e di non dichiarare le sue generalità.

I tempi delle questure sul rilascio dei permessi di soggiorno sono lentissimi. I cittadini stranieri a cui era stata rigettata la domanda di permesso di soggiorno in occasione della sanatoria del '98 sono ancora in attesa di risposta. Che cosa proponete per gestire questa prassi?

La misura più efficace che proponiamo è che quella che alle prossime elezioni gli italiani votino per una maggioranza esattamente opposta a quella attuale.

E' stata spesso manifestata l'esigenza di una sezione specializzata di giudici in merito a tematiche quali immigrazione, diritti umani, asilo politico. Come valutate questa richiesta?

Lo ritengo un problema del tutto secondario. Cominciamo a concentrarci sui grandi temi che sono la distinzione fra il fenomeno immigrazione e il problema clandestinità. Lavoriamo efficacemente su questi due binari, poi si penserà ai dettagli.

Il Trattato di Amsterdam ha integrato il Trattato di Schengen in materia di visti, asilo, immigrazione e tutte le politiche connesse con la libera circolazione delle persone. A livello comunitario quali sono le priorità che Forza Italia individua a proposito di cooperazione giudiziaria in materia civile, in materia penale e nell'ambito della prevenzione e della lotta alla criminalità?

Bisognerà fare un grande lavoro tenendo conto che altri paesi sono distanti anni luce da noi in termini di informatizzazione e digitaliazzazione. Dovremo fare un grande lavoro per adeguarci e metterci in condizione di poter essere effettivamente integrati. Essere in Europa vuol dire anche avere dei doveri nei confronti degli altri partner europei ed essere allineati alle soluzioni proposte dagli altri paesi. In tema giuridico, penso alla complessità e alla quantità delle leggi italiane, alla difficoltà per gli stranieri di comprendere i nostri meccanismi.

Ancora Ernesto Galli della Loggia ha suggerito di prendere come modello la legge tedesca sull'immigrazione. In particolare ha fatto riferimento al fatto che chi entra in Italia dovrebbe già conoscere l'italiano. Ritenete che si debba respingere alla frontiera chi non conosce l'italiano ma che magari dispone di un background professionale ricercato in Italia?

Non si può pensare che uno straniero arrivi nel nostro paese conoscendo perfettamente l'italiano, ma crediamo che debba sapere che lavoro va a fare e soprattutto che questo lavoro ce l'abbia. Sarebbe meglio se conoscesse la lingua, se vestisse alla maniera occidentale, se fosse praticante una delle religioni prevalenti in Italia. Sarebbe bello. Facilitare l'ingresso a persone di religione islamica potrebbe essere una mina rispetto ai nostri equilibri culturali. Penso a una serie di difficoltà oggettive. Personalmente non ho nulla contro l'Islam, ma penso che ci siano alcune difficoltà. In tema di lavoro, ad esempio, chi è di religione islamica non lavora il venerdì. Non riesco a immaginare un operaio in una fabbrica del Nordest che il venerdì se ne stia a casa! Esistono fabbriche che hanno bisogno di una turnazione, ma sono delle eccezioni. Le regole dei grandi numeri sono diversi.

A proposito dei cosiddetti "immigrati eccellenti", ritenete che si debbano rispedire in patria giovani promesse del calcio che vivono in Italia da extracomunitari, visto che i documenti con cui hanno ottenuto il passaporto sono fasulli? Tre casi indagati (Chamot, Guly e Quiroga) fanno parte del Milan. Che posizione prende Forza Italia?

Se si entra nel nostro paese e si ha lavoro (e un giocatore di calcio mi sembra che abbia un lavoro strapagato) ci sono i requisiti adeguati e giusti. Quando dei giocatori extracomunitari giocano come se fossero comunitari, diventa competenza della giustizia sportiva.

Giulio Tremonti in un intervento alla Camera ha criticato la "Relazione di Ludford" (della Commissione per le Libertà e i Diritti dei cittadini del Parlamento Europeo, febbraio 2000) che pone come obiettivo una "società multiculturale e multirazziale", in altre parole una società "meticcia". Ma Tremonti l'ha definita una "deriva mondialista". Voi cosa ne pensate? La società meticcia rappresenta un pericolo? Qual è la "società ideale" per il centro-destra?

La società ideale è quella in cui si tiene conto del contesto nel quale si vive. Oggi si va verso una globalizzazione anche delle merci, delle culture, degli uomini e questo è un processo inarrestabile. Sarebbe sbagliato porsi contro la globalizzazione come fa qualche branco di fanatici in modo violento, supportato da alti esponenti della nostra sinistra... Bisogna cavalcare la globalizzazione con tutti i fenomeni che questa implica, compresa l'immigrazione. In qualunque contesto sociale interviene un cambiamento dall'esterno: bisogna saperlo captare, gestire e organizzarsi di conseguenza. Invece l'immigrazione nel nostro paese è stata gestita da questa sinistra causando una serie di problemi. Dobbiamo sforzarci affinché la globalizzazione degli individui tenga conto di contesti di integrabilità. Non si può pensare che integrare uno svizzero di Lugano sia lo stesso che integrare un cittadino del Centrafrica!

La forte presenza di comunità immigrate in alcune città italiane costituisce una minaccia per l'identità italiana?

Non costituisce una minaccia alla nostra cultura e alla nostra identità solo se viene gestita in un certo modo e integrata. Quando sono permessi tentativi di prevaricazione della cultura italiana, diventa una minaccia. Certi fenomeni di lassismo di questa sinistra hanno portato a una esasperazione intorno a questi temi. Se una cultura, una religione, un paese prevedono che le donne debbano andare a volto coperto, questo non vuol dire che il nostro paese deve permettere che sulle carte di identità ci siano le foto di queste donne a volto coperto! Abbiamo una legge che prevede che si debba essere facilmente riconoscibili attraverso quella fotografia: integrazione significa chiedere a queste persone di accettare l'opinione prevalente, la legge vigente e la cultura dominante del nostro paese.

Secondo Forza Italia su quali valori si impernia l' "identità italiana"?

L'Italia ha una valore fortissimo: la famiglia. Abbiamo forti valori culturali e storici, possediamo il 70% del patrimonio culturale e artistico europeo. I valori culturali sono sicuramente fondamentali per comprendere l'identità italiana.

Immaginiamo uno scenario post-elettorale. Il Polo al Governo: sull'immigrazione adotterete una linea dura o degli accordi "bipartisan" con l'opposizione?

Vogliamo proporre semplicemente le cose di buon senso: l'immigrazione va gestita in maniera molto più rigida e forte, adottando il pugno duro contro la clandestinità e la criminalità. I clandestini sanno perfettamente che una volta giunti in Italia resteranno impuniti. Non ci inventeremo nulla di nuovo se non quello che abbiamo detto negli ultimi anni. Conosciamo la ricetta. In alcuni paesi è stata applicata e funziona, e non capiamo perché non possa essere altrettanto da noi.


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