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Indulto
Di Pietro: "Meglio depenalizzare la Bossi-Fini"
"10mila immigrati in carcere solo perché non hanno rispettato un ordine di espulsione". Basterebbe "una leggina" per farli uscire
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ROMA - Mentre continua a opporsi all'approvazione del testo sull'indulto in discussione alla Camera, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro propone un'altra ricetta per svuotare le carceri: eliminare il passaggio della Bossi-Fini che prevede l'arresto per chi non obbedisce a un ordine di espulsione.

"Facendo una leggina che depenalizza questa norma avremmo fatto uscire dalle carceri subito gli almeno 10.000 immigrati che non hanno commesso alcun reato e che sono finiti in galera solo per non aver lasciato l'Italia così come gli era stato ordinato", ha dichiarato stamattina il ministro.

Secondo Di Pietro, il provvedimento di clemenza che sta per passare a Montecitorio avrà invece effetti molto circoscritti per quanto riguarda i cittadini stranieri. "Con questo indulto - ha spiegato - questi stessi immigrati usciranno, ma torneranno dietro le sbarre dopodomani perché quello previsto dalla Bossi-Fini resta un reato..."

Anche il Guardasigilli Clemente Mastella, lo scorso giugno, ha denunciato che la legge Bossi-Fini riempie le carceri di clandestini recidivi. "Nel solo anno 2005 le ipotesi di reato introdotte dalla stessa - ha detto Mastella davanti la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati - hanno provocato 13.654 ingressi in carcere, per 11.519 è stata contestata la violazione delle disposizioni sull'espulsione, quasi sempre come unico reato". Un dato ancora più indicativo se consideriamo che complessivamente l'anno scorso sono arrivati in carcere 40.606 cittadini stranieri.

Al 31 dicembre 2005 erano detenuti in Italia 19mila836 cittadini stranieri (solo 1034 dei quali comunitari), un terzo del totale della popolazione carceraria. Si trattava per lo più di cittadini marocchini (21,2%), albanesi(15%) e romeni (9%).

(25 luglio 2006)

Elvio Pasca