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Lavoro: stranieri discriminati nel 40,9% dei casi. I risultati di una ricerca curata dall' Organizzazione Internazionale del Lavoro.
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ROMA - In Italia si registra un tasso di discriminazione nei confronti dei lavoratori extracomunitari pari al 40,9%.
E' quanto emerge da una ricerca affidata dal ministero del Lavoro all'Oil (organizzazione internazionale del lavoro) e condotta dal Fieri (Forum internazionale ed europeo di ricerche sulle migrazioni) di Torino. Un dato, quello italiano, che non si discosta dalla media europea: tasso netto di discriminazione pari al 35% ovvero in almeno 1 caso su 3 i lavoratori stranieri vengono penalizzati nelle assunzioni.

L'indagine - i cui risultati sono stati presentati in un convegno al Cnel - si proponeva di rilevare eventuali discriminazioni nell'assunzione di personale prevedendo che attori nazionali ed extracomunitari, con identiche caratteristiche, rispondessero agli stessi annunci di lavoro. In Italia è stata coinvolta nell'indagine la comunità marocchina - la nazionalità più numerosa e abbastanza diffusa sul territorio nazionale e nei vari settori produttivi - e lo studio é stato condotto in tre città (Torino, Roma e Napoli) e su tre settori (industria manifatturiera, edilizia e servizi).

I risultati dell'esperimento sul campo consentono di affermare che certamente sono documentabili episodi di discriminazione verso i marocchini semi qualificati e che non si tratta di casi estremi o sporadici: il maggior numero di trattamenti discriminanti (26,6%) si verifica già nella prima fase, quella della semplice presentazione della candidatura. Nella seconda fase - l'invito per un colloquio - si scende all'11,6% e nella terza fase si arriva al 2,6% a dimostrazione - hanno spiegato i ricercatori - che chi intende discriminare lo fa quasi sempre al primo contatto.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la discriminazione sembra distribuirsi in modo abbastanza omogeneo nelle città in cui si sono svolte le prove: Torino 43,2%, Roma 45,7%, Napoli 33,7%. L'edilizia registra il più basso tasso di discriminazione (31,3%) mentre i settori dell'industria e dei servizi si equivalgono con quasi il 42%. Dalla ricerca sul campo emerge che sono i lavori nella ristorazione (attività che richiedono contatto con la clientela) a presentare le maggiori difficoltà per i marocchini: 52,2% di discriminazione netta rispetto al 33,8% del commercio e al 36,7% di altri servizi. Da valutare con cautela i risultati in relazione alla dimensione delle imprese poiché - spiegano i ricercatori - è stato difficile individuarne le dimensioni durante la ricerca. Tuttavia, nel caso di Torino, è stato possibile verificare una minore propensione alla discriminazione da parte delle imprese medio-grandi (26,7%).

"Dobbiamo puntare allo sviluppo di una società più attiva, più competitiva e ricca in capitale umano, ma anche - ha commentato il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi - più capace di integrare coloro che giungono nel nostro Paese sulla base di processi regolari. I flussi migratori devono 'in partenza' essere destinati all'integrazione, e vanno sostenuti da politiche attive che tengano insieme lavoro, casa e lingua del paese d'accoglienza. Quanto più questi tre elementi saranno acquisiti al momento dell'ingresso nella nuova comunità, tanto più - ha concluso Sacconi - risulterà sostenibile l'integrazione".

In conclusione dei lavori il direttore dell'ufficio Oil di Roma, Claudio Lenoci, ha annunciato una nuova iniziativa concordata con il ministero del Lavoro per identificare "buone pratiche" al fine di "promuovere una vera cultura dell'integrazione nel mercato del lavoro italiano".

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(6 aprile 2004)