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Flussi al femminile
Forum euro-mediterraneo sulle migrazioni: donne immigrate sempre più protagoniste
"Spesso però le loro competenze non vengono ricosciute, vengono impiegate in posti subalterni, soggette a forme di razzismo e xenofobia".

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ROMA - Le donne immigrate come risorsa sia per i paesi d'origine che per i paesi d'arrivo.
Comincia qui la nuova sfida per affrontare il problema dell'immigrazione nel bacino euromediterraneo, visto che proprio le donne, che un tempo lasciavano i paesi d'origine per ricongiungersi al marito, sono oggi le nuove protagoniste di questo fenomeno.

L'argomento è stato al centro della seconda ed ultima giornata di lavori del II Forum euro-mediterraneo sulle migrazioni dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa che ha visto, rispetto al primo appuntamento due anni fa a Cipro, una presenza più consistente e più qualificata di rappresentanti dei paesi della sponda sud del Mediterraneo.

Parlare di donne e migrazione significa inquadrare un contesto nuovo di femminilizzazione dei flussi migratori iniziato negli anni Novanta: le donne migranti fuggono problemi di disoccupazione e sociali ed "emigrano verso una maggiore indipendenza e un benessere economico - ha spiegato Fifi Beneboud, coordinatrice del programma transmediterraneo del Centro Nord-Sud del Consiglio d'Europa.

Spesso però le loro competenze non vengono ricosciute, vengono impiegate in posti subalterni, soggette a forme di razzismo e xenofobia". Una condizione che risulta ancora più sfavorevole per le straniere di seconda generazione, divise tra le costrizioni dell'ambiente familiare e la pulsione a sentirsi parte della società in cui sono cresciute e hanno studiato, con un conseguente aumento del senso di isolamento.

Eppure proprio le donne possono costituire un vettore di dialogo tra la società di accoglienza e quella di provenienza: "L'immigrata donna, ha un impatto sulla società d'origine perché quando torna porta diritti nuovi - ha osservato Faiza Kamel Atia, parlamentare egiziana - Tuttavia molto resta da fare, dall'attuazione delle convenzioni internazionali per la tutela delle condizioni della donna immigrata, alla creazione di politiche contro lo sfruttamento e progetti per l'istruzione, affinché la donna costituisca una risorsa per il paese di origine e quello di destinazione".

Nella dichiarazione finale inoltre, si insiste sulla creazione di un Osservatorio sulle migrazioni, su un progetto in partnership di informazione sui rischi conessi all'immigrazione clandestina, sulla necessità di risorse economiche e anche un approccio terminologico nuovo.

(26 maggio 2005)